LENTO – Live Recording 8.10.2011 (Denovali)

La prima considerazione è ovvia ma inevitabile: quale è il senso di fare uscire un live album a brevissima distanza dall’ultima uscita ufficiale, avendo peraltro solo due album (e mezzo) alle spalle? Le ragioni possono essere molteplici e in questo caso la risposta non può certo essere il fantomatico ‘per soldi’, una cosa (legittima, peraltro) che però può valere per l’ennesimo inutile album live degli Iron Maiden (oramai lì siamo allo scherzo) ma non di certo per un’uscita come questa che poggia su un’etichetta dall’indiscutibile etica underground e che punta comunque a numeri ristretti.

Volendo allargare un minimo il discorso varrebbe anche la pena di spendere due parole sul concetto di live album stesso, quanti sono in tutta onestà i live necessari (o quantomeno belli) che avete ascoltato negli ultimi quindici/venti anni? Così a memoria non me ne viene in mente neanche uno a parte forse questo, qualcosa di storico uscito dagli archivi degli anni 70 e l’unplugged dei Nirvana (per la lista di tutti quelli che ho scordato utilizzate pure i commenti). In genere si tratta quasi sempre di best of dal vivo più o meno ritoccati, con suoni più grezzi e poca fantasia, nulla che si possa davvero preferire all’originale registrato in studio. Nel caso di Live Recording 8.10.2011 siamo circa sulle stesse coordinate con l’aggravante che i Lento ci hanno abituato a una produzione complessa e raffinata che qui per forza di cose può non essere riprodotta se non in maniera parziale (non è questione di essere maniacali, ma la batteria registrata così risulta un po’ fiacca). Però ascoltato tutto d’un fiato (come sempre si dovrebbe) c’è da dire chela prestazione della band è notevole, una botta muscolare e al contempo articolata, cosa che poi è la loro cifra stilistica. Non è corretto parlare di serata di grazia perché questo tipo di prestazioni per i Lento sono la norma, peccato invece che molto spesso i locali italici abbiano un’amplificazione talmente pessima che la resa sonora risulta mutilata. In questo senso una setlist che mette in secondo piano la componente ambient è probabilmente una scelta obbligata dalla dimensione del concerto che non una decisione ponderata.  Scaletta ben amalgamata che prende il meglio dall’ultimo Icon (una Hymen notevole) lo mischia ad alcuni brani estratti dal primo (uno dei miei album italiani preferiti di sempre, come si diceva qui) e presenta anche un brano nuovo Vault (bello). Peccato per la mancanza di Currents, probabilmente il loro miglior pezzo in assoluto. L’album non lascia intravedere possibili direzioni future o evoluzioni rilevanti, questo il maggiore difetto di una release buona ma non certo imprescindibile, come spesso accade per queste uscite dedicate ai fans più fedeli. (Stefano Greco)

3 commenti

  • “(per la lista di tutti quelli che ho scordato utilizzate pure i commenti)”

    Citerei volentieri The origin of the feces dei Type 0 Negative, il finto live registrato in studio. Mi piace la storia che c’è dietro al disco e il fatto che il gruppo abbia ammesso candidamente che si tratta di una burla (o di una presa per il sedere visto il titolo dell’album).

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  • “Birthday Concert” – Jaco Pastorius

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