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MOTORPSYCHO – “Heavy Metal Fruit” (Rune Grammofon)

19 maggio 2010

Potrebbe destare qualche stupore il fatto che una band che non molti anni fa intitolava un proprio album “Heavy Metall Iz A Poze, Hardt Rock Iz A Laifschteil” (scritto proprio così) dia oggi alle stampe un album che si chiama “Heavy Metal Fruit” e che ha in questo titolo un riferimento esplicito alla propria musica. In realtà tale stupore potrà assalire solo gli ascoltatori poco avvezzi al mondo sonoro dei Motorpsycho, al loro sense of humour, al loro gusto nello scegliere i nomi dei dischi (riprendendo proprio Roadwork Vol. I forse “Hardt Rock Fruit” sarebbe stato più appropriato però è sicuramente un titolo peggiore) e infine al loro innato eclettismo. Un eclettismo e una visione del rock a 360 gradi che, nel corso di una oramai ventennale carriera, ha permesso loro di essere accostati di volta in volta alle entità più spigolose e ortodosse del grunge, alle sabbie bollenti dello stoner rock e in ultimo a metterli in posizione prominente della nuova ondata heavy psycho tuttora in corso. L’album rappresenta l’ennesimo capitolo di una discografia che praticamente non conosce punti morti, pur senza arrivare alle vette compositive della manciata di capolavori pubblicati nella seconda metà degli anni ’90 (ma senza neanche esserne troppo lontano). Proprio dalla produzione di quel periodo viene recuperata una certa propensione alla pesantezza rock seventies (da qui probabilmente il titolo) che aveva ad un certo punto lasciato il posto a suggestioni più morbidamente pop-lisergiche. Esplicative di tale ritrovato spirito le parti più classicamente heavy di brani quali “Starhammer” o “W.B.A.T”, pezzi che peraltro data la loro complessità è però davvero difficile arrivare ad etichettare e a incasellare in quell’insidiosissimo esercizio che è l’attribuzione di genere applicato a questo trio norvegese. Provate a incasellare “Gullible’S Travails” e probabilmente vi ritroverete con una di quelle definizioni posticce (e ridicole) di circa quindici aggettivi uniti da un trattino. Comunque, per molti versi, questa musica è davvero un frutto dell’heavy metal, ne recupera certo spirito antico come la sua parte più integra e vitale ovvero il riff, l’elettricità e il sudore. Insomma: un altro grande album e loro sostanzialmente mostri. (Stefano Greco)

3 commenti leave one →
  1. Leonardo permalink
    19 maggio 2010 12:23

    Recensione azzeccatissima! Avrei citato amche le reminiscenze dei Pink Floyd a volere essere puntiglioso :)))

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