Siete pronti per una cover black metal dei Nirvana?

È vero, non si può reinventare l’acqua calda. Pirla che ti ripirla sempre di acqua calda si tratta, no? È solo acqua calda. Le mie palle. Perché, quando vuoi farti una corroborante doccia che ti tira via da dosso lo schifo del mondo intero o che ti aiuta ad iniziare in modo meno merdoso la solita giornata di merda, è l’acqua calda quella che vuoi: rassicurante, vellutata, piacevolissima, indispensabile. Meno male che c’è lei. Allora, partiti da questo presupposto, possiamo tranquillamente soprassedere sulla questione dell’eh va beh ma non inventano nulla, se la musica che tirano fuori dai loro corrotti cervelli è di questo livello. Per cui, se volete farvi un favore, vi andate a procurare lo split CD Za Prahom Vzdialených Svetov dei due gruppi slovacchi Algor e Aeon Winds.

Premetto che non ho mai seguito più di tanto i secondi (non è che possono piacermi tutti i gruppi black metal della terra, abbiate pazienza), mentre degli Algor ho tutte le uscite ufficiali e li ho visti trasformarsi dal fast raw black metal del debutto Úder Pohanského Hnevu del lontano 2003 a quanto sono adesso (un full-lenght e tre split album dopo compreso questo), pesantemente influenzati dai Summoning del medio periodo (grazie al cielo).

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Lo split dura trentadue minuti e contiene 5 brani: un inedito a testa per ciascuna band, e, se ci soffermiamo solo su questi due pezzi, gli Algor vincono gioco/partita/incontro alla grande, grazie alla capacità di costruire un pezzo che non avrebbe sfigurato su Stronghold. Non che l’inedito degli Aeon Winds sia da buttare, solo che secondo me si scontrano contro qualcosa di troppo grande per loro, ne escono a testa molto alta ma battuti, un po’ come l’Atalanta contro il Real Madrid; e poi ci sono gli altri pezzi, e qui casca l’asino: gli Algor propongono una cover di Something in the Way dei Nirvana, nientemeno che il miglior pezzo di quel fenomeno di vendite e di costume che fu Nevermind, a torto ricordato solo per la celeberrima canzone della quale mi viene la paresi solo a pensare di digitare ancora il titolo. Mi credete se vi dico che il risultato è strabiliante? Fare la rendition di Something in the Way in versione majestic black metal è già un azzardo, ma farla così è diverso, non è normale. La hanno trasformata in un capolavoro, di gran lunga migliore dell’originale anche senza gli arrangiamenti di archi che questa aveva nella versione dei Nirvana. Varrebbe lei da sola l’acquisto del disco se non fosse che gli Aeon Winds mettono sull’intera faccenda l’asso di briscola. Anche il loro secondo pezzo è una cover, divisa in due parti – di qui il numero dispari di brani – ed è la versione symphonic black metal di Equinox IV, creazione strabiliante di quel genio inarrivabile della musica elettronica di nome Jean-Michel Jarre. Credevo di aver sentito tutto nella vita. Di aver ascoltato di tutto, nella vita. Invece sono qui, con il brano in loop in cuffia, e non posso far altro che benedire per l’ennesima volta quel giorno lontanissimo nel passato nel quale ascoltai il primo brano heavy metal della mia vita, 37 anni fa.

La gente “normale” non sa cosa si perde a non essere metallari, ma voi siete qui a leggere queste righe e sappiate che non ve ne pentirete mai. Ci sono dischi come questo a farvi cambiare idea, se mai andaste in botta e aveste voglia di iniziare ad ascoltare i Maneskin o come diavolo si chiamano. (Griffar)

3 commenti

  • confesso che sono ben più incuriosito dalla cover di Jarre che da quella dei Nirvana, forse perchè del primo apprezzo tutta la produzione anni 80 e dei secondi….poco o nulla. Grazie della segnalazione!

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  • Ho sempre apertamente disprezzato il grunge e tutto ciò che, purtroppo, comportò agli inizi degli anni 90 per molti gruppi, sia metal che non. Lo so che il grunge originale non era quello dei Nirvana e degli altri, che in realtà è una deviazione più diretta del punk, ma non mi piace ugualmente. Questa “Something in the way” capisco sia acchiappante, ma non mi sembra sia un evento da ricordare nei secoli a venire. Non è neanche black. Molto meglio “Castrum Desolatum”.

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  • Per ragioni “etiche” , una versione black metal di un pezzo dei Nirvana non la ascolto nemmeno.
    Sarà anche bellissima, ,ma non mi interessa, il black metal non dovrebbe avere nulla a che fare con i Nirvana e roba simile

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