Lo stato del folk metal in Italia: DYRNWYN – Il culto del fuoco

Dopo il la dato dai primi gruppi, antesignani di una corrente che inizialmente in Italia non aveva preso molto piede, col tempo il folk metal ha cominciato a spopolare nel nostro Paese. Ha spopolato, ovviamente, relativamente a quanto potrebbe spopolare un sottogenere metal, ma è comunque un dato di fatto che i gruppi che si rifanno ad un certo stile si siano moltiplicati dopo un’iniziale latitanza.

Uno di questi gruppi sono sicuramente i Dyrnwyn, formazione di Roma che, se non ricordo male, vidi di spalla in una delle discese romane dei Furor gallico insieme ai Korrigans, band di Latina coi quali condividono qualche membro. All’epoca non mi impressionarono particolarmente, ma nel frattempo è passato almeno un lustro (probabilmente anche di più) e i capitolini sono adesso al secondo LP. È bello notare anche una certa maturazione compositiva che dai due acerbi EP Fatherland e Ad Memoriam ha portato prima al debutto sulla lunga distanza, Sic transit gloria mundi, e ora a Il culto del fuoco, uscito lo scorso 30 aprile per la Cult of Parthenope. Non sorprenderà sapere che le tematiche dell’album riguardano vicende e guerre dell’Antica Roma, coinvolgendo anche il condottiero gallico Brenno, colui che saccheggiò l’Urbe nel 390 a.C. – vicenda che forse ricorderete dalla leggenda delle oche del Campidoglio e che qui è narrata nella canzone Vae Victis, frase che sarebbe stata pronunciata dallo stesso Brenno. Qualche strumento tradizionale come flauto ed arpa celtica completa il quadretto.

Pur non essendo nulla di estremamente originale dal punto di vista stilistico, il disco riesce comunque a regalare qualche bel momento sopra la media, come nella già citata Vae Victis, o in Le Forche Caudine, che racconta della celeberrima battaglia della Seconda guerra sannitica. Il mio problema col folk metal italiano è che non riesco mai a fare a meno di utilizzare come metro di paragone De ferro italico dei Draugr, pietra miliare e punto di riferimento del genere – per inciso, la copertina è opera di Gianmarco Colalongo, in arte Svafnir. La maturità dei testi e della musica di quel gioiello sono forse inarrivabili anche per Il culto del fuoco, ma se vi piace il genere troverete sicuramente pane per i vostri denti. (Edoardo Giardina)

One comment

  • Ma il monicker che significa? Sembra il risultato di una pesca sfortunata a Scarabro, di quelle in cui ti trovi in mano silo consonanti… Strana scelta per una band che canta in italiano.
    A parte questo il pezzo non mi ha entusiasmato, ma grazie per la segnalazione.

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