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BEFORE THE DAWN – Deathstar Rising (Nuclear Blast)

24 marzo 2011

Io non volevo farmelo, Facebook. L’unica persona che poteva convincermi a farlo era la mia ragazza, e infatti è per colpa sua se mi ci sono invischiato. La cosa che mi dà più fastidio di codesta trappola demoniaca non è tanto il regalare dati personali al sordido consesso plutomassonico che governa il mondo da una caverna sotterranea in Agarthi, tanto non ho in programma nessun atto di ribellione violenta né mi interessa rovesciare il potere costituito. So di contravvenire agli insegnamenti dei Ratos De Porao quando dicevano è troppo facile morir per niente senza lottare con il potere, ma io sono molto pigro e ho troppe cose da fare. Poi i Ratos De Porao non so cosa facciano in realtà per lottare con il potere, anche perché considerando che in trent’anni hanno fatto venti dischi e chissà quante migliaia di concerti, e considerato pure che il cantante (sublimemente soprannominato “gordo”) pesa quattrocento chili e quindi mangerà in continuazione, ecco, non so quanto tempo gli rimanga per lottare con il potere. Tutto questo per dire appunto che i malvagi burattinai delle sorti globali non se ne fanno niente dei miei dati personali, a parte forse riempirmi di spam la casella di posta. Bruce Sterling ci ha fatto la sua fortuna, sulla gente che si ammazza per il controllo delle banche dati, ma dato che io il cyberpunk non lo sopporto non mi sento in dovere di giustificarmi con lui come ho fatto con i Ratos De Porao.

Dicevo: la cosa che mi dà più fastidio di Facebook è la caduta del velo di Maia e l’abbattimento della barriera ascoltatore-musicista. A me, per esempio, hanno sempre dato fastidio quelle persone che se ne uscivano con dicerie vere o presunte tali sulla vita privata dei miei beniamini, per metterli in cattiva luce e sminuirne l’opera. Roba del tipo i manowar sono ridicoli, joey de maio vive nel seminterrato dei genitori a cinquant’anni ed eric adams è finocchio e fa l’animatore alle feste dei bambini, cose così. Io non voglio sapere cosa fa davvero Eric Adams nella sua vita privata. Per me Eric Adams vive sulla cima di una vetta innevata e passa le sue giornate a decapitare i nemici e far esplodere amplificatori con gli acuti. È sempre stato così da quando ero in età puberale e voglio che continui a essere così. Lo pretendo, cazzo. È il mio mondo interiore, la mia fantasia, la mia passione e nessun nemico del vero metal ha il diritto di entrarci. 

Insomma, io su Facebook sono ‘amico’ di Tuomas Saukkonen, fondatore, leader e compositore unico dei Before The Dawn. I Before The Dawn sono un’ estensione di Tuomas Saukkonen, tanto che all’inizio erano quasi una one-man band. In generale, ascoltando le sue cose più riuscite (e cioè i primi dischi dei BTD e i Black Sun Aeon, un altro suo progetto), avevi come l’impressione che lui ti spalancasse la sua anima, e quello che c’era dentro era ciò che avevi imparato a percepire nel mood generale dei gruppi finlandesi, ma in modo diverso. Spesso, nei gruppi finlandesi, l’oscurità interiore, la depressione, la disperazione sono portate al parossismo fino a diventare caricature grottesche, oppure sfociano nel cinismo e nella sorniona rassegnazione, o ancora vengono mascherate, mischiate con i clichè del metal estremo. Nei Before The Dawn spesso erano mostrate esattamente così come sono. Una linea come

after all the life inside
still so much death in my thoughts
it’s killing me

Ecco, potrà sembrare banale, ma non lo è. Non lo è perché  il mal de vivre non arriva in modo elaborato. Spesso non ha cause precise, a volte ha cause davvero stupide, e puoi non sapere da dove arriva, o perché arriva, o perché ti prende a quel modo. Ma le corde che tocca, i concetti intorno a cui ruota sono molto semplici, quasi archetipici. Conoscevo un tizio a cui piaceva interpretare il ruolo di quello sick & twisted, e se ne usciva con cose strane tipo che si tagliava le braccia (all’epoca non era di moda come adesso) e intanto gli passavano davanti agli occhi visioni di morte e devastazione. Non ci voleva molto a capire che quel tizio sparava cazzate per fare lo splendido. Quello che ti viene quando stai MALE è  più una cosa tipo

today i feel
i wish to disappear
leave without a trace
wish to become
a transparent one

Che farà anche meno colpo sulle ragazze, ma tant’è. Uno non è che ha molto tempo di pensare alle ragazze quando sta sotto a un treno. È un mondo difficile.

