Musica per vomitarsi addosso: BEWITCHER – Cursed be thy Kingdom

C’è un tipo di heavy metal che sembra abbinarsi perfettamente ai viaggi in macchina con l’acceleratore perennemente schiacciato, oltre che alle feste: quell’heavy metal è aggregazione, è schiamazzo, e suona quasi anacronistico se pensato per i giorni che corrono. Se quell’heavy metal fosse rock’n’roll probabilmente sarebbe firmato Andrew W.K. Ma è heavy metal. A incidere il proprio nome su di esso sono Blackie Lawless, Dee Snider, Lemmy Kilmister. E’ la miscela risolutrice di party finiti in caciara, come quella volta che un tale perse letteralmente il controllo, iniziò a vomitarsi addosso come una sistola e si trasformò in un golem di colore vagamente arancione: ora voi immaginate d’essere gli amici e di dover assistere e recuperare l’integrità e l’aspetto di un compagno di combriccola inerme, che si è appena trasformato in un golem arancione. Dove trovereste il coraggio se non in The Headless Children degli W.A.S.P.? La fotografia che documentò quell’aberrante evento rammenta che i presenti si comportarono in maniera grossolana. Presero un bobinone di Scottex, uno di quelli che riportano la dicitura “500 strappi”, e glielo girarono tutto attorno come per assorbire il vomito dal suo corpo oramai privo di segnali di vita. Fecero di lui una mummia, una di quelle che l’Egitto ha recentemente portato in trionfo a bordo di automobili dorate lungo una parata celebrativa come mai se ne erano viste.

Probabilmente la cosa si sarebbe potuta affrontare meglio, se l’ingrediente fosse stato quello giusto.

Per ovviare a situazioni simili adotterei per una versione estrema della sopraccitata musica, quel che Witchery ed altri hanno a più riprese tentato di inscenare, senza però riuscire a travasare il mood di allora nella teatrale riproposizione tipica dei giorni nostri. Farlo oggi è più facile che nel 2000, perché intere schiere di metallari optano per un metallo interamente ottantiano e non più citazionista. Eccovi servito il metallo estremo da party finito in caciara. I Bewitcher, dall’Oregon.

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Sono in tre: il primo si firma Unholy Weaver of Shadows & Incantation, il secondo Infernal Magus of Nocturnal Alchemy. Il terzo si è rifiutato: nome e cognome. Il che suona come un Dag Nilsen qualunque messo accanto a Hank Amarillo.

Sono tre anche i loro album attuali, di cui il terzo, che sto per recensire, ha per titolo Cursed be thy Kingdom. È molto semplice: dovreste immaginarvi un heavy metal completamente tradizionale ma incastonato in un sottocontesto estremo. Esempio pratico, la voce di Unholy Weaver – che in realtà è Matt Litton, da Portland, e sovente porta degli occhiali tamarrissimi molto simili a quelli dei Nocturnal Breed nelle foto che ne accompagnavano i primi cd – è particolarmente melodiosa e ricorda l’arroganza di Cronos e la causticità di certo Steve Sylvester. Eppure è una voce in tutto e per tutto accostabile a un contesto estremo, e non tradizionale.

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Le ritmiche sono quelle dei Motorhead, incalzanti e talvolta cedevoli in favore di un rallentare tipico di quell’hard and heavy ruffiano di metà anni Ottanta. Mystifier (White Night City) è l’esempio pratico, e sta agli altri brani come Screamin’n’Bleedin’ degli Angel Witch stava al primo loro disco. Inutile che continui a dire di più, oltre al consigliarvi caldamente d’ascoltarlo, poiché dispone di una continuità davvero notevole: sono rarissimi i cali, e si segnala una riuscita cover di quella Sign of the Wolf che i Pentagram pubblicarono nell’omonimo del 1985. Si segnala poi Metal Burner come l’episodio più vivace del lotto e l’accoppiata Satanic Magick Attack/Electric Phantoms come momento culminante. Ci sono giusto un paio di episodi che mi hanno convinto meno: Valley of the Ravens e forse The Widow’s Blade quasi in chiusura.

Disco ideale per affrontare una festa in cui scorrono galloni di birra e ulteriori delizie ad alti ottani, quel genere di situazioni al termine delle quali potrai solo raccogliere i cadaveri, e i mezzi cadaveri, e vedere di salvare il salvabile o perlomeno di mummificarlo per l’eternità. Per assurdo, un disco così ideale ha indosso il metal estremo come mai ce lo saremmo immaginato, e allo stesso tempo del metal estremo non fa mai apertamente utilizzo. Ascoltare a volume altissimo. (Marco Belardi)

4 commenti

  • Ganzi Bela’, immagino esista un universo parallelo dove la gente non lavora, si sbronza, scapoccia,schiaccia e ha perennemente un sorriso ebete stampato in faccia. È la parte giusta !

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  • Il primo mi piacque moltissimo ed aveva anche un retrogusto vagamente Black Metal, oltre che essere bello grezzo e pimpante. Il secondo è invece troppo costruito ed ha perso l’irruenza del predecessore. Se riesco ci darò una ascoltata.

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  • Me lo ricordo Hank Amarillo…combatteva col nome di Kid Minneapolis.
    Forti (e tenaci) questi qua, si sente la devozione a Lemmy e Cronos. Salute a te, Belardi

    Piace a 1 persona

  • Non so perché, ma questo disco ce l’avevo già da qualche tempo. Per me fa parte di quell’insieme di gruppi che suonano una musica che apparentemente è vecchio stile, ma che invece è moderna: questo è in parte NWOBH, in parte speed, in parte Sodom. Sembra ignorante, ma in realtà è ben fatta. Ottimo ascolto in ogni caso.

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