Con Primordial Arcana i WOLVES IN THE THRONE ROOM tornano agli antichi fasti

Primordial Arcana è un disco bellissimo. Ne parlavo poco tempo fa con un amico consigliandoglielo caldamente, esortandolo a superare il suo scetticismo nei loro confronti, derivante tra l’altro (o in maggior parte) dal fatto che veder accostare la parola gaze al black metal gli fa venire l’orticaria. Può essere, ma, se invece semplifichiamo il tutto e non cerchiamo inutili contorsionismi lessicali pur di definire una proposta musicale in modo forzatamente dotto e variegato, e più semplicemente riconduciamo la musica dei Wolves in the Throne Room a quello che è davvero – atmospheric black metal – ci facilitiamo la vita, ci godiamo di più il tutto e non abbiamo più bisogno del Fargan per lenire il prurito.

Sono passati quattro anni da Thrice Woven, album nel quale i fratelli Weaver inclusero brani in un certo qual modo ancora influenzati dalle sperimentazioni ambient del precedente Celestite ma al contempo cercando di ritornare alle radici del progetto, i tempi gloriosi di Diadem of 12 stars e Two Hunters che, ridendo e scherzando, hanno già 15 anni di vita circa. Primordial Arcana prosegue questo ritorno al passato e si avvicina grandiosamente alla musica dei loro esordi, quando ottennero il meritato successo planetario al netto di definizioni stravaganti che tentavano di descriverli come qualcosa di mai sentito prima. Includere influenze post-rock nelle loro partiture non significa rivoluzionare il black metal, né mai lo ha fatto. La musica dei Wolves in the Throne Room è massicciamente influenzata dagli Emperor di In the Nightside Eclipse, ed in questo settimo album quest’influenza emerge poderosa e nitida come un’aurora boreale. Con in più il fatto che i riff che benedicono tutti gli otto brani sono stupendi, ai vertici della loro produzione compresa quella storica. Inoltre Primordial Arcana è forse l’unico disco che io abbia mai ascoltato che riesce a riproporre fedelmente il mood di Bergtatt degli Ulver, cioè di uno dei più straordinari capolavori mai partoriti da mente umana. Non sentirete musica accostabile a quella degli Ulver in questi brani, semplicemente intendo che sono riusciti a ricreare quella stessa atmosfera silvestre e notturna, atmosfera che, nonostante sia stata imitata (almeno nelle intenzioni) innumerevoli volte, fino ad oggi non era mai stata pareggiata, dato per assodato che fare di meglio è impossibile.

La triade iniziale Mountain Magick, Spirit of Lightning e la meno veloce Through eternal fields è da brividi continui e perpetui. Tre brani favolosi, con riff geniali e arrangiamenti perfetti sia per quanto riguarda le tastiere, bilanciatissime e non eccessive, sia per i ricami che la chitarra di Kody Keyworth (ormai membro stabile della band) cuce sulle partiture con meravigliosa maestria. Successivamente i pezzi rallentano in modo deciso, ma nel complesso sono più snelli per quanto riguarda il minutaggio, e questo per tutto il disco è un enorme vantaggio. A parte la lunga suite dagli innumerevoli cambi di tempo Masters of Rain and Storm, l’unico pezzo che supera i dieci minuti nonché attualmente il mio preferito, anche se di poco (diciamo quel tanto che basta per vincere la staffetta 4 x 100 alle Olimpiadi davanti agli inglesi), solo Underworld Aurora è un po’ più lungo (7 minuti e mezzo) della media dei brani black metal. In questo modo i pezzi risultano persino memorizzabili, ma soprattutto conferiscono all’album una leggerezza che nel tempo era andata a scomparire dalle loro composizioni. Ci si riascolta più e più volte Primordial Arcana per scoprirne ed apprezzarne ogni sfumatura senza mai perdere la concentrazione sulla musica. Purtroppo oramai non è più così consueto.

È un disco bellissimo, ribadisco, uno degli apici di quest’anno che, dopo i fuochi artificiali dei primi mesi, un po’ stava segnando il passo. I Wolves in the Throne Room che ritornano al passato, rimettono il black metal al centro del loro mondo musicale e ci deliziano con un capolavoro… cosa si può ancora chiedere di più al 2021? Speriamo che vengano in tour qui in Italia, credo che questi nuovi pezzi dal vivo saranno maestosi.

E comunque l’amico si è ricreduto ed ha confermato che questo disco è una bomba. Te l’avevo detto, no? (Griffar)

6 commenti

  • Umberto “Capro del” Sabba

    Bello, bello, bello. La cima innevata di un vulcano che emerge fra le conifere di una foresta cascadica.

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  • Griffar mi sa che ti do ragione, visto che con i Seth ci hai azzeccato in pieno – un cazzo di capolavoro allucinante -, e potrebbe essere una occasione per riprendere i WITTR che ho mollato con Celestial Lineage. Spero di trovare il tempo di ascoltarlo per bene

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  • “La musica dei Wolves in the Throne Room è massicciamente influenzata dagli Emperor di In the Nightside Eclipse”. E qualcuno finalmente lo dice, cascadian, post supercazzola per dire che poi è black meta nella sua accezione più atmosferica. Oh, sono bravissimi, visti anche live e sarà sicuramente un acquisto automatico vista anche la bella recensione. Ciao!

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  • non mi aspettavo nulla di che, anzi, qualcosa di perdibile. i wittr mi avevano francamente stancato. invece questo lavoro è bellissimo e ha davvero tanto da raccontare. contento che sia uscito adesso, in modo da potermi accompagnare per l’autunno…

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  • Reputo Black Cascade superiore ai primi due dischi. Ma era, appunto, da allora che non riuscivo più a emozionarmi per una loro opera.
    E invece…preso oggi, veramente un grande disco.

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  • Bello davvero!

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