Che poi Saukkonen i clichè ce li mette eccome, nei suoi testi. E anche nei video. C’era un video in cui gli spuntavano delle ali da demone, voglio dire. Ma in qualche modo riesce comunque a ficcarci dentro cose come quelle appena citate, aprendo sé stesso senza vergogna. A questo punto il problema è duplice. Innanzitutto Deathstar Rising è il peggior disco dei Before The Dawn. Uno che ha scritto pezzi clamorosi come My DarknessDeadsongDisappear, Black DawnWrath o Unbreakable non se ne può uscire co sta roba. Dai cazzo. Il singolo Deathstar, come detto, è una clamorosa porcata, e ci hanno fatto pure il video. Gli unici pezzi belli stanno alla fine:  Sanctuary (che risalta la sempre splendida voce di Lars Eric Si,  membro fondatore degli Winds), Wraith (che non è Wrath, ma del resto questi hanno scritto due canzoni distinte intitolate entrambe Fade Away, caso penso unico al mondo) e soprattutto Butterfly Effect. Ma niente per cui strapparsi i capelli. Il problema dell’album è che è troppo zumpettante, allegrotto, con i riff in levare da fiera di paese che coi Before The Dawn non c’entrano davvero una mazza. C’è una predominanza di accordature aperte che rendono le atmosfere più solari e meno claustrofobiche che in passato. Praticamente viene meno la stessa ragion d’essere della band. Ed è un peccato, perché con una produzione del genere un disco come 4:17 AM sarebbe stato un capolavoro più di quanto già non lo sia. Un’occasione buttata al vento.

Il secondo aspetto del problema, indissolubilmente legato al primo, è che con Facebook io ho una finestra aperta sul mondo di Tuomas Saukkonen. Ce l’avevo anche prima, grazie ai suoi testi, ma adesso posso vedere anche quello che non vorrei vedere. Non perché il tizio faccia niente di particolare, anzi sembra avere una vita piuttosto ordinaria. Ma essere messo al corrente della routine quotidiana, di quanto ha alzato in palestra oggi, di cosa ha mangiato nel pic-nic con la fidanzata, non so, mi prende a male.  Perdonate l’inutile sfogo. Voi direte che sono un imbecille, perché basterebbe non aggiungere sta gente tra i contatti. Eh lo so, ma purtroppo sono un imbecille. Chiunque sia riuscito ad arrivare fino in fondo a sto pistolotto e non ha cliccato sulle canzoni linkate però è più imbecille di me. (barg)

PS: l’anno scorso i Before The Dawn vennero a Roma di spalla agli Amorphis. Beccai Saukkonen vicino al banchetto dei cd e gli dissi che io ero venuto solo per loro, perché gli Amorphis non mi piacevano molto e comunque non li ascoltavo più da anni. Lui mi rispose sconvolto, dicendo che non era possibile che gli Amorphis non mi piacessero, ma soprattutto che non era possibile che gli preferissi i Before The Dawn. Anche per questo, idolo.

6 commenti leave one →
  1. procrastinator permalink
    24 marzo 2011 11:09

    esattamente…anche io non sono un fan dell’aggiungere i propri idoli musicali su fb…poi scoprire che messiah marcolin magari il sabato sera va in disco…per questo non l’ho aggiunto…anche se quasi quasi…ora lo faccio

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  2. Sayyadina, permalink
    24 marzo 2011 13:16

    Forse “gordo” lotta consumando tutti i viveri del potere corrotto, riducendolo allo sfinimento. Vuoi mettere.

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  3. nunzio permalink
    24 marzo 2011 18:42

    Allora.
    Sulla questione Facebook/Caduta dei miti/crepuscolo degli Idoli non posso che essere d’accordissimo, ci mancherebbe. Forse sul Gordo un p0′ di meno ma sticazzi.
    E’ che io il malessere di Trainspotting lo capisco e l’ho sentito maturare sin dai tempi di MS cartaceo, dai Sentenced ad oggi, dunque onore al nostro Werther metallaro.
    Che dire della recensione? Trainspotting è il Dickens del metallo internettiano!

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