Avere vent’anni: IRON MAIDEN – A Matter of Life and Death
Ci sono un sacco di ipotesi sul perché sono più di cinquant’anni che l’uomo non mette piede sulla Luna, da quelle più realistiche a quelle totalmente complottiste, che però sono le più interessanti: tipo, perché ci sono spazioporti alieni sul lato oscuro del nostro satellite, perché la Luna risuona cava se le cade qualcosa sopra e quindi è artificiale, perché le sue dimensioni e la distanza tra la Terra ed il Sole sono in rapporto troppo stretto tra loro per non poter essere il frutto di un qualche studio a tavolino da parte di una avanzatissima e potentissima intelligenza esterna, e blablabla.
L’ipotesi che va per la maggiore tra i complottisti, però, è che era tutto finto, gli americani sulla Luna non sono mai realmente sbarcati, il finto allunaggio fu girato tutto in un teatro di posa per battere sul tempo l’URSS, che altrimenti avrebbe avuto il primato storico dell’uomo sulla Luna dopo quelli del primo essere vivente ad orbitare con successo sulla Terra (la cagnetta Laika) e del primo umano a fare la stessa gita spaziale (Yuri Gagarin). Soprattutto ci si chiede perché mai, pur avendo la tecnologia e la tecnica, e quindi avendo affrontato la parte più ripida della curva di apprendimento, quella più dispendiosa in termini di risorse, poi ad un certo momento abbiamo buttato tutto alle ortiche e abbandonato l’idea per qualche decennio.
Per quello che vale, la mia opinione è che, passato troppo tempo, più che perdere la tecnologia tout-court si è persa la tecnica, e, se anche ad un certo momento c’è stata la velleità di tornarci, semplicemente ci faceva troppa fatica (nel senso che costava troppo, anche in termini di capitale umano) imparare di nuovo a rifare certe cose, senza la minaccia sul collo di qualcun altro che poteva batterci sul tempo. D’altronde è come se uno oggi volesse realizzare una nuova Basilica di San Pietro più o meno come la costruirono nel millecinquecento: a prescindere dal costo esorbitante, non mancherebbero né i materiali, né la tecnologia (figurarsi, ci sarebbero strumenti e possibilità impensabili per l’epoca), anzi, ma a mancare sarebbe la tecnica, cioè il personale capace praticamente, fattivamente, di tirarla su, persino sapendo in teoria come andrebbe fatto. Merda, non c’è più gente capace di fare un muretto a secco, figurarsi una bella basilicona come si faceva cinquecento anni orsono.
Tutto questo panegirico per dire che è possibilissimo che uno disimpari a comporre e magari anche a suonare come faceva un tempo, semplicemente quando tutto sommato non gli serve più e/o non è abbastanza stimolato, peraltro in aggiunta al naturale processo di invecchiamento, quello che prima o poi ci fotte tutti quanti. Poi chiaro, c’è chi invecchia meglio e chi peggio, dipende da tanti fattori e relativamente anche da come si è partiti, e proprio per questo, mentre sto sentendo in cuffia Bruce Dickinson che si svocia su The Greater Good of God (che pure è una delle meno peggio di A Matter of Life and Death), maledico lui, Steve Harris, tutto il resto del gruppo, il produttore Kevin Shirley, il tizio delle pulizie che si occupava dello studio, il portiere dello stabile ma soprattutto voialtri disagiatissimi fanatici, fino all’ultimo mentecatto che berrebbe volentieri qualsiasi deiezione di uno di questi fenomeni da circo Barnum i quali hanno disimparato a fare gli Iron Maiden proprio perché alla fine della fiera non gliene frega più un cazzo di niente da ben oltre i vent’anni celebrati da questo disco, visto che esiste purtroppo una torma di gente che a prescindere da tutto ha giurato fedeltà al nome (e solo a quello, a ben vedere) di un gruppo in realtà morto e sepolto almeno dal 1992 (se non dal 1988). Bene aveva fatto Dickinson ad andarsene affanculo altrove, ma alla fine, se c’è un cazzo di pubblico di svantaggiati che compra la merda e batte le manine, perché non approfittarne (come pure affermò Wanna Marchi in maniera un filo più colorita)?
Ed eccoci qui, con questa merda fumante di disco con un carro armato in copertina, che per assurdo alla fine è pure un pochino meglio del precedente (anche la copertina, ma lì fare di peggio sarebbe stata veramente dura anche per loro), e che comprai il giorno dell’uscita, ascoltai una volta, tolsi dal lettore e riposi il più lontano possibile dalla vista. Svantaggiato pure lo sono stato e lo sono ancora, per tanti di quei versi che se mi ci soffermassi consumerei la tastiera, ma non più per gli Iron Maiden, no. Vaffanculo voi e loro. (Cesare Carrozzi)




Che devo dire…per me è il miglior album dal ritorno del buon Bruce. Mi piacque sin dal primo ascolto ed è quello che mi riascolto sempre con gusto.
Ora mi preparo un bel pacco di pop corn e mi gusto i commenti che arriveranno all’indirizzo del buon Carrozzi
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Io trovo che sia un disco terribile. Nella bruttezza, anche estrema, ci si può trovare anche qualcosa di affascinante ma quando invece a dominare è la noia un disco diventa veramente insostenibile. Che anni orrendi che sono stati i primi duemila, musicalmente parlando
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Io l’ho sempre trovato un disco accettabile.
