Speravo de riapri’ prima: lavorare nello spettacolo ai tempi della pandemia

Qualche giorno fa (sabato 17 aprile) la APS Bauli in Piazza – We Make Events Italia ha organizzato nel centro di Roma l’omonima manifestazione, sei mesi dopo la prima improvvisa apparizione di file di bauli neri in Piazza del Duomo a Milano, con l’obiettivo di rappresentare le difficoltà e le richieste dei lavoratori dello spettacolo, delle aziende e dei professionisti del comparto. Affianco alle legittime istanze di un settore in sofferenza (sostegno ai lavoratori e alle imprese, riforma del settore, regole per la ripartenza, agenda del tavolo interministeriale) l’evento aveva lo scopo di dare una scossa mediatica attraverso azioni simboliche e immagini cariche di pathos. Ne parliamo con coloro che sentiamo più immediatamente vicini a noi, cioè con quei locali che sono per noi un po’ come una seconda casa. Lascio la parola a Stefano Conti, proprietario e gestore del Traffic Live Club di Roma.

Ciao Stefano, hai partecipato alla manifestazione di Piazza del Popolo? Immaginiamo che anche logisticamente non debba essere stato uno scherzo portare per le viuzze del centro tutti quei bauli. È stata dimostrata una capacità organizzativa non di poco conto. Ci puoi raccontare come si è realizzato il coinvolgimento di tutte le maestranze presenti e come è stato organizzato nella pratica l’evento?

Ciao, la manifestazione è stata organizzata alla perfezione e visivamente ma anche come impatto emotivo è stata spettacolare, non mi stupirei più di tanto del risultato visto che è stata organizzata da persone che fanno dell’organizzazione e dello show il proprio lavoro. È gente che ci sa fare ed è stato ampiamente dimostrato.

Ti andrebbe di spiegare ai nostri lettori che magari si sono lasciati sfuggire la notizia quali sono le vostre istanze? Cosa si chiede al Governo?

Fondamentalmente, che esistiamo anche noi, che quello che facciamo è lavoro, che diamo lavoro, che siamo stati il primo settore a chiudere, un settore che non ha avuto ristori e che non viene mai menzionato quando si parla di ipotetiche riaperture. Parliamoci chiaro, non viviamo su Plutone, sappiamo benissimo che con un virus che circola con forte possibilità di contagio non possiamo più lavorare come prima, ma neanche fare la fame chiusi e dimenticati da tutti, da mesi ormai, chi addirittura da un anno intero. Nella pratica, appunto, chiediamo di poter lavorare in sicurezza, di avere un piano per le riaperture dei concerti, di ricevere ristori in base ai giorni di chiusura e non da stupidi algoritmi sul fatturato annuo, pensati ad arte per non versarli.

Esistono, attualmente, delle possibilità di esercitare la vostra attività nel rispetto delle disposizioni ministeriali e governative, magari approfittando di eventuali buchi normativi?

Sono sincero, per me la nostra attività con le dovute restrizioni può aprire e andare avanti come altre situazioni lavorative che non hanno chiuso. Di buchi sulle normative e vari DPCM ce ne sono sempre state, molti abbastanza evidenti, ma sinceramente come Traffic non ce la siamo mai sentita di approfittare di questi bug e aprire lo stesso; ma non tanto per noi, che quando lavori tre mesi in un anno sei un po’ più propenso a rischiartela, quanto per non mettere in difficoltà sia le band che il pubblico. Noi vogliamo tornare, ma in piena regola, vivendola serenamente.

La categoria sta proponendo dei protocolli specifici per far ripartire “la macchina”, pur sempre nella tutela della salute dei vostri clienti, partner e soci, nonché la vostra di organizzatori, oppure attende che essi vengano semplicemente calati dall’alto? Ma soprattutto, ritieni ci sia al momento una volontà di dialogare e confrontarsi con gli esperti della categoria, che siete proprio voi?

La categoria può solo proporre appunto flash mob tipo Bauli in piazza, o eventi tipo “L’ultimo concerto?” per sensibilizzare la massa, anche se poi, come avrai notato, molti non riescono a capirne in pieno il senso e spesso il messaggio viene recepito – o nella maggior parte dei casi è volutamente recepito – nel verso sbagliato. Se vai a sfasciare le vetrine sei un violento che non risolve niente, se sbatti i bauli in piazza tutto bello, ma tanto non ti si incula nessuno; siamo in una situazione in cui realmente sembra che qualsiasi cosa fai si tende a sminuirla. Tutto ciò è sconfortante.

Immaginiamo che in piazza avrai incontrato molte persone del cosiddetto “giro romano” che conosci personalmente, ma immaginiamo anche che molti dei presenti venissero un po’ da tutta Italia. Quanti eravate in totale? Avete subito qualche intoppo o il tutto si è svolto regolarmente?

