Tim Lambesis si dichiara colpevole. Gli avvocati: è colpa degli steroidi

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Era un po’ che non ci si occupava più di processi per omicidio, accoltellamenti, presunti atti di terrorismo o laboratori di metanfetamina gestiti da chitarristi rimbambiti. Giusto per ricordarsi che il metal non è composto solo da personaggi perbenino che indossano una cravatta e pretendono di dare lezioni di marketing a una platea di imprenditori gallesi ma è anche fatto di gente che non sta granché bene e che esprime il suo malessere nelle forme più disparate. Si prenda, ad esempio, il caso Tim Lambesis che negli States ha scatenato un gran bailamme (ma si sa che gli americani adorano rimestare in questo genere di grottesco torbidume). Il frontman della metalcore band cristiana As I Lay Dying, oltre che della concept band dedicata alle avventure cinematografiche di Arnold Schwarzenegger (e canta pure con questi altri qui) nel maggio scorso viene imprigionato con l’accusa di aver assoldato un sicario per ammazzare la moglie. Si apre il processo e lui si dichiara estraneo ai fatti. Poi, con un bel GPS addosso, è rilasciato su cauzione. Proprio in questi giorni Tim ha ammesso la sua colpevolezza. Ma andiamo con ordine. Tutto inizia in una sala pesi di Carlsbad, California.

Il nostro eroe, separato dalla moglie (la coppia ha pure adottato tre bambini), si lamenta della sua situazione familiare col personal trainer Brett, col quale è entrato molto in amicizia. Pare abbia detto all’amico che quella strega di Meggan, la moglie, lo costringeva a stare sempre in tour per fargli guadagnare più soldi possibile, tenendolo lontano dai figli, così gli dà un appuntamento nel parcheggio della palestra col fine di chiedergli se fra le sue conoscenze avesse da segnalargli il nome di uno disposto a farla fuori. Pare anche che l’istruttore di bodybuilding a quel punto avesse segnalato la cosa ad un avvocato per poi mettere in contatto il prode Tim col fantomatico ‘Red’. Il killer, il quale altri non era che lo sceriffo della Contea di San Diego sotto copertura mandato lì per incastrare il mandante del potenziale omicidio, prima si fa consegnare la bustarella con l’anticipo e le foto della moglie poi lo arresta e lo sbatte in gattabuia. Oggi Tim, che gioca la carta del patteggiamento, rischia una pena per un massimo di nove anni di detenzione e diecimila dollari di multa. Gli avvocati, da parte loro, tentano di addolcire la giuria cercando di dimostrare che il trainer altri non fosse che uno spacciatore e che il povero Tim era andato fuori di testa per colpa dell’eccessiva assunzione di steroidi. Se la cosa prenderà una piega ancora più assurda state tranquilli che vi terremo aggiornati. Certo che solo in America…

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