NOLTEM – Illusions in the Wake

Quando un amico mi ha parlato dei Noltem chiedendomi che ne pensassi, gli ho risposto che non sapevo chi fossero e che li avrei ascoltati quanto prima. In realtà non era vero che non li conoscessi, solo che così su due piedi non mi sono ricordato di chi fossero. Il nome mi diceva qualcosa… lo associavo a Nick Nolte, quell’attore che ha recitato in 48 ore e Ancora 48 ore con la jena ridens Eddie Murphy, ed allora mi è venuto in mente Mannaz (da me ribattezzato Dannaz’… stile Cattivik), EP di tre anni fa all’incirca che, nella versione che ho io ristampata da Northern Silence in CD digipack, contiene anche i brani della prima demo uscita molto più di dieci anni fa (se non mi sbaglio, cosa più che possibile). Difatti il CD era lì sullo scaffale, ma inutile essere ipocriti: non l’ho ascoltato più di tanto. Il classico CD che i primi ascolti ti esalta abbestia per poi finire nel mucchio quando compri cose nuove.

Illusions In The Wake è stato “featured on Bandcamp daily” qualche giorno fa. L’italiano ha un vocabolario sterminato del quale si fa pochissimo uso, purtroppo, ma non riesco a trovare una traduzione appropriata che mi soddisfi per “featured”, quindi tanto vale usare l’originale inglese ché tanto ci capiamo tutti. Essere messi in prima pagina su Bandcamp cosa vuol dire? Che il tuo disco lo vedrà un miliardo di persone all’incirca? Forse qualcosa in più. Non tutti te lo compreranno, questo poco ma sicuro, ma se anche fosse uno su 20mila vuol dire che hai venduto 50mila dischi easy (facile fa tanto tamarro), di questi tempi qualcosa di fuori dal mondo. Quando la tua band viene “featured on Bandcamp daily” hai tutto il diritto di radunare un po’ di amici intimi, stappare un cru di Cartizze millesimato per aperitivo ed offrire la cena perché significa che, porca troia, ce l’hai fatta. Non sei più un pinco palla qualunque, sei uno che ce l’ha fatta.

Difatti l’hype che riguarda la band è notevole: nella maggior parte dei casi ci si spreca in mirabilie di recensioni che sono quasi commoventi per come glorificano la nuova luce che viene ad illuminare le tenebre del black metal odierno, così stantio e privo di originalità. Diciamocelo chiaro e semplice: recensire negativamente questo album è impossibile, a meno che non si abbiano preconcetti del cazzo da bimbominchia sfigato che, visto che tutti ne parlano bene, deve per forza fare il bastian contrario e scrivere che fa cagare anche se magari lo ha ascoltato mezza volta. È più bello di Mannaz, questo sicuro. Ma non è black metal, per lo meno non come di solito si suole intendere il black metal. È una delle tante direzioni che il black metal potenzialmente può prendere, o per meglio dire è una delle tante direzioni che l’heavy metal può prendere se gruppi come Noltem si mettono a mischiare tutto quanto è stato proposto nel metal dagli anni ’80 ad oggi.

Coi Noltem non siamo così distanti da quanto di primo acchito può sembrare irrealizzabile: superficialmente si indica come preponderante la componente black metal ma non è per niente così, nonostante che una cospicua influenza di cascadian black tipica dei Wolves in the Throne Room sia innegabile. Però in mezzo c’è tanta altra roba: le parti epic/folk black sono schiettamente influenzate dai primi due album di Vintersorg, gli arrangiamenti acustici liquidi ed atmosferici secondo me li hanno presi pari pari dagli Opeth di My Arms, Your Hearse e Morningrise (ascoltatevi Ruse, please, prima di dire di no), io ci rinvengo anche un classic riffing style dei Metal Church di The Dark specialmente nella title track, ma su tutto questo è prepotente (sottolineo: prepotente) l’ombra degli Agalloch di The Mantle e di Of Stone Wind and Pillor, mentre i costanti riferimenti acquatici che spesso usano per legare i brani negli effetti non escludono che abbiano ascoltato quel discone della madonna che è On Ghastly Shores Lays the Wreckage of Our Lore degli Old Corpse Road, esso pure orientato ad un black metal melodico suonato in modo impeccabile che… non è che “si discosti” dal black metal classico (perché non ha bisogno di allontanarsene), ma può essere considerato come un punto di partenza per comporre cose diverse che possono anche essere accomunate ad un certo tipo di black metal, ma che non sono più black metal punto e basta. Un’evoluzione, esiste un concetto più semplice?

Illusions in the Wake è un ottimo disco. Chi grida al miracolo a mio parere esagera, ma se volete investirci del denaro sopra posso garantirvi che non sprecherete i vostri soldi. Ci sono riff e passaggi davvero emozionanti, la copertina ed il packaging del digipak sono stupendi, i quarantadue minuti del disco volano letteralmente via come uno stormo di uccelli quando viene l’autunno e quasi obbligano ad un altro ascolto. Ecco: è un disco molto autunnale… richiama spesso alla mente spiagge vuote abbandonate o collinari paesaggi di foglie multicolori che hanno completato il loro ciclo vitale e che tra non molto cederanno il passo all’inverno. Soffice come calpestare un tappeto di foglie morte. (Griffar)

2 commenti

  • Io quando leggo Northern Silence metto mano alla tastiera del pc per ordinare subitissimo qualcosa.
    Leggi bene Griffar, porca troia, questa come altre non sono recensioni, sono “state of mind”. Ci metti dentro tutto quanto sento io, e credo e spero altri derelitti metal scureggioni 40/50 enni. L’apoteosi e l’evoluzione del metal. Proponi sempre gruppi (…o “band”) che non si conoscono per niente, e sempre interessanti; e scrivi in maniera intellettuale ed esaustiva, ti fai capire bene quando stendi la frase e racchiudi un mondo , come Montanelli e i grandi scrittori. Riesci ad usare l’italiano bene ma non fai finta di non sapere che esistono termini “cool” che tutti conosciamo, e ci fai una battuta sopra. E tutto questo parlando di musica urticante e depressiva.
    Passo e chiudo.

    Piace a 1 persona

  • Vi giuro che non l’ho pagato 😂😂😂
    Seriamente, grazie!

    "Mi piace"

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