L’angolo del rock’n’roll: sempre cose buone dalla terra dei canguri

STEPMOTHER (Melbourne, AUS) – Absurdus Manifestus

Il rock’n’roll bisogna farlo fare a chi lo sa fare. E con gli australiani è sicuramente più facile incontrare gente capace. Gli Stepmother poi già li conosciamo, non sono mica gente di primo pelo. Absurdus Manifestus, il disco nuovo, non cambia nulla della formula di Planet Brutalicon. Perché nulla andava cambiato. Canzoni semplici e riff duri, chitarre calde e arrugginite, canzoni da pub, sudice, sudate. Se c’è da ancheggiare si tirano in ballo i Rolling Stones, se c’è da calcare la mano con l’epica di frontiera i Radio Birdman. Il grosso è semplicemente punk, o garage punk. Brani anni ’60 sporchi come i ’70, vedi Sick Thoughts. Il pub rock che non è ancora morto. Non può morire, fintanto che c’è birra e un palco messo male e un gruppo che suona sempre lo stesso meraviglioso rock’n’roll di sempre. La Tee Pee, intanto, magari rallenta, ma non molla l’osso.

THE NEPTUNE POWER FEDERATION (Sydney, AUS) – Mondo Tomorrow

Invece non c’è più la Cruz del Sur a spacciare i Neptune Power Federation, quella strana creatura glam che mischia Bangles ed Hellacopters, Lady Gaga e Mötley Crüe. Uno dei gruppi migliori al mondo quando si tratta di tirare fuori il pezzo perfetto per iniziare un album. Questa volta qui, formidabile Mondo Tomorrow, traccia iniziale dell’album omonimo. Meno bravi nel riempire il resto del vinile, anche se di svaccare non svaccano. Col macabro e il grand guignol giocano sempre, ma col suono restano sempre su coordinate glam punk divertenti e fresche. Qualche brano gira meglio, qualcuno meno. And the Bones Decay è un’altra chicca. Non si fanno scrupoli, quando si tratta di mezzucci, di melodie bubblegum appiccicose. Quando si tratta di usare synth e riff hard rock. Batterie pestone e cori da ballo di fine anno. Concettualmente parlando, un gruppo inattaccabile. Fosse tutto ai livelli di una Mondo Tomorrow starei stracciandomi le vesti come successo con l’ultimo degli Amyl and the Sniffer. Però sempre piacevole incontrarli ogni due-tre anni, i Neptune Power Federation.

PUBLIC HOUSE (Melbourne, AUS) – Future

Magari vi ricordate degli Stiff Richards. Più probabilmente no, perché dovreste? Però magari sì, dovreste, perché qua mica pettinavamo le bambole quando vi consigliavamo di familiarizzare con la scena punk, rock’n’roll e pub rock d’Australia. Bene, il cantante di quella band feroce ha un’altra band, feroce pure questa, che si chiama Public House. Esordisce ora con un concentrato di punk rock da cazzotti in testa che è una meraviglia. Però occhio che non è nostalgia, cosplay punk anni ’70 in maschera. In Australia queste cose non funzionano. I Public House con Future cantano il presente, i social network, il controllo poliziesco ormai intelligente e a 4K di definizione, stimolanti e calmanti, essere migliori di tutti o irrimediabilmente falliti. Future è un disco breve come un calcio nei coglioni, fa male più o meno uguale, chitarre aspre e canzoni incendiarie, tipo Police State, Self Indulgent, Self Improvement, Kali Yuga o 5 Hours. Tutte bombe, comunque, e un disco punk rock che prende davvero a schiaffi la società odierna, virtuale o no. Ma se anche volete fottervene dei testi, un disco ironico, selvaggio e sudaticcio. Se preferite i Turbonegro di Ass Cobra a quelli quasi glam che li hanno seguiti, ecco, magari questo disco qui rischia di piacervi. Non che il sarcasmo sia lo stesso, chiaro, ma più o meno quel livello di punk rock lì, senza fronzoli, che provoca e scarnifica. Ve lo dico, in campo punk non mi aspetto nulla di meglio nell’anno in corso. Discone.

Poi in Australia in realtà gli steccati non sono come da noi, nell’emisfero boreale. L’universo pub rock, da quelle parti, sconfina facilmente nel classic rock, nel pop, nell’indie, in quello che volete, uscendo spesso fuori dal perimetro d’azione allargato di questa rubrica e di Metal Skunk. Se siete curiosi, però, buttateci sempre un occhio, laggiù, così non rischiate di perdervi dischi eccellenti, come ad esempio la perla post-punk degli Station Model Violence uscita in questa prima metà di anno. In sostanza, la musica con le chitarre, laggiù, sembra semplicemente non morire mai. E meno male. (Lorenzo Centini)

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