L’appropriazione culturale che piace a noi: KRYPTOS – Force of Danger

Quelli come noi, quando è venerdì e ne hanno le palle piene del lavoro e della società, vogliono solo due cose: una birra fresca e un bel disco incazzato e spedito. La birra meglio non troppo impegnativa, una lager, una pils. E il disco, pure, un bel metal classico, un po’ speed, quasi thrash. È quello che ci vuole. Niente roba complicata o intellettuale, ma che sia incazzata almeno. Niente trap né trappiste. Birra semplice. E anche musica semplice. Come Force of Danger dei Kryptos, fatto di canzoni dritte, heavy tipo i Judas Priest degli ’80, ma dalla struttura semplificata e sporche ai limiti del thrash. E una voce da carta vetrata, di uno che di farsi amici gliene frega il giusto. Quindi niente.

Dritte ok, ma anche paracule, come nel riff asimmetrico e dispari di Raging Steel, la migliore. Un gancio ben piazzato, voglio vedere se non abboccate. I Kryptos poi se ne fregano se quando rallentano un po’ e tornano al quattro quarti le altre canzoni si assomigliano un po’ tutte. Ci sono sere in cui la terza Peroni chiama solo una quarta ancora. E una quinta. O almeno ci sono state, diavolo, sapete di cosa parlo.

Parlo di Peroni, di birre semplici, nemmeno quelle che preferisco in assoluto, anzi, a me piacciono le stout, per dire, ma si sa che la biretta chiara non ha rivali certe sere. Dico la Peroni ma va bene qualsiasi altra birra chiara, semplice, fresca. Tanto ormai sono tutte o quasi di proprietà di tre o quattro multinazionali.

La Moretti si trova alla spina nei pub inglesi o in Svizzera, insieme alla Calanda che è praticamente acqua zuccherata. Io trovo facilmente la Tiger ai ristorantini cingalesi che frequento a Milano. Me ne piaceva una russa, ora non ricordo il nome. Certe sere te ne freghi della qualità e di dare soldi a una multinazionale e ti scoli una cassa della birra più semplice che trovi. Vale così pure col metallo.

I Kryptos sono di Bangalore, stato del Karnataka, subcondinente Indiano, settore sud. E non sono nemmeno gli ultimi ragazzini arrivati. Fanno una cosa e la fanno con tigna. Che poi gli indiani sono un miliardo e trecento ottanta milioni di persone. Vi immaginate se avessero lo stesso numero di band metal procapite della Finlandia, che caciara. Ottocentosettantamila band metal. Nemmeno Griffar e Belardi unendo le forze arriverebbero ad ascoltarle tutte. Anche “solo” con le percentuali della Germania, sarebbe ‘na Cambogia.

Comunque, Force of Danger lo pubblica la tedesca AFM. No, non una multinazionale, però è curioso, dai, che i Kryptos suonino così crucchi, currywurst e patate, heavy quadrato senza guizzi particolari, voce tipo Mille Petrozza. Già, la voce di Nolan Lewis, l’altro fondatore della band insieme al bassista Ganesh K. È un po’ il limite la voce di Lewis. Tipo sul bel lavoro armonico di chitarre in Thunderchild ci sarebbe stato bene qualcosa di più arioso (melodico?). Figa l’atmosfera di quegli ’80, però, che tanto sono di moda. Tipo nella copertina, con Schwarzenegger travestito da Eddie, in un cyberspazio formato Atari. Che poi la recensione sarebbe già tutta qui, Schwarzenegger travestito da Eddie. Certe sere va benissimo così. (Lorenzo Centini)

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