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Rifugiarsi fra i boschi con EXUMER – Hostile Defiance

15 aprile 2019

John Rambo è come un vagabondo che si insinua nelle zone più remote dello stato di Washington; lo fa per incontrare un vecchio amico con cui condivise un fortissimo dolore, la guerra del Vietnam. Sarà presto accolto da uno sceriffo benintenzionato, Will Teasle, il quale lo accompagnerà dal compagno di plotone non prima di avergli offerto un pasto caldo e una confortevole doccia. Raggiunto l’ex soldato, lo scoprirà malato di cancro e penserà che sia colpa del terribile Agente Arancio. Mesi trascorsi al capezzale dell’amico gli faranno riscoprire i reali valori dell’umanità, che la giungla assassina e la crudeltà dei Charlie – nonché del proprio governo, ipocrita e opportunista – avevano letteralmente eradicato dalla personalità di un sempre più fragile John. L’amico guarirà dalla malattia, e i due correranno felici lungo le sponde dei fragorosi torrenti che circondano la ridente cittadella di Hope.

Hostile Defiance degli Exumer suona più o meno così, mentre Possessed By Fire è il film che avete visto decine di volte, cedendo puntualmente alla tentazione di rimanere su Rete 4 ogni volta che ritorna in programmazione. Il thrash metal a cui mi riferisco non è Hostile Defiance: è attitudine, nient’altro. Non è un qualcosa di calcolato al centimetro quadrato, né la fredda esecuzione di uno stile musicale arricchita con un paio di mid-tempo fatti di roccia, sulla scia di Blacklist degli Exodus. L’unica uscita coraggiosa presente in Hostile Defiance corrisponde alle tremende tastiere di King’s End; i suoi rari sussulti, ad una parte centrale di Raptor che effettivamente mi fa saltare sulla sedia ogni volta che la risento. E poi c’è pure Vertical Violence, devo ammettere che anche lei è davvero carina e che verso il finale, il disco tende a riprendersi un po’ dal torpore che lo aveva tenuto a capo basso fino ad allora.

A capino basso si fanno bene le pipe, non il thrash metal. Oggi in auto mi sono risentito Fabolous Disaster e cazzo quant’è invecchiato bene. E’ invecchiato bene perché gli Exodus quella concezione di come essere e suonare, l’avevano nella testa al momento di entrare in studio per l’incisione. Non so perché sto menzionando di continuo un gruppo al quale gli Exumer assomigliano pochissimo, ma so che in Hostile Defiance le cadenze e gli accenti di Mem Von Stein risultano gli unici guizzi capaci di far pensare ad un album sentito, oltre che fortemente voluto. Il resto è mestiere, incluse le ottime chitarre di Ray Mensh. The Raging Tides mi era piaciuto, e neppure poco: l’avevo ascoltato quattro o cinque volte in rapida serie, in un periodo nel quale neppure scrivevo qua sopra. Hostile Defiance ne risulta la copia matura e sbiadita, oppure il motivo per cui quando si nominano gli Exumer tutti quanti esclameranno a gran voce il nome di Possessed By Fire. Che poi, il suo successore Rising From The Sea era davvero belloccio, e alla voce c’era quel tale Paul Arakari, che – in quanto copia carbone di Cronos e del primo Tom Araya – adorai per davvero e senza un preciso perché. Storia del thrash metal tedesco, oggi da tenere d’occhio ma con un pizzico di sospetto in più: anche se a conti fatti ho molta più paura dei Destruction. Ah, occhio alle due cover presenti in fondo alla scaletta! (Marco Belardi)

2 commenti leave one →
  1. 15 aprile 2019 09:38

    Sono d’accordo. The Raging Tides è proprio un’altra cosa.

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  2. Fanta permalink
    15 aprile 2019 13:44

    “Mestieroso” ma molto gradevole il nuovo Exumer, per quel che mi riguarda. A proposito di cose invecchiate bene: ieri sera riascoltavo Renewal dei Kreator. È un disco molto sottovaluto, che personalmente amo. E mi è venuto da pensare che abbia in qualche modo aperto la strada ai Coroner di Grin.

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