Avere 20 anni: FOG – Through the Eyes of the Night… Winged they come

Come si fa a diventare una cult band? Che domanda cretina, mi risponderete voi: basta scrivere un cult album. Questo può essere avvantaggiato da certe caratteristiche, tipo:
1) Essere pubblicato da un’etichettina indipendente priva di blasone ma in grado di avere in catalogo, ad esempio, lo split Black Witchery/Conqueror, una bibbia per gli amanti del war black metal. Sto parlando della Dark Horizon records da Fort Wayne, Indiana, non a caso compaesana dei nostri Fog;
2) Avere al proprio attivo già uno split 7 pollici con gli Horna, cioè con un’icona del black metal, che serve non poco a tirare la volata e far girare il nome nell’ambiente.
3) Essere distribuito da schifo. Ma proprio da schifo, senza né se né ma. Io ci misi due anni a mettere le mani su questo CD, e lo feci per puro culo.

A costo di risultare monotono, non mi stuferò mai di ripetere che quello di vent’anni fa era un mondo diverso, che ancora non contemplava entità mastodontiche come Discogs, nel quale pagando il giusto trovi letteralmente qualunque disco uscito nella storia della musica (anche quelli blocked-for-sale, certo), oppure Youtube, sul quale all’epoca venivano caricati giusto brevi video artigianali con le fusa del proprio gatto. Te lo scordavi di ascoltarti un disco per intero senza averlo comprato, c’erano sì i primi vagiti di file sharing, ma la pratica era tutt’altro che diffusa, e sa il demonio quanta gente s’è scaricata virus brucia-computer tentando di piratarsi il più recente disco dei Metallica o degli Slayer. Bisognava comprarsi il CD, o il vinile, se c’era: in quegli anni ne venivano stampati pochi, terra di mezzo tra un mondo antico che si voleva lasciare alle spalle e quello di oggi dove se vuoi davvero essere un figo ti compri l’LP a prezzi da brivido, ‘fanculo tutto il resto (sì sì, come no, vedremo tra cinque anni quanto verrà rivalutato il compact disc, segnatevi pure queste mie parole). Bisognava comprarsi il CD, e se ce in giro n’erano pochi trovarlo era molto difficile, e tanto più era raro tanto più se ne parlava in modo strabiliante, con i fortunati che già lo possedevano che infierivano su chiunque avrebbe scambiato l’originale di Aske pur di tenerne una copia in mano et voilà, il gioco è fatto, Through the Eyes of the Night… Winged they Come divenne un cult album.

Fog Through the Eyes of the Night… Winged they Come (back)

Fama che tuttora gli appartiene, perché, tralasciato tutto questo sproloquio stile storie-di-vita-vissuta, musicalmente parlando questo disco è un fottuto capolavoro. Non è che ci sia voluto tanto, in realtà, perché non è nient’altro che In the Nightside Eclipse senza le tastiere. La furia, la velocità dei pezzi, la sovrapposizione e gli intrecci dei riff di chitarra, la genuinità pazzesca con la quale vengono composti ed arrangiati pezzi che fanno venire i brividi ad ogni piè sospinto ed ad ogni ascolto anche dopo vent’anni di onorata carriera sono le stesse, precise, identiche, inconfondibili. Anche le vocals hanno lo stesso timbro di Ihsahn, così pure la batteria, i suoni scelti per le chitarre… tutto ricorda QUEL disco, quello e solo quello, e, se mi contesterete il fatto che In the Nightside Eclipse negli anni è stato più o meno rifatto dieci milioni di volte, io non posso far altro che rispondere che nel 2001 nessuno ci aveva ancora provato avvicinandosi così tanto, perché all’epoca si parlava di ITNE come di un qualcosa di unico ed inarrivabile come il Sole, e chiunque avesse avuto l’ardire di avvicinarvisi avrebbe fatto la fine di Icaro.

Ci pensarono allora i Fog, americani quindi più distaccati dall’elitismo tutto europeo che pretendeva capaci di suonare true black metal solo gli scandinavi (con poche eccezioni di nicchia tipo Black Legions e una parte della scena tedesca più underground), a far capire a tutti che se hai le palle, sai suonare e sai veramente cosa vuoi fare, realizzare un altro capolavoro sulla scia di un album unico senza per questo doverlo copiare con la carta carbone è possibile, ed il risultato non può che essere nuovamente un capolavoro. Preparatevi allora ad ascoltare sette pezzi spettacolari, che portano con sé lo stesso mood dell’Imperatore e sono in grado di rinverdirne i fasti godendo comunque di meriti propri, primi tra tutti la perizia compositiva e l’abilità di scrivere grandi riff di chitarra, strumento che, in mancanza di tastiere, si fa carico di tenere in piedi tutto l’album grazie ad armonie che da tempo non si ascoltavano fatte in quel modo. Un disco che si ascolta tutto di un fiato da cima a fondo, con la sola precisazione che esistono due versioni della prima edizione su Dark Horizon: una che alla fine ha un pezzo di ambient/effetti di circa nove minuti intitolato Outro che si può tranquillamente trascurare e una che questa outro non ce l’ha e che quindi toglie alla fonte lo scazzo di dover schiacciare il tasto STOP. Il primo pezzo ha esso stesso una intro di pochi secondi che sono il classico effetto pioggia battente/temporale che lo anticipa, niente di troppo fastidioso perché dura poco, e la fine è mixata sull’esplosivo primo riff dell’opener In Magnificent Glory.

Fog - Through the Eyes of the Night… Winged they Come cover

Mi viene da sorridere (no, in realtà mi cadono le braccia) a constatare che oggi questo CD si trova su Discogs per pochi spiccioli in edizione prima stampa, e che anche guardandone lo storico non sia mai stato venduto a più di 7 euro. Roba da matti, la dimostrazione che il mercato musicale sia col tempo diventato usa e getta e che sia sempre più complicato per gli artisti veder riconosciuto il loro valore. Chissà che cosa diremmo o come ne parleremmo se In the Nightside Eclipse fosse uscito l’anno scorso anziché trent’anni fa: probabilmente sarebbe solo un altro disco in mezzo al mucchio.

Through the Eyes of the Night… Winged they come non ebbe mai un seguito. Dopo un eccellente sette pollici due anni più tardi (From within the Darkness beyond Eternity, 2003), il gruppo sparì nel nulla, nei meandri di innumerevoli side-project a volte altrettanto validi (Hordes of the Lunar Eclipse per esempio), più sovente marginali e talmente di nicchia da essere inglobati nel marasma di un’offerta musicale sempre più vasta e sempre più confusa. L’alchimia di questo disco si perse per sempre, lasciando a noi posteri un CD unico, una pietra preziosa che scintilla nel buio. (Griffar)

One comment

  • Io degli anni novanta sto cercando in vinile la mia discografia “esiziale”. Se di black e death ho trovato ristampato tutto o quasi, mi manca Symbolic, Negatron, Burn my eyes, Demanufacture, Retribution

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...