LUNGA VITA AL RE!

Guardiamoci negli occhi: Edward Van Halen appartiene a quella stretta, strettissima cerchia di cinque, forse dieci persone della nostra musica, nel cui stramaledettissimo ennesimo necrologio di questi ultimi anni siamo obbligati a scrivere che è stato uno che ha davvero cambiato i giochi.

Non fosse altro per il fatto che il primo album dei Van Halen, che ricordo avere ereditato in una cassetta Warner impolverata da un parente quando avevo più o meno 13 anni, fu una bomba che sconvolse il mondo. Un stile chitarristico unico, supportato da una verve da palcoscenico che nella loro prima grossa turné con i Black Sabbath, all’epoca dell’uscita di Never Say Die, permise ai VH di letteralmente spazzare via queste ultime glorie ormai in decadenza (ma che, come tutte le entità sovraumane, sarebbe poi rinata con altrettanta gloria).

Eddie Van Halen era il re del Sunset Strip. Colui che tutti volevano emulare. Tutti i grossi nomi degli anni Ottanta hanno imparato la lezione e l’hanno riversata su ceralacca o su dischetto ottico a modo loro.

Eddie non fu soltanto i suoi funambolici assoli, ma anche una maniera di intendere le ritmiche completamente fuori dal mondo per l’epoca. Eddie fu, è e sarà la chitarra hard rock ed heavy metal per sempre. Un suono inconfondibile ed uno stile che ha generato ondate di imitatori.

Non a caso, quando Diamond Dave ruppe con Mikey, Alex e Eddie, appunto, decise di fare un disco solista con un chitarrista con una certa personalità e soprattutto un bassista che suonava come Eddie. Coincidenza?

Il re del Sunset Strip aveva la sua immagine da mantenere, e questa includeva ovviamente decine di sigarette giornaliere, consumate anche sul palco, e come da tradizione “cool”, talvolta lasciate ardere tra le corde e la paletta della sua iconica Kramer. Ogni tanto, ed egli stesso credeva che questa abitudine abbia influito sulla causa della sua scomparsa, si metteva in bocca un plettro di metallo mentre suonava. Quello che sappiamo per certo è che stava lottando con un cancro alla gola da dieci anni, che poi è andato in metastasi e poi niente, la vita è una lurida troia, e ti scarica anche a sessantacinque anni.

D’istinto, non appena ho sentito la notizia, sono andato allo scaffale dei dischi, ho preso Van Halen II, l’ho messo sul piatto e ho girato la manopola balance del mio ampli tutta sul canale sinistro. Per me è stato il modo migliore per rendere omaggio al re, ora che il re è morto. Viva il re. (Piero Tola)

3 commenti

  • fondamentale

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  • Ecco .. la precisazione sulle ritmiche è fondamentale ..
    tutte le chitarre di Eddie erano qualcosa di unico ..
    In suo onore ho provato a riascoltare (è la terza volta in vita mia) VH III
    e forse ho capito …. non è solo la voce .. (forse performance infelice, timbro non adatto,
    tentativo di stare tra Roth e Agar…) …. sono proprio le linee vocali che fa cacare …
    Lo avessero re-inciso con un altro alla voce (Roth per esempio) sarebbe un discreto album ..
    Dio come mi manca evh ..

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