Come si dice “blitzkrieg” nella neolingua? CHELSEA WOLFE ed EMMA RUTH RUNDLE

Noi di Metal Skunk siamo sempre attenti a selezionare e consigliarvi le migliori colonne sonore che potete ascoltare in cuffia su Spotify, mentre al supermercatino bio scegliete il tofu affumicato che fa al caso vostro per quell’insalata di rucola che avete in mente di mangiarvi la sera con grande soddisfazione. Eccoci uscire allora con un pezzo lampo, un vero blitzkrieg dell’informazione musicale equa e sostenibile, per darvi notizia che pochissime ore fa BrooklynVegan ha dato notizia della collaborazione musicale che sognavate segretamente da tempo.

Rassegniamoci che siamo tornati ai 45 giri (se vogliamo vedere il bicchiere di estratto di sedano mezzo pieno): Emma Ruth Rundle e Chelsea Wolfe escono finalmente insieme, ma per un pezzo soltanto, almeno per ora, intitolato Anhedonia. Squillare, misurato e senza strafare, di trombe! No, infatti, ché il pezzo purtroppo mantiene quello che il titolo promette ed è sostanzialmente una lagna, presumibilmente tutto frutto della beneamata e benemerita DEA Wolfe, che però ad essere onesti ha perso un bel po’ di smalto, di recente. La Rundle si limita a cantare una strofa, intrappolata nella composizione sciatta della collega più blasonata e allora non riesce a metterci il suo carattere. Peccato. Faranno di meglio? Nel caso, se mi girate i vostri contatti, farò una bella storia su Instagram così sarete certi di saperlo nel quarto d’ora esatto della probabile uscita.

Ma non finisce qui! Dal momento che ci siamo, riportiamo anche ai nostri lettori più rispettosi e liberal che Chelsea Wolfe e tale Jess Gowrie l’anno scorso hanno pubblicato un Long Playing di quasi 19 minuti a nome Mrs. Piss. Self-Surgery (scherzi a parte, gran bel nome) è un abbozzo di rock industriale parecchio anni ’90 che riporta la nostra eroina un po’ indietro, quando giocava davvero coi cavi scoperti. È anche un bel disco? Boh, un po’ raffazzonato. Però almeno è ruvido il giusto, cioè quel tanto che basta per non mandarvi di traverso il té bancha. Che poi sono comunque contento che questo genere di musica possa sentirmelo tranquillamente e praticamente in mono dalle casse di un laptop, piuttosto che nella bolgia di un concertino in qualche sottoscala, con un gruppetto cecoslovacco dal nome del cazz* che suona esattamente questa stessa musica, ma tra puzza di piscio, fumo e peli di cane randagio. Non è meraviglioso il progresso?

Siccome poi mi sono reso conto di aver fatto un danno pazzesco a parlare del disco della Rundle coi Thou, tanto che i più di voi avranno già gettato nel cassonetto differenziato i dischi di Jon Schaffer per ordinare su Amazon una bella edizione speciale di May Our Chambers Be Full, vi segnaliamo allora che è “uscito” in tutti i negozi virtuali (che così potete ascoltare musica senza causare emissioni nocive per recarvi al negozio di dischi) anche The Helm of Sorrow, EP successivo all’album della fruttuosa collaborazione tra la meravigliosa cantautrice di Louisville e l’educato gruppo sludge di Baton Rouge. E, come potrete facilmente immaginare, è composto dagli scarti del precedente. Ma si sa, tocca fatturare. Guarda un po’, sono proprio brani in cui si sente molto più il tocco dei Thou che non della Rundle, che coi suoi drappeggi portava almeno a casa la pagnotta nel Long Playing. Si chiude in bellezza con una cover dei Cranberries e l’uroboro sembra più una tenia.

Ora vi devo lasciare, avrei in realtà un disperato bisogno di scapocciare su qualcosa di barbarico alla Isen Torr, ma ho lasciato in ammollo i ceci, sennò stasera che mi mangio? (Lorenzo Centini)

 

2 commenti

  • Personalmente Mrs. Piss è stata una gran delusione. Il disco proprio non funziona, poco ispirato e con produzione pessima. Comunque “Birth of violence” a me è piaciuto parecchio e la Wolfe (vista al Magnolia dopo l’uscita di “Hiss Spun”) mi sembra tutt’altro che in ribasso.

    Piace a 1 persona

    • Lorenzo Centini

      C’ero anch’io quella sera e confermo. Ma su disco secondo me è rimasta incartata nel tentativo di trasformarsi in qualcosa post-hardcore/metal, per poi tornare ad un folk di comodo. I nervi scoperti che devastava fino ad Abyss non li ho più ritrovati.

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