…AND YOU WILL KNOW US BY THE TRAIL OF DEAD – X: The Godless Void and Other Stories

Questo disco in realtà è uscito a gennaio, ma, siccome tra un po’ si comincia con la giostra ansiosa delle playlist di fine anno, tanto vale provare a recuperarlo che magari lo nota qualcuno. In realtà non mi aspetto che faccia troppi proseliti, nonostante il mio illuminante consiglio, per un paio di ragioni: 1 – degli AYWKUBTTOD non frega una ceppa a nessuno da più di dieci anni e 2 – non è che sia proprio il loro miglior disco. Ma adesso vi spiego perché dovreste invece considerarlo e buttare al cesso i tre quarti della musica non metal che avete ascoltato quest’anno e che non ammettereste mai su queste pagine.

Partiamo dall’origine, anzi, da un po’ dopo (che se siete quelli di “eh, ma i primi dischi erano meglio”… ok, ci siamo capiti): nel 2002 esce Source, Tags & Codes, il loro terzo disco, e la critica fibrilla a ragione. Il rock era stato appena stravolto da Radiohead e QOTSA (sembrava in meglio, ma era in realtà solo l’ultimo colpo di coda prima della miseria attuale) e poi arrivano questi a prendere il meglio dell’indie americano (segnatevi intanto la parola che poi ci ritorniamo) e ad ampliarne il discorso. Hanno i suoni dei Sonic Youth e la magnificenza onanista degli Smashing Pumpkins. Di più: hanno una cazzimma hardcore con squassi di doppia batteria e puzzano, tremendamente, di sudore. Ecco, però, il punto: non sono di Brooklyn, Portland o Seattle. Sono texani, brutti come la fame, grassi, non si lavano i capelli e probabilmente neanche i denti, bevono come spugne e portano gli anelli. Però Source, Tags & Codes è un disco della madonna e su quello concordano tutti.

Poi, com’è come non è, i nostri amici da Worlds Apart in poi (fra l’altro, altro capolavoro di disco) escono di testa e decidono di fare totalmente come gira a loro, ovvero: fanculo le classifiche, i generi, le etichette, le aspettative delle riviste, dei produttori, dei kritikini e via invece con artwork di sempre più cattivo gusto che paiono illustrazioni da fiera del fumetto scrauso, ma soprattutto grandiosità ed epica senza tempo, non più Corgan che si commisera nella sua cameretta, ma Bowie che atterra su questo mondo e saltella su una mazurca per pianoforte, cori da stadio (steam)punk-hardcore che però col cazzo che ne trovate altri arrangiati così bene. Vabé, non è che devo dirvi tutto io, recuperate anche questo e i due o tre che l’hanno seguito e vi fate un’idea di che cosa è una band folle e geniale che fa solo quello che vuole, senza compromessi.

Arriviamo ora a questo ultimo disco, che giunge dopo una fase di fiacca ed un silenzio di anni. Li pensavamo persi, magari a farsi seghe mentali cospirazioniste assieme a Matt Pike. E invece se ne escono di nuovo, perché le bollette le devono pagare pure i sognatori e gli alcolizzati, e lo fanno come sanno fare loro. Ovvero con un disco lucidissimo che sembra uscito quindici anni fa. E che sarebbe stato inattuale quindici anni fa, figuriamoci oggi. Ma a noi che seguiamo i consigli del Capro il concetto di Inattuale è caro, o sbaglio? Detto in altre parole: “I know I don’t belong and there’s nothing that I can do”.

Quindi, ok, come ve lo descrivo ‘sto disco: la grandeur è la stessa, per una Blade of Wind Noel Gallagher farebbe carte false, le canzoni ci sono, sono forse più pop di quello che vorrei, ma Who Haunts the Haunter è un bel trip andato a male e soprattutto Into The Godless Void è un singolo insensato, violentemente hardcore, furibondo e liberatorio che se mi capitano dal vivo ad un festival giuro che mi spacco i denti contro le transenne.

E veniamo finalmente al punto per cui dovreste dargli una chance anche oltre il valore intrinseco del disco. Questa è una band che fa davvero il cazzo che gli pare, contro il mercato, contro l’attualità, contro il buon senso, contro il buon gusto, contro i generi, ed è indipendente per davvero. Perché INDIE vuol dire solo e solamente INDIPENDENTE e chi questo non lo capisce e pensa che sia sussurrare su una basetta dance da due soldi la sua storiellina lamentosa del cazzo da ragazzo coi pantaloni coi risvolti, allora vuol dire proprio che si merita cose oscene come il mondo moderno, la trap e le produzioni di plastica della Nuclear Blast. (Lorenzo Centini)

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