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Avere vent’anni: DOMINE – Dragonlord (Tales of the Noble Steel)

23 giugno 2019

Charles: E insomma, Morby se ne esce con un urlo pazzesco da far tremare i muri e via di Thunderstorm, col suo immortale ritornello che fa I raise my arms to the sky, so I can command the lightning etc, etc, che ti sale un fomento ancora oggi che sei un vecchio di merda, ti fa male la schiena, hai un sacco di minchiate a cui pensare, le bollette, la festa dei bambini, la pappa dei cani, gli stronzi sul lavoro e gli altri cazzi vari tipici di un rincoglionito come te che però, vaffanculo, ancora non è completamente rincoglionito come quasi tutti i suoi coetanei, anzi, gliela ammolla precisamente come quando non aveva una mazza a cui pensare tutto il giorno e non gli faceva male la schiena e si ricorda pure a memoria come inizia questo disco della madonna, Your time has come, a storm is coming. Our storm. And when it arrives, it will shake the universe, e si ricorda pure che era una citazione di Dune, che ok la testa ora è piena di altre puttanate, però le cose serie non le dimentichi. Le cose serie. Insomma, dare un degno successore a Champion Eternal era un cazzo per il culo enorme per i toscani. Come soltanto provare a pensare di fare un secondo disco, un disco che riuscisse a reggere vagamente il confronto col precedente, come evitare che i fan venissero a suonargli il citofono tutta la notte in segno di protesta? Fossi stato in Enrico Paoli avrei sudato freddo al solo pensiero. E invece un cazzo, cari amici: i Domine ebbero sì le palle di fare un secondo disco, che non solo regge il confronto col precedente ma ne è proprio la diretta emanazione, séguito, conseguenza, come vi pare; e i fan saranno pure andati a suonargli il citofono tutta la notte, però per fargli i complimenti, a cominciare dall’attacco di Defenders, che non ci si capacita di come gli sia venuto fuori un pezzo del genere. E vai di ulteriore ritornello immortale We are strong, we are the ones, etc, etc. È inutile che vada avanti. Voglio dire solo due cose ancora: 1) i Domine sono il più grande gruppo che abbiamo mai avuto in questo Paese e 2) la gente non sa cosa si perde a non essere metallari.

Trainspotting: Tutti voi avrete delle canzoni che vi ossessionano. Canzoni che cantate in continuazione, in qualsiasi contesto, i cui versi vi rimangono fissi nella testa tanto da partire nei momenti più disparati, e i cui riff mimate col piedino mentre state facendo tutt’altro. Ognuno di noi ne ha pochissime di canzoni così, per forza di cose, e per me una di queste è Dragonlord.

La capacità dei Domine di scrivere liriche pompose ed enfatiche, anche più dei testi moorcockiani da cui prendono ispirazione, fa sì che per me ogni situazione, anche la più prosaica e quotidiana, assuma una sfumatura eroica quando nella testa parte il coro For I am the bringer of war, I am the bearer of the black sword, and my name will be known to all: lord Elric of the bright empire of Melnibone, the Dragonlord!, oppure il passaggio I am doomed to walk again on the path of destruction, I’m the last of my race and I must fight my final battle!, che riesce a dare un tono marziale e apocalittico pure al tram affollato delle otto di mattina. I Domine all’epoca ebbero un discreto successo, quantomeno in Italia, ma molto meno di quanto avrebbero meritato, perché tutti cercavano power metal blastone e invece loro suonavano qualcosa che elevava di parecchio il tono rispetto a ciò che andava in quegli anni. Non ho mai amato Moorcock, dato che sono ossessionato da Howard almeno quanto sono ossessionato da Dragonlord, ma i Domine mi fanno costantemente venire voglia di riprendere il ciclo di Elric. Credo sia questo il miglior complimento che gli si possa fare.

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  1. Pepato permalink
    29 giugno 2019 12:11

    Che anni, che dischi. Il loro vero capolavoro secondo me è il successivo Stormbringer Ruler, ma già qui c’era una band stratosferica che ha interpretato l’epic metal americano anni 80 in una maniera freschissima. Che bei concerti ai gods of metal quando si cantava il coro di Dragonlord all’infinito, che potenza Morby, che felicità la grinta di Paoli. È curioso che dal primo disco in avanti loro si sono fatti sempre più pulitini e ordinari, e qui forse erano al loro picco di equilibrio fra potenti inni power e oscura malvagità epica. Ci mancano tantissimo.

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