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BURZUM – From The Depths Of Darkness (Byelobog)

13 dicembre 2011

Una cosa ti va data, caro Varg Vikernes 1994-23 luglio 2011. Quella di essertene stato zitto e averci lasciato, bene o male, in pace. Prima e appena dopo essere finito al fresco ne sparavi di tutti i colori. Giustizia giudea, Vargsmål e cazzate varie. Poi hai cominciato a fare i tuoi dischi con le tastierine Bontempi (altro che capolavori come questo), hai raccontato la tua versione dei fatti, hai scritto i tuoi trattatelli di toponomastica, ma non hai più rotto le palle; infine hai saldato i conti con la giustizia, ti sei comprato la fattoria e hai pubblicato due dischi perfettamente trascurabili. Ma non ci hai deliziato più con perle di geopolitica.

Fin qui tutto bene, c’è da dire. Poi il 22 luglio è successo quel che è successo, e hai pensato bene di aprire bocca. Come Roberto aveva documentato a suo tempo, ce n’era per tutti i gusti. Da Breivik burattino delle plutocrazie giudaico-massoniche al ragionamento finissimo secondo cui “i veri nazionalisti non uccidono i bambini della propria nazione, anche se qualcuno cerca di far loro il lavaggio del cervello. Non erano (ancora) estremisti marxisti; erano solo bambini.” Cioè: se erano stranieri e/o un po’ più grandicelli, andava bene.

Mi sono chiesto più volte perché tu abbia deciso di perdere quest’occasione di stare zitto, dopo tante che ne avevi colto, e la spiegazione migliore che mi sono dato è che qualcuno ti aveva scalzato dal tuo ruolo di nemico pubblico numero uno. Pensateci: in questo paese non era/è mai successo niente. In Norvegia ancora adesso si chiedono se devono mandare in galera un famoso pittore ultra evasore fiscale perché chissà, forse la collettività ha bisogno dei suoi quadri. L’altra settimana si è seminato il panico in città: i supermercati hanno finito le riserve di burro, per via dell’ultima moda delle diete povere di carboidrati (cioè: mangia tre chili di bacon al giorno e camperai cent’anni). Fare le torte con la margarina non è passato per l’anticamera del cervello a nessuno.

Insomma, un bel giorno spunti tu che bruci le chiese e ammazzi il tuo rivale, capisci che ne hai di subcultural capital per farti odiare da tutta l’opinione pubblica. E così è andata avanti per più di quindici anni, pure quando sei uscito dal gabbio e ti sei messo a fare il contadino. Poi un bel giorno spunta Breivik e ti scalza dal trono. Vuoi non sparare qualche cazzata subito per cercare di non perdere il secondo posto? Ma mi sa che stavolta sei davvero fuori dai giochi.

Mbèu, non so, il ragionamento fila? Forse ha ragione Svein Egil Hatlevik (ex Dødheimsgard, ma non importa), l’unico giornalista al mondo che abbia scritto di black metal con del sale in zucca, quando diceva nella sua recensione di Belus: “Chi sia veramente questo Varg Vikernes, coccolato dal mito, è davvero al di fuori della mia comprensione. Ma quando ascolto Belus, non riesco a non pensare al toro Ferdinando, che voleva solo stare seduto tutto il giorno sotto una quercia ad annusare i fiori. (…)Un giorno il toro Ferdinando si sedette su un calabrone e cominciò a dare di matto. I matador si misero in coda per affrontare il mostro, ma in realtà Ferdinando voleva solo stare seduto sotto la quercia ad annusare i fiori.” Il mio come il suo sono tentativi di descrivere l’impenetrabile, perlomeno.

