Scusi cameriere, c’è del grind nei miei Incantation: CAUSTIC WOUND – Death Posture

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Nella vita ci sono domande utili e domande meno utili. Per la mia esperienza, le meno utili sono quelle che sostanzialmente non ci aiutano a fare nemmeno un passo in avanti nella nostra comprensione di noi stessi e del mondo, mentre quelle utili rientrano nella categoria opposta, e in qualche modo servono da trampolino a migliorarci. Ebbene, sarò strano, ma una domanda che non mi ero mai posto e di cui ho capito l’utilità solo ora è: come suonerebbero gli Incantation se facessero grind? In fondo il death e il grind sono molto più correlati di quanto si pensi, eppure gli Incantation hanno un modo talmente personale di intendere il death metal, e difficilmente ce li potrei vedere a fare canzoni da massimo due minuti, tutte blast beats e urla isteriche. Fatto sta che, nel mio girovagare in rete alla ricerca di nuovo materiale da fagocitare, mi sono imbattuto in questi Caustic Wound, americani e appena sbarcati sulla scena con il loro debutto Death Posture, e così ho avuto la risposta ad una domanda che non mi ero mai fatto.

Va detto che i Caustic Wound non sono proprio dei signori nessuno: incorporano il batterista dei Magrudergrind (una delle realtà più interessanti in campo grind), chitarristi e bassista dei Mortiferum e cantante dei Cerebral Rot. Insomma, stiamo parlando di gente che con il death metal ci va a nozze e che, in virtù di quella correlazione tra i due generi di cui parlavo poco sopra, ha deciso di “buttarla in vacca” (in senso buono) e sfornare una mezz’ora scarsa di massacro. Le radici da cui provengono i Caustic Wound si sentono tutte: è grind ma sembra death metal e viceversa. L’accostamento con gli Incantation non nasce solo dal fatto che la band di McEntee sia una delle mie preferite, basta ascoltare il disco per capirlo: growl da catacomba invece del canonico scream da grindcore, assoli riverberati in sottofondo di tanto in tanto e quei cazzo di rallentamenti pesanti come macigni che aumentano l’alone di oppressione e contribuiscono a quella sensazione generale di malessere che un disco del genere deve trasmettere. Ventisei di schiaffi e sputi in faccia per quello che è ad oggi il disco grind dell’anno.

2 commenti

  • “Siamo tutti in fondo a un inferno, dove ogni attimo è un miracolo” ( Emil Cioran). Dischi cosi’ fanno bene all’ anima.

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  • Se mi posso permettere un consiglio, buttate un ascolto a henry kane, the age of the idiot. Conosciuto con piacere in piena emergenza covid quando la transcending obscurity ha messo tutto online gratis o a prezzi letteralmente simbolici.

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