Quorthon nel centro sociale: MARTHE – Sisters of Darkness

Tanto per capirci, partiamo dalla formula. Semplificando grossolanamente, una specie di fusione ferale ed epica di Amebix e Bathory (era vichinga). La malinconia, a tratti, sembra quella dei SubRosa. Ditemi se già così non vi ho incuriositi abbastanza. Il suono è grezzo, marcio. Evita sia la trappola della raffinazione digitale, sia il tentativo posticcio di suonare per forza cavernoso e retrò anche se registrato in casa con tecnologia più o meno contemporanea. D’altronde è nato solamente come demo da cameretta, e con questo spirito va ascoltato. Di Sisters of Darkness (la canzone) ho già detto, ma rilancio: ritmo concitato, cori epici e stratificazioni di chitarre cavernose e in qualche modo psichedeliche. Forse persino meglio la successiva Married to a Grave (che infatti vi lascio in fondo), in cui un sole pallido sorge su una melodia cadenzata alla Day of the Lords, poi i gabbiani testimoniano della partenza verso destinazione oscura di un drakkar, la cui prua infrange onde grigie e minacciose. Quorthon lo si sente benissimo, magari alle prese con con onde mediterranee più che baltiche. Proseguirei pure col tentare di descrivere le successive due, Ave Mysteris e Awake Arise Silence, pure splendide, ma sarebbe un esercizio di stile inutile, dato che è tutto in rete e potete farvene un’idea da voi. Sembra che Marthe/Marzia stia lavorando al nuovo materiale: non so quanto tempo ci potrebbe mettere a tirare su un album intero, ma, sulla scorta di questo esordio breve (e di una brevissima anticipazione che ha già condivisa), direi che le mie aspettative sono piuttosto alte. (Lorenzo Centini)

2 commenti

  • Sto ascoltando. Suona anche un sacco stoner alle mie orecchie. minchia, se mi piace.

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    • Confermo che queste 4 canzoni sono stupende, l ‘ultima in particolare “Awake Arise Silence” con i suoi 11 minuti divisi in una serie di movimenti, mi spappola il cuore ogni volta. La cosa bella è che la prima recensione entusiasta è arrivata dagli ammerigani di Decibel Magazine con il loro direttore. Vedi cosa c’avevamo in casa, altro che Maneskin…
      9/10

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