Avere vent’anni: ALGHAZANTH – Subliminal Antenora

Certo che nel 2000 ne uscì di roba figa, sembra quasi che tutti i gruppi metal avessero voluto marchiare l’ingresso nel nuovo millennio con un nuovo album. A volte mi domando quanti di quelli che ascoltavano metal, soprattutto un certo tipo di metal come il black, un genere estremo sia a livello musicale che visivo e concettuale, oggigiorno siano ancora interessati a tutta la faccenda, o se riascoltino ancora i loro vecchi dischi.

Sta di fatto che il tempo è passato per tutti e oggi gli Alghazanth non esistono più, dato che si sono sciolti un paio di anni fa al termine di una longeva carriera durata qualcosina più di vent’anni e gratificata da otto dischi, non uno dei quali si può definire inutile, scadente, sopravvalutato o altre amenità simili. Reduci dallo strepitoso debutto Thy Aeons Envenomed Sanity dell’anno precedente, nel 2000 raddoppiarono con Subliminal Antenora, ancora più tecnico, più sinfonico, più malevolo del già grandioso predecessore. Di tutti i loro dischi forse il più intricato, quello che necessita di ascolti ripetuti per essere apprezzato in modo completo, per via dei ripetuti e repentini cambi di tempo, degli stacchi di tastiera e degli arrangiamenti complessi, tanto che nel riffing si riconoscono persino flebili tracce di death metal intarsiate nei blast beat e nelle sfuriate tipiche del black finlandese.

Già, sono finlandesi, ancora non l’ho detto. Quei finlandesi che come molti altri suonano da dio e sono abbastanza incazzati con la religione cattolica, visto che le tematiche sono quelle classiche del black metal satanico (la traccia di chiusura s’intitola Anno Sathani, giusto per mettere in chiaro la faccenda). Diventati col tempo un’istituzione del black metal tecnico e melodico finnico, gli Alghazant hanno visto passare negli anni membri di un po’ tutte le band che hanno reso la Finlandia un punto di riferimento mondiale: Horna, Calvarium, Funeris Nocturnum, And Oceans, Behexen, Unveiled… solo per citare le più conosciute e giustamente riverite. Questo, se ha avuto come conseguenza una certa instabilità nella line-up, ha portato anche l’introduzione di molte influenze diverse nel suono della band. In Subliminal Antenora però gli Alghazanth erano ancora agli inizi della loro carriera e l’unico cambio dal precedente album fu l’innesto di un quinto elemento, il cantante solista Nebiros, che resistette altri due dischi. Il mantenere invariata la formazione rispetto a Thy Aeons Envenomed Sanity fu per loro una fortuna, specialmente dal punto di vista compositivo, perché il disco è, come detto, molto più intricato, composito e vario, anche negli arrangiamenti di tutti gli strumenti, voce compresa (a tratti non in screaming bensì più vicina a certo epic black, a tratti in growl).

L’impatto è più intenso, estremo, l’effetto finale più fragoroso. Suona più maturo del già notevolissimo precedente lavoro, dando l’impressione di una band che non sarebbe mai stata una meteora o una scartina da ignorare, e che ben presto si sarebbe insediata nel pantheon dei maestri del genere. Cosa che, come detto, in effetti fu, visto il notevole seguito e rispetto che gli Alghazanth seppero conquistare e mantenere. In certi episodi forsennato come una corsa a perdifiato per sfuggire a qualche demone in vena di pasteggiare con la nostra pacifica persona, in altri più pacato e riflessivo con tastiere in bella evidenza, in certi casi impreziosito da studiati assoli di chitarra non usuali in contesti sì estremi, il disco contiene nove pezzi (otto effettivi più una breve strumentale di tastiera) per quarantatré minuti circa di black metal apprezzabile anche da chi per il nero metallo non c’è mai andato matto. Subliminal Antenora fu l’ennesimo eccellente CD pubblicato dall’allora promettentissima Woodcut records, che nel tempo, anche grazie a uscite come questa, divenne l’etichetta simbolo del symphonic black finlandese D.O.C.G.

Una tipica conversazione di quei tempi tra blacksters era:

“Oh, è uscito il nuovo Alghazanth”!
“Per chi, per Woodcut?”
“Naturalmente”
“Ho già capito, è una figata da comprare”

(Si può sostituire il nome Alghazanth con qualunque altro prodotto da quest’etichetta, non c’era rischio di sprecare i soldi)

Rendo l’idea? All’inizio ho scritto che mi domando se chi ascoltava black nel 2000 oggigiorno continui a buttarsi nello stereo i vecchi dischi… Io sì, lo faccio: io lo misi nella top 5 dei migliori album del 2000, e riascoltandolo oggi non posso che confermare di non essermi sbagliato. (Griffar)

4 commenti

  • mi arrivò per sbaglio il loro debut in un ordine a qualche mailorder dell’epoca, anche se l’unica cosa che ricordo al momento è che non erano affatto male. Purtroppo non diedi seguito al loro percorso, ma giustamente all’epoca ne uscivano a carrettate di dischi Black da paura. Interessante la domanda che hai fatto nel finale, e devo rispondere di no, ma più che altro per una questione di tempo. Ma ogni tanto guardando la libreria con tutti i cd raccolti negli anni, me lo dico di rispolverare qualcosa nello stereo, ma poi il pensiero finisce li e si torna a fare altro. Forse inconsciamente non voglio rovinare qualcosa cristallizzato nel tempo. Un esempio, ero ossessionato da Xasthur e riuscì a comprarmi a fatica tutta la discografia, con alcuni doppioni anche in vinile, ma non li ascolto da una decina di anni. Probabilmente perchè non ho più quella testa…scusate il pippone di autopsicoanalisi

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  • Veramente un piacere leggervi. Non ho capito un cazzo perché non sopporto il black metal, ma sono sempre curioso. Avanti così ragazzi, il blog veramente cresce in qualità, ed era difficile.
    P.S. ma per fine anno, un blog di donne belle?

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    • Beh ma se non mastichi tanto il black questo disco potrebbe essere un buon inizio per cominciare ad apprezzarlo…
      La voce non ti piacerà di sicuro, ma tutto il resto molto probabilmente sì.
      Sai, il black metal è strano… Si è ibridato con talmente tante cose che se pensi:”ah, black metal, Burzum” sei distante dalla verità. Buon ascolto, e se poi vuoi dirmi com’è andata…
      Salute!

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