Author Archives: Marco Belardi

Avere vent’anni: SOILWORK – Steel Bath Suicide

Ci sono due tipi di death melodico svedese: quello buono, e quello di una bruttura di livello planetario, che riempì gli scaffali dei negozi di uscite che non avrebbero dovuto vedere la luce. Mai. Se da una parte regnavano Slaughter Of The Soul, Whoracle e altre chicche di quella portata, con l’avvento degli ultimissimi anni Novanta non fu presa abbastanza in considerazione

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Avere vent’anni: GRAVE DIGGER – Knights Of The Cross

Ci sono due album dei Grave Digger per cui vado letteralmente pazzo: uno è The Reaper, che li rilanciò nei primi anni Novanta nella migliore maniera possibile, l’altro è Knights of the Cross – col quale li conobbi in un momento storico nel quale non era possibile che tu, o un amico oppure anche un conoscente, non avessi sentito parlare di Rebellion (The

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Incantation/ Suicidal Causticity/ Vilemass @Circus club, Scandicci (FI) 18/05/2018

La sfiga si è abbattuta su di me come una scure dopo che, al termine di un’attesa durata anni, ero finalmente riuscito a vedermi dal vivo gli Incantation all’ennesimo passaggio per le terre toscane. In passato erano stati gli imprevisti dell’ultimo minuto e soprattutto la febbre a farmi desistere, stavolta si è messo di mezzo il computer. Il mio vecchio

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Suicidarsi in rapida sequenza: CARCASS e KYUSS

Esistono album a cui sono infinitamente affezionato, ma che non ho mai avuto il coraggio di definire bellissimi. Di uno abbiamo parlato qua in un vecchio articolo di Avere vent’anni ed è niente meno che Swansong dei Carcass, una delle release più chiacchierate e messe in discussione degli anni Novanta. Non che gli mancasse la concorrenza, perché in quei tempi un

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Arizona: terra di deserti, canyon ma soprattutto thrash metal

Che si parlasse di Oakland, Palo Alto o Berkeley, dalla cosiddetta Bay Area californiana situata a sud di Santa Rosa usciva tanto thrash metal da domandarsi il perché. C’era veramente l’imbarazzo della scelta, e che tu lo suonassi in maniera più conservatrice e tipica dello speed anni ’80, come gli Heathen in Breaking The Silence (quello della bellissima Death By

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