Quorthon nel centro sociale: MARTHE – Sisters of Darkness

Il suono delle chitarre del finale, prima e dopo il rallentamento, di Sisters of Darkness (il brano che apre e dà il nome a questo demo/EP) è quello dei bagliori di lampi spaventosi ed abbaglianti sul fondo di un cielo nero fuliggine. Quel suono è stata per me la scintilla. Da quando l’ho ascoltato la prima volta, un paio di mesi fa, torno quasi ogni giorno (e magati più di una volta al giorno) sui quattro brani con cui ha esordito in solitaria Marzia. Che qui si occupa di tutto (voce, chitarra, basso, batteria) e che però fa anche parte in contemporanea di altri mille progetti diversi: chitarrista nei death-rockers Horror Vacui, batterista hardcore/D-beat in Tuono e Kontatto, bassista drone/ambient coi The Mountain Moon. In passato anche nei Giuda (quelli crust del feroce Decadenza). Tutta roba su cui mi riprometto di tornare spero presto, perché ne vale la pena. Il luogo è Bologna, il contesto è quello della scena antifascista dei centri sociali cittadini. L’occasione per parlare di Sisters of darkness, che in realtà è uscito nel 2019, ce la dà la Agipunk, che quest’anno promuove la ristampa del vinile che era ormai esaurito da tempo. Io me ne sono accaparrato una copia. Altre due ristampe in contemporanea, cd in Sud America e cassetta in Europa (appena esaurita), sempre per micro-etichette entusiaste. Insomma, un disco vecchio di due anni ma che si sta diffondendo incessantemente a suon di passaparola e di articoli incoraggianti, anche su “stampa” estera. Io l’ho scovato come dicevo un paio di mesetti fa proprio cercando su internet notizie degli Horror Vacui e fatico a riporlo (intendo virtualmente, perché nel frattempo mi si è rotto il giradischi per cui lo ascolto in digitale). Perché?

Tanto per capirci, partiamo dalla formula. Semplificando grossolanamente, una specie di fusione ferale ed epica di Amebix e Bathory (era vichinga). La malinconia, a tratti, sembra quella dei SubRosa. Ditemi se già così non vi ho incuriositi abbastanza. Il suono è grezzo, marcio. Evita sia la trappola della raffinazione digitale, sia il tentativo posticcio di suonare per forza cavernoso e retrò anche se registrato in casa con tecnologia più o meno contemporanea. D’altronde è nato solamente come demo da cameretta e con questo spirito va ascoltato. Di Sisters of Darkness (la canzone) ho già detto, ma rilancio: ritmo concitato, cori epici e stratificazioni di chitarre cavernose e in qualche modo psichedeliche. Forse persino meglio la successiva Married to a Grave (che infatti vi lascio in fondo), in cui un sole pallido sorge su una melodia cadenzata alla Day of the Lords, poi i gabbiani a testimoniare della partenza verso destinazione oscura di un drakkar la cui prua infrange onde grigie e minacciose. Quorthon ci si sente benissimo, magari alle prese con con onde mediterranee più che baltiche. Proseguirei pure col tentare di descrivere le successive due, Ave Mysteris e Awake Arise Silence, pure splendide, ma sarebbe un esercizio di stile, sta tutto in rete e potete farvene un’idea da voi per cui taglio corto. Sembra che Marthe/Marzia stia lavorando al nuovo materiale. Non so quanto tempo ci potrebbe mettere a tirare su un album intero, ma, sulla scorta di questo esordio breve (e di una brevissima anticipazione che ha già condivisa), direi che le mie aspettative sono piuttosto alte. (Lorenzo Centini)

2 commenti

  • Sto ascoltando. Suona anche un sacco stoner alle mie orecchie. minchia, se mi piace.

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    • Confermo che queste 4 canzoni sono stupende, l ‘ultima in particolare “Awake Arise Silence” con i suoi 11 minuti divisi in una serie di movimenti, mi spappola il cuore ogni volta. La cosa bella è che la prima recensione entusiasta è arrivata dagli ammerigani di Decibel Magazine con il loro direttore. Vedi cosa c’avevamo in casa, altro che Maneskin…
      9/10

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