Once upon a time in Norway #8 – Grim&frostbitten OBOS

E insomma, l’avrete visto anche voi, mo’ che l’hanno linkato anche quei buontemponi di Repubblica:

Chiariamo prima di tutto una cosa: OBOS è una cooperativa immobiliare nata alla fine degli anni ’20, in un periodo storico in cui in Norvegia non si trovava casa manco a piangere, e che ora è diventata una mostruosa (303.219 membri, dice Wikipedia, su cinque milioni di abitanti, dico io) organizzazione paramassonica in cui l’anzianità maturata si passa di padre in figlio. Risultato: a noi stranieri che portiamo avanti questo paese ce la mettono nel didietro vita natural durante, fregandoci gli appartamenti anche quando saremmo disposti a pagarli di più dei loro membri.

Detto questo, la simpatica pubblicità in cui OBOS ci chiede di iscriverci, perché noi mica siamo come gli italiani che stiamo a casa di mammà, ha scatenato ire funeste e boicottaggi da parte della comunità italiana, ma anche reazioni d’ilarità, nonché la risposta di un amico e galantuomo, che ha fatto presente che in Norvegia puoi prendere per il culo gli italiani ma non altra gente: prova a dire alle ragazze pachistane di seconda generazione di iscriversi a OBOS, così si evitano i matrimoni combinati, o al somalo che ha appena ricevuto l’asilo politico che con un appartamento di proprietà potrà far rimpatriare le sue quattro mogli. Poi sai le matte risate.

Comunque, per quanto mi riguarda, la risposta è una sola, categorica e imperativa per tutti:

Quando voi stavate ancora sugli alberi, noi eravamo già froci.

Ciò detto col massimo rispetto e stima di tutti i norvegesi non OBOSiani e di tutti gli amici omosessuali (lo sapete, Metal Skunk è un blog contro la droga, il download illegale, l’omofobia e strettamente pro norvegesi, se non altro perché hanno inventato il black metal). Ma la citazione palermitanesca è troppo bella per essere censurata.

Tutto ‘sto discorso mi ha fatto tornare alla mente come nel black metal norvegese gli italiani non abbiano mai davvero preso piede. Lo so che Tizio e Caio hanno fatto un cameo negli Aborym, ma oltre a questo chi si ricorda di italiani che abbian fatto breccia nel paese del genere musicale più bello del mondo?

C’era Janos, una volta, da Rivoli Blut und Boden, che era finito a suonare nei Lunaris, un gruppo di cui credo si vergognasse un po’ anche lui. Ricordo che al suo rifiuto di darsi un war name da deficiente, gli avevano detto “ok, però allora metti pure il cognome (Di Croce), così fa più mafioso”. Hai capito. Io e Janos dividevamo la doppia in uno studentato, e lui mi aveva presentato tutta la meglio gente di quel giro – in cui, c’è da dire, non sono mai entrato – poi so che il gruppaccio l’aveva fatto fuori, lui era rientrato in Italia e ci siamo persi di vista. LinkedIn lo dà di nuovo attivo in Norvegia. Ja, se sei vivo, batti un colpo.

E a me non è che sia andata meglio. Certo, le paste al forno più buone del mio Erasmus le ho mangiate a casa di Patrizia, quando ancora lavorava alla Moonfog e stava ancora con Idar dei 1349, ma nell’inner circle non mi ha mai cagato nessuno. Insomma, stai a vedere che il black metal norvegese è una succursale di OBOS?

Chissà. Comunque, sempre per rimanere in tema immobiliare, in Norvegia è arrivato l’autunno, come cantavano i Darkthrone. E ti basta fare una gita fuori porta che ti trovi a passare la notte in posti così:

Il che mi ha fatto tornare alla mente un’altra storia, che mi ero quasi dimenticato. Se non vado errato, Fenriz una volta ha detto di aver trovato l’ispirazione per Høstmørke (“buio autunnale”, appunto) durante una passeggiata in montagna di diversi giorni con Satyr, immortalando il tutto in copertina. L’aria fresca deve avergli fatto bene, se ancora oggi possiamo godere di gemme come questa.

E questa storia, volendo chiudere il cerchio, smentisce i miei sospetti: il black metal è anti e non pro OBOS. Nelle baite dove Fenriz e Satyr sicuramente avranno pernottato, vige la legge socialdemocratica della brotherhood of black metal: a qualunque ora del giorno e della notte, in qualunque clima, se la baita è piena o no, al fratello del metallo sono garantiti un giaciglio e una coppa d’idromele. Almeno fin laggiù OBOS non è arrivata. Altro che i famigerati gestori dei rifugi del CAI. E salutam’a Satyr. (Giuliano D’Amico)

One comment

  • Ma quali passeggiate poco virili con Fenriz e Satyr, io in una baita del genere ci passerei le feste coccolandomi con una bella manza, con fuori bufere di neve e -40° e dentro tanti alcolici e pelli di animali sparse ovunque. E con Sorgsvart in sottofondo.

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