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R.I.P. Pietro Giordano (1948-2017)

26 febbraio 2017

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“E prima che cosa faceva?”

”Facevo l’elemosina davanti alle chiese.”

La ricorrente, sempre uguale chiosa a ognuna delle interviste impossibili a Pietro Giordano, ora nelle vesti di uccello di stupratore, morto ammazzato, pezzo di merda o altra cosa inutile, mi pare oggi la sintesi più efficace, o perlomeno l’unico modo di sintetizzare, la vita del (non) attore palermitano che ricordiamo oggi con il solito mesetto di colpevole ritardo.

Perché l’elemosina davanti alle chiese la faceva davvero. Le due volte che l’ho incontrato – davanti alla Martorana o alla Cattedrale – era compreso nel suo ruolo, nel “lapardeo” che aveva incarnato, nella vita e sullo schermo, per più di trent’anni.

Franco Maresco, nella scarna dichiarazione che ha rilasciato in occasione della sua morte, ricordava la sua estrazione agiata e la sua avversione compulsiva per ogni forma di lavoro: la vita di Pietro Giordano è stata, in fin dei conti, un enorme sforzo per evitare di lavorare, e il suo impegno di attore non può essere considerato come tale. Forse una realizzazione esistenziale, una messa in scena di se stesso (cifra ben cara al cinema di Ciprì e Maresco), ma lavoro non riesco a chiamarlo, per una “cosa inutile” come lui. Cosa inutile che però, tra una cosa e l’altra è stato sui canali nazionali per anni e, nell’occasione del Ritorno di Cagliostro, riuscì pure a tener testa a Robert Englund (cosa ci facesse Robert Englund in Sicilia a fare un film con Ciprì e Maresco, ancora me lo chiedo, in uno dei più grandi cortocircuiti culturali dell’Italia moderna).

Guardare in quegli occhi davanti alla Martorana era come immanentizzare l’Eschaton, immergersi nell’abisso ciprimareschiano in cui noi mortali non avevamo accesso. Vederlo, due ore dopo, uscire da uno dei caffè più eleganti di Via Principe di Belmonte, chiudeva il cerchio luciferino della truffa mascherata da pietà, del fist in the face of God di chi ha fatto del parassitismo la sua ragione di vita.

Pietro Giordano è l’ultimo di quella generazione di attori ciprimareschiani a lasciare questo mondo. Pippo Paviglianiti, Carlo Giordano, Francesco Tirone appartengono al silenzio dell’oltre, e la Palermo raccontata da Ciprì e Maresco si allontana un anno luce di più. Che la Santuzza l’abbia in gloria.

One Comment leave one →
  1. Cicciuzzo permalink
    4 marzo 2017 12:27

    immanentizza l’escato’, daje!!! daje forteee!!!

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