Chi non s’engegna, fa la tegna: le manifestazioni Bauli in Piazza e Ultimo Concerto viste da Milano

Torniamo sul tema della difficile situazione che sta vivendo il comparto dello spettacolo e lo affrontiamo ascoltando ancora una volta il punto di vista dei locali e dei club che organizzano i nostri concerti preferiti e che, quindi, percepiamo come entità più vicine a noi. Dopo aver preso coscienza del come una delle realtà romane (una delle poche sopravvissute) sta affrontando il complesso momento storico presente, ci spostiamo su Milano da dove partì la manifestazione Bauli in Piazza ed esaminiamo l’argomento con Laura Ciraudo, Responsabile Comunicazione, Promozione e Ticketing del Live Music Club di Trezzo sull’Adda, con la quale parliamo anche di Ultimo Concerto, l’altra importante manifestazione focalizzata in modo specifico sulla situazione dei live club.

Ciao Laura, la manifestazione Bauli in piazza è arrivata anche a Roma ma il tutto ha originato da quella del 10 ottobre scorso a Milano in piazza del Duomo. Foste presenti come Live Music Club all’epoca? Ci puoi raccontare come si è realizzato il coinvolgimento di tutte le maestranze presenti, come è stato organizzato nella pratica l’evento e qual era l’atmosfera in piazza?

Ciao Carlo, e grazie per l’attenzione che hai scelto di dedicarci. Sì, noi eravamo presenti alla manifestazione del 10 ottobre a Milano ed è stata sicuramente una delle esperienze più straordinarie a cui abbiamo preso parte. Lo slogan della tappa milanese se ti ricordi fu: “Un unico settore un unico futuro”. Ed è stato esattamente questo il clima che si è respirato quel giorno in piazza. Maestranze e professionisti si sono riuniti sotto un unico motto per esprimere tutte le loro paure e necessità relative al futuro di un intero settore. E questo se ci pensi è assolutamente straordinario, in una realtà sociale dove – come tendenza generale – ognuno pensa al dettaglio dei suoi interessi. Straordinaria l’organizzazione: con Bauli in Piazza il settore ha dato una prova palese e concreta di come si possa organizzare un grande evento senza creare assembramento, pur mantenendone intatta la creatività. Era allestito un punto di registrazione dove veniva misurata la temperatura, venivano consegnate mascherine e t-shirt, assegnate le posizioni ai bauli: tutti eravamo distanziati, l’organizzazione è stata impeccabile. Ricordo bene le sensazioni di quella giornata, eravamo in un momento in cui i dati dei contagi ricominciavano a salire, qualcuno di noi aveva timidamente programmato qualche spettacolo di ripartenza, ma eravamo consci che andavamo incontro alla seconda ondata e quindi, potenzialmente, a nuove chiusure. E così è stato. Voglia di ricominciare, consapevolezza che una nuova pausa ci avrebbe a breve messo in stand-by. Ognuno di noi ha riversato una grande emozione in quel momento: facevamo parte di un evento, non uno di quelli che siamo abituati a vivere per lavoro, un evento organizzato per parlare del nostro lavoro. I miei più grandi complimenti a Bauli in Piazza per questa incredibile iniziativa.

Esistono, attualmente, delle possibilità di esercitare la vostra attività nel rispetto delle disposizioni ministeriali e governative, magari approfittando di eventuali buchi normativi?

Per chi lavora con serietà e professionalità in questo momento in particolare è impensabile pensare di approfittare di buchi normativi, anche perché abbiamo a che fare con la salute delle persone. Ci si muove all’interno delle deroghe concesse, che sono comunque molto limitanti. Pertanto, come sicuramente avrai notato, molti di noi sono rimasti fermi, aspettando tempi migliori, per non doversi misurare con capienze difficili da gestire e con orari troppo restrittivi. Risulta quasi un controsenso definire uno spettacolo davvero “uno svago” in queste condizioni, il pubblico è tendenzialmente reticente, in molti non sono pronti a vivere un concerto con la spensieratezza che per definizione dovrebbe accompagnarlo. Siamo in attesa di momenti e condizioni più favorevoli.