Per carità, siamo lontani anni luce da cosa dovrebbero essere i Maiden, ma pur sempre accettabile.
Non lo trovo così impresentabile.
E’ anche effettivamente l’ultimo loro album che valga la pena di ascoltare.
Il successivo era già nel baratro, quelli dopo non parliamone.
Li si che si trovano pile di cacca fumante…
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Per me tra i migliori post reunion con Final Frontier e Senjutsu. Book of sound è il vero mappazzone, Dance of death la vera porcheria.
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Uno degli album più brutti, noiosi e insulsi del nuovo millennio. E con i successivi sono riusciti a fare pure di peggio
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Il disco che mi fece dire basta con gli Iron. Già DoD mi fece venire qualche dubbio, ma nel 2005 li vidi live nel tour celebrativo quindi ero per certi versi “dopato”.
Con questo anche basta. Non presi più un loro disco, per dire. Poi sì, alcuni bravi sentiti live migliorano, e quindi due domande sulla produzione me la farei
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quello coi Gamma Ray di spalla?
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Descrivendolo con un colore: grigio piatto, ma poi venne anche di peggio, purtroppo.
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Io mi cospargo il capo di cenere. Quando usci’ lo giudicai un pappone indigeribile, e cosi’ fu per piu’ di un anno. Pezzi troppo lunghi,troppo strutturalmente simili, troppo duro da digerire. Poi pero’ l’ho digerito e adesso lo ritengo il miglior album dalla reunion. Se ascoltate due/tre pezzi per volta e’ meraviglioso .Poi arriva the Final Frontier e a parte un paio di pezzi, guardacaso quelli piu’ simili a A Matter, quello si che e’ veramente una porcheria.
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quanto malessere…
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chi ha scritto questo articolo è figlio di tutti i pregiudizi che colpiscono molti fan degli iron maiden cioè che dopo Fotd è tutto da buttare. Infatti questo disco difficile, per carità, hai detto di averlo sentito una volta e basta invece è un disco di svolta una prova di coraggio di una band che ha avuto le palle di suonarlo tutto dal vivo…vi pensate i deep purple o i Metallica suonare x intero il loro ultimo album? Poi c’è stato il passo falso di tff….quello è vero…poi altri due grandi dischi…doppi album…noi non ci culliamo sugli allori dei dischi anni 80…siamo i maiden cazzo!
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Tu sei la quarta chitarra?
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Il secondo basso, immagino.
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Possiamo fare la conta delle cose meno prossime alla merda. E credo che questo disco non se ne discosti in modo statisticamente significativo. È come porre su una curva di Gauss quel che va da A Brave New World a Senjutsu. Sempre di merda stiamo parlando, ma c’è merda e merda. Questa profuma, per dire. Nella parte centrale della curva di Gauss ci metto questo e Brave New World. Vicino ai limiti esterni a sinistra della media tutto il resto. E quando sei vicino ai limiti estremi a sinistra, qualcosa significa. Due deviazioni standard sotto la media sono preoccupanti, per dire.
Il problema, non solo dei Maiden, è che a destra della media non c’è nulla. Non perché qualcosa non sussista ma perché nessuno è interessato ad accorgersene.
Non capite più un cazzo. Non avete più curiosità, spinta, categorie per comprendere quello che si muove nell’underground. Siete morti per dio. Prendetene atto. E sto sito sta lentamente facendo la stessa fine.
Sì commenta solo sta merda, porco dio. Solo sta merda.
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Questo disco è meglio di Seventh son of a Seventh son
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Da qui in poi solo più pipponi elefantiaci, senili, tedio totale. Quando uscì tra il fatto che fino a quel momento uno brutto non l’avevano fatto (sì, i due prima col senno di poi iniziano a mostrare i primi segni del disastro che verrà, ma hanno ancora i pezzi) e la copertina strafiga anche se mi faceva due coglioni così mi dissi “vabè, ma con gli ascolti magari cresce, devi solo assorbirlo…no. Fa cagare e basta. Non bisogna giustificarli solo perchè si chiamano Iron Maiden, anzi semmai proprio per quello da quando sbolognano questa merda andrebbero bastonati.
Questo è il disco che traccia la linea netta della caduta. Da qui in poi in base alle preferenze personali ce ne sono di un po’ più e un po’ meno orridi, sino ad arrivare all’ignominia totale di Senjutsu. Ma Harris può stare tranquillo perchè ogni rigurgito di vomito stantio che espelle verrà universalmente applaudito da critica e fan acefali come “capolavoro maturo”.
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Uno dei dischi più sottovalutati nella storia della musica e non capirò mai perché… Capisco certamente la lunghezza dei pezzi, capisco la non immediatezza, capisco la produzione non proprio eccellente, ma io non trovo nemmeno un pezzo debole in questo disco… Per me è il migliore post reunion e per certi versi un mezzo capolavoro, senz’altro lo metto all’ottavo posto dopo i primi mitici sette, evidentemente ha bisogno di essere assimilato con più ascolti e molti non hanno semplicemente voglia di riascoltarlo… Per me è il massimo che si poteva chiedere agli Iron Maiden post 2000 senza sapere di ripetitivo e già sentito… I successi sì, sono dei mattoni, con The Final Frontier che è il peggio del peggio, ma questo verrà ricordato come uno dei dischi più sottovalutati di sempre… Voto 87/100
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