Eravamo tantissimi, ora non so dirti quanti. Io, per una questione che mi sono veramente un po’ chiuso in me stesso in questo periodo, non facevo parte dell’organizzazione. Ho partecipato come cittadino che lavora nell’ambito della musica e dello spettacolo e che, appunto, sta fermo da un anno. Ho parlato ovviamente con qualcuno di loro, perché poi è gente che conosco, loro sì che si sono fatti il mazzo. Anche perché, bastava andare lì, registrarsi, e ti fornivano maglietta e maschera per partecipare; i bauli li avevano già tutti messi in piazza. Veramente tanto di cappello.

In un articolo di qualche tempo fa commentavamo la situazione, supponendo che potrebbe essere proprio la scena underground, grazie ai pochi astanti solitamente presenti, a riprendere per prima e con più sicurezza con i concerti. Al Traffic negli anni abbiamo visto sia pienoni con biglietti esauriti con largo anticipo, sia concerti di gruppi dal seguito molto inferiore. Secondo te, invece, il contingentamento degli ingressi nei concerti medio grossi potrebbe essere una soluzione sostenibile? O qualcuno tra pubblico, organizzatore e artista finisce per forza col rimetterci?

Vorrei rispondere per me, per la mentalità che ho e che ho cercato sempre di imprimere al mio locale. So che molti stanno cercando di far convivere concerti grossi con il contingentamento, magari con l’aiuto dello streaming. Io sinceramente non credo, per quel che riguarda la mia realtà, che questo sia fattibile. Verrebbero a mancare dei punti fondamentali, sia a livello di coinvolgimento, di show, ma anche dal punto di vista economico. Una limitazione di ingressi comporterebbe per forza un aumento del prezzo del biglietto, accompagnato da un guadagno per band, promoter, staff inferiore al lavoro svolto. Non credo che ci sia qualcuno disposto a promuovere e rischiare, dopo più di un anno di fermo, dei soldi su uno show così incompleto. Noi del Traffic proporremo live set e dj set adatti alla situazione attuale dei live club: portare i Napalm Death con 100 persone sedute non credo abbia senso.

Come era l’atmosfera in piazza? C’era più tensione o rilassatezza, senso di impotenza o speranza?

L’atmosfera era bellissima devo dire, ci siamo sfogati un po’. Colpire con forza i bauli era il nostro grido di disperazione e rabbia. Rabbia che ci portiamo avanti da più di un anno, e non solo per le chiusure e per i mancati ristori. Siamo stati trattati davvero come i peggiori untori, attaccati al portafoglio a dispetto della gente che moriva, siamo passati da luoghi di cultura a movida, il nostro non era un lavoro ma un hobby, come se il fare della passione il nostro lavoro sia una colpa. Diciamo che tutto questo lo abbiamo sfogato su quei poveri bauli.

Intanto oggi, martedì 27 aprile, il Traffic riapre. Siamo ovviamente lieti di ciò; quali attività sono previste al momento?

Anche noi non vediamo l’ora e non ti nascondo che siamo emozionatissimi. Noi proporremo tutto all’esterno, infatti abbiamo per questa iniziativa cambiato nome in Traffic Garden. Abbiamo capito in base alle notizie che ci vengono date, che all’aperto il rischio di contagio è minimo ed è molto più tollerabile creare una situazione, diciamo, da pub. Ovviamente cercheremo di integrare, e già qualcosa l’abbiamo annunciata, con dei live set o dj set, tutto in base ad una capienza ridotta e nella possibilità di gustarsi tutto questo da seduti. Insomma, da martedì a domenica ci trovate aperti dalle ore 16: ogni volta cercheremo di proporre qualcosa come intrattenimento musicale, vi aspettiamo a braccia aperte e mascherina in volto. (Charles)

3 commenti

  • Eppure servirebbero proprio i Napalm Death

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  • Bellissimo articolo, complimenti. Questa gente merita rispetto e considerazione, senza distinzione di ruoli. In anni ho usufruito dei loro locali (almeno al nord) e questa situazione mi mette una gran tristezza, al pari di quella dei negozi di dischi che, non si capisce come mai, pur essendo già in crisi non meritano la considerazione riservata chessò alle librerie. Senza la musica la vita sarebbe un errore.

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  • Io ho fatto in tempo a partecipare come roadie ad un concerto dei miei amici al Bloom a Mezzago, in una finestra di apertura lo scorso autunno. poca gente seduta, ma è stato bello. Che poi lo streaming io non lo capisco.mi piace curiosare qualche live sul tubo, ma la musica la sento efficace su di me solo dal vivo, o in vinile e in cuffia a tutto volume altissimo. Speriamo!

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