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NEGATIVE APPROACH @Fabryka, Cracovia, 13.09.2014

26 settembre 2014

Negative Approatch plakat_0Ci dirigiamo a sud già alticci e con intenti bellicosi. Un tedesco, un portoghese e un sardo. L’obbiettivo e’ raggiungere il Klub Fabryka, a meridione della Vistola, dove un’autentica leggenda dell’hardcore mondiale si esibirà a breve: i Negative Approach.

All’arrivo vado a curiosare al banchetto del merchandise, mentre David e Andre, i due amici con il quale son venuto, litigano su chi pagherà il primo giro di birre. Trovo We’re Not in This Alone degli Youth of Today in vinile, che ancora mi mancava, e lo compro, lasciandolo soddisfatto alla guardarobiera, una bella ragazza che mi sorride, chiedendomi che tempo faccia fuori. E’ molto bellina e le rispondo che c’è tempo di merda (come al solito). Inutile, le slave son le mejo!
C’e’ anche uno stand che vende gulasch vegano (ma se è senza carne perché minchia lo chiamano gulasch mi domando e dico??) e pita con qualche salsa non meglio identificata. Memore di quella volta che David, a un festival punk a Varsavia, prese delle robe da uno di questi stand e passò il resto della serata seduto sul cesso, me ne tengo ben lontano. Continuamo a scherzare sulla questione fin quando non sentiamo le prime note provenire dalla sala interna. Sono i The Dog, band hardcore dal suono violentissimo e iper-veloce, che fa i suoi onestissimi 15 minuti di show e se ne va, lasciando spazio alla band successiva, i Castet. Provenienti dalla Slesia, sembrano avere un certo seguito, visto che vedo parecchi avventori cantare i loro pezzi a squarciagola. Il cantante in particolare, esibendo il suo pancino da birretta e il gigantesco tatuaggio sulla schiena inneggiante alla scena hardcore della Slesia, sembra reggere assai bene il palco, cazzeggiando tra un pezzo e l’altro e strappando più di una risata a un pubblico divertito. Una specie di cabarettista, insomma. Il loro suono è piu’ classico, e seppur abbastanza violento e grezzo, si avverte una qualche venatura riconducibile a delle influenze più melodiche quasi accostabili alla scena californiana dei giorni che furono (primi anni ottanta etc). Una buona prova, devo dire.

La caratteristica di questo tipo di concerti è che le band che si esibiscono non possono, per forza di cose, avere dei set giganteschi. Quando i tuoi pezzi durano, esagerando, un minuto e mezzo, e hanno quall’intensità, è ovvio che non puoi stare sul palco per più di 40 minuti, diciamo. Ergo, se la prendono comoda nel preparare il palco per gli headliner., dandoci così il tempo di andare a prendere la settima o ottava birra della serata.

brannonJohn Brannon sale sul palco. Ora ha i capelli lunghi e non esibisce il suo proverbiale “frontone”. Ma abbaia ancora che è una bellezza. Ringhia, sbava e vomita violenza pura. Can’t Tell No One, Sick of Talk e Hypocrite, trittico micidiale. Nonostante ciò, noto con disappunto, e me ne ero già fatto un’idea in precedenza, che, a differenza di quelle metallare, in Polonia le serate hardcore non sono molto movimentate. È la volta quindi di Tied Down, Fair Warning, Pressure e la distruttiva Ready to Fight, che cantiamo a squarciagola sotto il palco, e una cover di Borstal Breakout degli Sham 69. Dal pubblico un tizio urla: “FUCK YOU!”, John Brannon lo fulmina con lo sguardo (sembra essere molto permaloso, l’amico), e prosegue annunciando il pezzo successivo. L’affluenza è davvero bassa. Il che mi fa pensare che in questa città la scena hardcore non abbia poi cosi’ tanto seguito. Nulla a che vedere con l’affluenza per il concerto dei Vader che si terrà nello stesso luogo giusto una settimana dopo e di cui parleremo nei dettagli sempre qua su MS.

Dopo un set di circa 40 minuti, con tanto di bis in cui viene proposto anche l’inno Chaos dei 4 Skins, restiamo al bar a bere un numero imprecisato di birre fino a quando non si fa una certa e andiamo via riuscendo a prendere l’ultimo autobus per miracolo, risparmiandoci così l’improponibile camminata fino in centro. Evidentemente l’hardcore e il D-Beat non sono molto nelle corde dei polacchi. Ricordo infatti anche una bassissima affluenza al concerto dei GBH un anno prima. Speriamo vada meglio ai Cockney Rejects tra una settimana, visto che almeno i Toy Dolls avevano fatto il pienone. Peccato, però.

5 commenti leave one →
  1. Luca permalink
    26 settembre 2014 15:45

    “gulash vegano” …che squallore di perbenismo ricchionismo etc… se lo stato di salute di un popolo si vedesse anche dal rapporto con la propria tradizione alimentare nel nostro continente si salverebbero in pochi, Serbia, GRecia, Bulgaria, Russia e pochi altri

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    • 29 settembre 2014 14:40

      Invece tu mangiando carne spiccherai per scorrettezza e eterosessualità… credici dai

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    • 29 settembre 2014 20:07

      Credo che i Dead Kennedys avessero in mente esattamente la mentalità sottostante a questo tipo di commenti quando hanno composto il pezzo più celebre di “In God We Trust, Inc.”.

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  2. Tonino permalink
    27 settembre 2014 14:11

    arcore ! arcore! sei stato il primo amore!

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