La categoria sta proponendo dei protocolli specifici per far ripartire “la macchina”, pur sempre nella tutela della salute dei vostri clienti, partner e soci, nonché la vostra di organizzatori, oppure attende che essi vengano semplicemente calati dall’alto? Ma soprattutto, ritieni ci sia al momento una volontà di dialogare e confrontarsi con gli esperti del settore, che siete proprio voi?

Rispondo assolutamente sì a tutte e due le tue domande. Sono molte le associazioni e sigle di categoria che si sono mosse per proporre delle linee guida per le riaperture, dove si parla soprattutto di concerti e festival estivi. Misure che riguardano il delicato tema delle capienze, del distanziamento del pubblico, dell’igienizzazione e utilizzo delle mascherine, della digitalizzazione dei servizi, nonché dei flussi di entrata e uscita. Proposte sono state avanzate anche sul tema della ripartenza, perché sia un momento di cultura condiviso e promosso a più voci. Sono molti i dialoghi aperti con politici ed istituzioni su questo fronte, tutti ricchi di spunti interessanti e tutti caratterizzati dalla volontà di confrontarsi. Tuttavia, si tratta di temi ancora aperti, che vanno alimentati con ulteriori scambi per trovare una linea comune e sostenibile.

Ti risulta che esista al momento una rappresentanza attiva, intendo qualcuno che all’atto pratico sta dialogando con le cosiddette funzioni preposte, oppure l’Associazione (APS Bauli in Piazza – We Make Events Italia) al momento si sta limitando ad organizzare flash mob per sensibilizzare le persone su tale tema?

Bauli in Piazza rappresenta in particolar modo il mondo dei lavoratori nel settore dello spettacolo, le manifestazioni organizzate sono un modo intelligente e creativo per avviare uno scambio ed una comunicazione con le istituzioni affinché comprendano quali sono i veri problemi del settore. Per questo l’associazione ha un preciso manifesto, e si sta mobilitando verso obiettivi precisi e puntuali, tutti da filtrare attraverso un dialogo con i nostri politici.

Quali risultati ci si può aspettare a breve da tutto ciò?

Sostegni economici in primis, fino alla ripartenza del settore e ben calibrati sulla base di precisi criteri quali, ad esempio, il calo di fatturato. In secondo luogo, io credo che questa crisi – come tutte le crisi – possa veicolare qualcosa di buono, mi riferisco al fatto che ha portato alla luce una serie di problemi e lacune nel settore dello spettacolo, che spero in futuro si possano colmare con una vera e propria riforma. Una riforma che, in primis, riconosca il giusto valore sociale e culturale alla musica dal vivo, portandola a una dignità paritaria a quella concessa a cinema e teatri. L’auspicio, in generale, è che il tavolo di confronto che oggi si è aperto per affrontare il momento pandemico rimanga attivo anche nel futuro, per continuare un confronto utile al settore anche dopo la fine della fase emergenziale.

Cosa ne pensi del concerto del gruppo spagnolo Love of Lesbian che si è tenuto al Palau Sant Jordi di Barcellona il mese scorso, che ha visto la presenza di circa 5.000 persone? Pensi che quello sia un esperimento replicabile in Italia?

È brutto da dire, ma in Italia tutto è più complicato se lo confrontiamo con quello che accade all’estero. Più complicato e più lento. Sono convinta che questa estate si svolgeranno dei test del tutto simili a quelli della Spagna, ma sono anche dell’idea che servirà un grosso aiuto da parte delle istituzioni, in particolare delle Regioni. È impensabile che certi costi (tamponi, test rapidi, mascherine) debbano essere sostenuti dai promoter o dai clienti. È importantissimo che ci sia un forte coordinamento con i comitati tecnici e con le ATS locali (NDR. Di recente si sono avute notizie sugli esiti delle analisi effettuate ai partecipanti due settimane dopo il concerto e i numeri risibili di contagi riscontrati indicano, fino a prova contraria, che l’esperimento ha avuto successo).

Il Live Music Club, insieme a molti altri, si è fatto promotore in Italia di una ulteriore campagna dall’alto valore simbolico che ha avuto origine in Spagna nel 2020, parlo di Ultimo Concerto. Ci puoi raccontare come è avvenuto il vostro coinvolgimento e in cosa si è poi concretizzato?