Embè, dov’è la recensione? diranno i miei piccoli lettori (scusa Ciccio, era tua). Ah boh, in realtà era una scusa per farvi leggere quanto sopra. Cosa volete che ci sia da dire: i pezzi li conoscete, sono quelli lì solo registrati un po’ meglio e con una voce ascoltabile. Insomma tutto ciò che succede è che si perde l’atmosfera, vale a dire l’unica cosa decente che c’era in quei pezzi. E dell’atmosfera era parte integrante quella voce con cui “ho sempre mietuto grandi successi in società, quando urlavo con voce nasale «Non voglio andare a dormire!»o «Voglio un gelato!» scimmiottando il dialetto di Bergen, per illustrare le associazioni mentali che mi venivano in mente quando ascoltavo i primi album di Vikernes” (sempre Hatlevik).

Oppure potremmo fare della psicanalisi da strapazzo dicendo che From the Depths of Darkness altro non è che la seconda occasione che Vikernes perde per stare zitto. Belus e Fallen, alla fine, non facevano male a nessuno; qui si scherza col fuoco, si rischia di rovinare intere generazioni. O ancora, potremmo addirittura fare del complottismo (altro che Eurabia) e dire che guarda un po’ Vikernes ci dona questa perla sotto Natale, proprio come faceva il suo illustre predecessore Henrik Ibsen, per sfruttare il mercato natalizio. Del resto è già stato dimostrato che Ibsen e Vikernes sono uniti da intime affinità elettive. Fate un po’ voi: io torno sotto la quercia ad annusare i fiori. (Giuliano D’Amico)

5 commenti leave one →
  1. Ruralpower permalink
    13 dicembre 2011 14:21

    Praticamente il tipo ha preso la copertina di Det som… e l’ha messa ingrandita al posto di quella del disco omonimo, ha registrato l’album in modo pulito come se fosse una delle ultime uscite di Taake escludendo pure il brano W.a.r. e aggiungendo 3 intro stronze, il tutto senza il benchè minimo concept di fondo. Grazie, ma preferisco tenermi ben stretto le edizioni della Misanthropy (quella si che era un’etichetta; In the woods, Mayhem, Burzum, Babylon whores, Solstice…).

    Dopo essere uscito di galera non ne ha fatta veramente una buona. Belus è appena decente (con una copertina e un booklet orribili se si pensa a un capolavoro come Filosofem che conteneva alcune opere di Kittelsen), Fallen è bello solo per la ciaciona in copertina e la magia dei dischi precedenti, inclusi Hlidskjalf e Daudi Baldrs, è completamente sparita.

    Ora mi manca solo di sentire l’edizione 2011 di Under the sign of hell. Dannazione.

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  2. ftbkk permalink
    13 dicembre 2011 21:51

    ma che cazzo dite?

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  3. 14 dicembre 2011 12:04

    Premetto fin da subito che molte sparate di Varg sono incommentabili vista la loro intrinseca puerilità.
    Per quanto riguarda l’articolo, i gusti musicali sono soggettivi, quindi non sto a discutere sul fatto che uscite come “Belus” e “Fallen” siano o meno tra le migliori del 2010-2011, come pure non posso che concordare sulla puzza di operazione commerciale di questa uscita, eppure trovo l’articolo assolutamente pretestuoso e, cosa ancor peggiore, autoreferenziale, nel senso che mi sembra costruito ad hoc per giungere al pdf finale. Per carità, bravo etc ad essere lì e a fare quel che fai etc, ma penso potesse essere benissimo evitabile questo sfoggio di “Io so io e voi non siete un cazzo”; insomma l’articolo non sarebbe stato di per sé malvagio (anzi, in linea con lo stile MS che non guarda in faccia a nessuno), ma quell’aggiunta finale è proprio una caduta di stile, della serie tiratela meno…

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  4. 15 dicembre 2011 11:32

    che dire…io tutta ‘sta pubblicità non la vedo, anche perchè il pdf incriminato è in norvegese, ed io in norvegese so dire solo “skald av satans sol” e “over gjell og gjennom torner”, anzi per quest’ultimo ho dovuto anche fare un cerca su gugl…

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Trackbacks

  1. De senectute « Metal Skunk

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