Il biondo che imita Jim Carrey che imita: DESASTER – Churches Without Saints

Il problema dei Desaster non è tanto che noi dobbiamo godere dell’ennesimo album dei Desaster, ma che loro stessi hanno cessato di avere un significato un po’ da subito. Li interpreto da sempre come la retrovia fra le retrovie, e li trovo banalmente, se non addirittura erroneamente, associati a un’etichetta abusata come blackened thrash. Il che molto spesso non significa proprio niente, e talvolta si riduce addirittura a mezzo per darsi un tono.

I Desaster del primo disco A Touch of Medieval Darkness erano in tutto e per tutto una formazione black metal, incentrata su uno screamer letale come Okkulto e sui due perni che ancora la dominano e la regolano, Infernal e Odin. Per quanto l’album non rappresentasse nulla di inedito, il primo Desaster mise in mostra una surreale e magistrale capacità di mandare in scena un filone musicale delicato, appunto il black metal, in contesti ostili quali l’evidente e forzato cambio generazionale e il Paese di provenienza. La Germania del 1996 era quella in cui Nargaroth, Lunar Aurora, Nocte Obducta e molti altri ancora andavano prendendo forma, era un’incertezza piuttosto che una scena ben riconoscibile e scindibile in gerarchie fatte di gruppi traino e gruppi sistemati fra le cosiddette retrovie. Eppure i Desaster lo fecero davvero, A Touch of Medieval Darkness, un album tanto semplice quanto meraviglioso.

desaster-churches-without-saints-2021

Oggi giungo all’ascolto di Churches Without Saints ben consapevole che non ne ritroverò la magia, giacché i Desaster, alla lunga, si sono crogiolati in quell’etichetta disarmante che è il blackened thrash e che non li ricollega ai Sarcofago o a chissà cos’altro, bensì a un qualcosa che sta a metà fra l’attitudine caciarona dei primi dischi senza Okkulto e un mood low-fi che vorrebbe ripescare elementi dagli esordi senza però avere alcuna occasione di farcela.

Se oggi ritroviamo i Desaster in codeste condizioni non è soltanto perché siamo nel 2021 e loro smisero d’essere esaltanti poco oltre il 1997. È perché Okkulto, lasciando vacante il suo trono, ha imposto una certa direzione da prendere. Va detto che quest’ultimo da anni si trova impelagato in una formazione denominata Eurynomos – scarsa è la decenza nell’aver scelto un simile nome – e che nei Desaster canta da una vita tale Sataniac. All’anagrafe Guido, Sataniac è una sorta di biondo palestrato, oltre che pieno di affilatissimi bracciali borchiati, il cui stile canoro non è assai distante dall’imitazione dei Napalm Death da parte di Jim Carrey in quel celebre video che certamente avrete visto. Per mezzo di tale obbligazione stilistica i i primi dischi con Sataniac sarebbero stati i più diretti e rivoluzionari, e, su tutti, Divine Blasphemies e Angelwhore azzerarono quanto pensato in precedenza. Poi c’è stato un livellamento, c’è stato il buon The Arts of Destruction, e ne è seguito un rischioso ripensare e rimuginare su quanto importanti possano essere stati i Desaster, e per mezzo di cosa.

La retromarcia innescata da Churches Without Saints è ovviamente parziale, telefonata e ammiccona. Se Exile is Imminent e la title track riportano a galla un po’ di sana decadenza, Hellputasì, proprio Hellputa – rimanda tutto dalle parti del bar e del barbecue come quella volta che prendevi per la prima volta Total Death, lo mettevi su e arrivavi tutto tranquillo fino alla traccia numero sei, bestemmiando come d’incanto. È un album indeciso, questo dei Desaster, che tenta di suonare più marcio e vecchia scuola che può, e che, allo stesso tempo, non mette a segno un colpo letale che sia uno. Vorrei dire che è un gran peccato, ma ho smesso di sperare su di loro da un bel pezzo, tanto che fu The Arts of Destruction un po’ di anni fa a costituire la vera sorpresa, quella positiva, che da ex blackster oggi capitanati da un biondo demolitore di palazzi in disuso certamente non t’aspetteresti. (Marco Belardi)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...