Nonostante questo anno così difficile, non sono mancate le belle esperienze, stimolanti e coinvolgenti, una di queste è stata l’Ultimo Concerto.  Il reparto di comunicazione del Live Club ha avuto il piacere di lavorare attivamente a questa campagna, che è stata definita uno dei più grandi flash mob mai realizzati nella musica dal vivo. Coordinare 130 club è stato un lavoro mastodontico, ma anche qui la voglia di lavorare uniti verso obiettivi comuni è stato il motore di tutta l’iniziativa. In questo caso, il focus era rivolto alla situazione dei live club. Un tema che per me ha un valore immenso dal momento che al Live Club di Trezzo sull’Adda sono praticamente cresciuta, umanamente e professionalmente. Anche qui, un po’ come per Bauli in Piazza, si tratta di fare il giusto rumore, nel giusto modo, per attirare l’attenzione ed avviare un dialogo. In questo credo di poter dire che abbiamo assolutamente centrato l’obiettivo. Dopo la campagna insieme alle associazioni organizzatrici si sono avviati dei confronti, e finalmente, dopo 12 mesi di oblio, la parola “live club” è stata inserita all’interno dei decreti e delle proposte di legge, avviando di fatto quello che è un passaggio per noi fondamentale: il riconoscimento valoriale dei nostri luoghi.

Qual è stato il riscontro sui social – in quanto cassa di risonanza cui ci si trova sempre più spesso a prestare ascolto – da parte delle persone in generale? Lo sbigottimento, che immaginiamo sia stato il sentimento all’inizio più diffuso, si è trasformato poi in comprensione?

Il riscontro è stato semplicemente pazzesco. Abbiamo raggiunto numeri importantissimi a livello di interazione e copertura. Parliamo di 107.000 utenti unici collegati al sito www.ultimoconcerto.it da 133 diversi stati la sera del 27 febbraio, 570.000 visualizzazioni totali sui video pubblicati sui social. Circa 2.900.000 utenti unici raggiunti dai contenuti della pagina Facebook e 1.450.000 impression totali del profilo Instagram. Indubbiamente ci sono state reazioni “negative” da parte di chi non ha accolto il messaggio provocatorio della campagna, ma come sempre i social amplificano la portata dei commenti negativi, la reale proporzione è assolutamente in vantaggio di chi ci ha compreso e sostenuto, dopo il grande “schiaffo emotivo” dei “non concerti”. Credo che sia la manifestazione di Bauli in Piazza, sia l’impatto mediatico dell’Ultimo Concerto abbiano molto da raccontare sul mondo dei concerti. Un mondo creativo, emotivo, capace di smuovere i sentimenti e vissuto sempre con estrema passione, in primis da chi ne ha fatto un lavoro e uno stile di vita. Un mondo che rappresenta un terreno fertile per veicolare idee, valori, messaggi, buone pratiche, e che per questo merita una maggiore attenzione sia all’interno della più ampia sfera della cultura, sia all’interno della sfera ristretta delle politiche giovanili.

Attualmente, quali sono i programmi del Live Club?

Al momento non abbiamo le condizioni per ripartire, non c’è il tempo di programmare date con gli artisti che stanno principalmente lavorando sull’estate e sul 2022. Il coprifuoco è un elemento invalidante, e la situazione pandemica è ancora troppo grave per tornare serenamente nei luoghi al chiuso. Dobbiamo poi considerare il problema delle capienze, che in Italia sono praticamente ridotte ai minimi storici rispetto ad altri stati: questo compromette sia le economie degli spettacoli, sia la loro atmosfera, nonché di conseguenza la disponibilità degli artisti. Attendiamo con pazienza e senza demordere tempi e condizioni migliori. Personalmente ho davvero bisogno di tornare alla mia vita lavorativa, a frequentare i miei adorati colleghi e vedere le luci del Live Music Club accese, questo posto per me è speciale. (Charles)

One comment

  • Intanto in Nuova Zelanda concerti con 300.000 persone, in Giappone pure.
    E qui?
    Qui non si fa nulla per contenere una crisi che va avanti da un anno: sai a Confindustria che gliene frega dei concerti, basta che le fabbriche vadano avanti.
    Però oh, la mascherina da dentista metallaro mentre passeggi il cane segnerà la svolta, dipende tutto da te, cittadino.

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...