La finestra sul porcile: HOW I MET YOUR MATRIX

Quando uscì il primo Matrix stavo sotto con la letteratura cyberpunk. Breve ma intenso interesse che durò sì e no un paio d’anni. Periodo in cui ingollai di fretta e furia tutti i classici del genere. Ma mi ruppi il cazzo prestissimo di quella roba. Dopo l’abuso non ho mai più avvertito l’esigenza di leggere nulla che avesse attinenza con le troppo spesso strampalate trame che il genere ha da offrire, per ritornare sulla più classica fantascienza, sui robot e le navi spaziali che si sparano addosso, etc. Questo per far capire quanta parte di contributo ebbe il caso e quanto fu perfetto il tempismo dei due Wachowski acciocché Matrix divenisse subito una delle mie pellicole in assoluto favorite.

Lo è stata per tantissimo tempo e ancora oggi me la rivedo con gusto. Nemmeno i due sequel riuscirono a intaccarne l’aura. Un tale spettacolo per gli occhi e per la mente che in questo momento faccio fatica a identificare un film uscito dopo che possa aver avuto un pari impatto su di me. Pure la colonna sonora spaccava. Insomma, amici, una ficata col botto a tutto tondo.

Reloaded aveva dei momenti che facevano pensare al primo della serie. La scazzottata tra Neo e i cloni dell’agente Smith è una delle scene più belle in assoluto del cinema moderno, anzi del CINEMA DI MENARE. Poi ci sta Trinity che fa le acrobazie in latex su una Ducati 996. Mi direte che ci sono dei personaggi che attentano pesantemente alla credibilità del film e sono d’accordo con voi. Il Merovingio, un personaggio handicappato a partire dal nome, la Bellucci, che ha sbagliato proprio mestiere nella vita, l’Architetto, apparente distinto vecchietto che invece è un grandissimo figlio di puttana pazzo, e come non citare i gemelli albini coi dreadlocks bianchi, una vera cafonata. Non dimentichiamo, infine, i balli ne*ri nella caverna di Zion. Ciononostante, si fa ancora guardare.

In Revolutions ci stanno i robottoni sparatutto e mi fermo qua.

Veniamo a Matrix Resurrections.

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Come la scorreggia puzzolente di zolfo che viene dopo una difficile digestione e subito prima di cacare pure l’anima di Cristo, la figura del novello Thomas Anderson, programmatore di videogiochi e famosissimo realizzatore del più famosissimo ancora videogioco denominato MATRIX, anticipa i sussulti sfinterici che di lì a pochi minuti favoriranno il deposito di un caldo cadeau fumante in bella vista. Tom, come avrete intuito (ah, sì, per tutto il film lo chiamano TOM), è afflitto dallo straniamento dovuto al fatto di non capire se le idee riversate nel suo videogioco fossero o meno dei ricordi e quindi va da un analista. Ebbene sì, amici, all’inizio del film c’è la scena di una seduta dallo psicologo e chi è questo pissicologo, vi chiederete. Niente popò di meno che Neil Patrick Harris, il simpaticissimo e geniale Barney Stinson di How I Met Your Mother. Per tutto il film ho pensato a Barney quindi da qui in avanti lo chiameremo BARNEY. A me questo personaggio dello psicologo sta simpaticissimo anche se lo trovo veramente inutile e scemo, però, ehi, è BARNEY. Non si può dire male di Barney Stinson. Le faccette, i sorrisini, tutto mi fa pensare ad altro e sono totalmente distratto da questa cosa. Quindi, ogni qualvolta lo psicologo imbastisce le sue supercazzole per far sbarellare ancora di più quello smemorato di TOM, la mia mente inevitabilmente va alle regole di Barney, a quella della sirena, per esempio, in base alla quale, proprio come accade ai marinai, una donna tricheco agli occhi di un uomo che non fa sesso da molto tempo può improvvisamente diventare una donna sirena, oppure al rapporto di proporzionalità diretta che sussiste fra la donna gnocca e la donna pazza e a quanto è importante non frequentare una femmina che si posiziona al di sotto della diagonale di Vicky Mendoza.

Insomma, Tom diventa subito TED e per me il film di fatto finisce qui. Poi però arriva Trinity che oggi si fa chiamare TIFFANY, madre di due figli e moglie di un burino. Tom/Ted in qualche modo è irrimediabilmente attratto da Trinity/Tiffany anche se i due conducono vite separate e non si conoscono affatto. Con Tiffany si riaccende un po’ il mio interesse perché è evidente che lei non può essere che ROBIN. Solo che Ted è confuso e allo stesso tempo attratto da Robin. La incontra, le parla, ma è titubante e non la richiama perché, come giustamente gli ha insegnato Barney, non si deve chiamare una ragazza se non sono passati almeno tre giorni da quando si ha avuto il suo numero di cellulare, sebbene percepisca che lei, all’apparenza una pacifica madre di famiglia, sotto sotto è una donna focosa, proprio perché, come dice sempre il suo saggio mentore, le donne il cui nome finisce con la Y sono molto passionali.

In questo triangolo pazzerello si affaccia pure la figura di Morpheus nei panni di un aitante giovane nero, solo che mo’ è diventato un programma. Ci sono nuove giargianate, tipo che Zion ora è un posto bellissimo e gli uomini convivono con le macchine in una dimensione di inclusività e rispetto della diversità altrui. Ma a parte queste e poche altre scemità, tutta la trama del primo Matrix viene di fatto ripercorsa pedissequamente senza nessuna deviazione (le pillole, le estrazioni dalle vasche di broda, il gatto nero deja-vu, gli scontri con Smith, le sparatorie, le mosse di kung-fu sul tatami, la storia d’amore e le dolci carezze tra i due protagonisti), solo con attori diversi (a parte Ted e Robin sempre impersonati da Keanu Reeves e dall’altra tipa che non so come si chiama). Tipo, copia e incolla. Ma peggio. E senza particolari effetti speciali. A un certo punto ricompare pure il Merovingio che è diventato un barbone. Come arriva, biascica due cose in francese ed esce di scena per non ricomparire mai più. Così: a cazzo de cane.

Il film ti sfinisce, ma poi finisce con la solita frase ad effetto petalosa, tipo che Neo e Trinity sono diventati talmente potenti che se vogliono possono anche colorare il cielo arcobaleno per dimostrare quanto sono liberi. Pazienza, amici, che vi devo dire. Di queste inevitabili puttanate il cinema odierno è talmente pieno che mi ci sono fatto il callo e non sento più dolore, tipo come il temibile Tong Po, nemico giurato di Van Damme in Kickboxer, che si allenava tirando ginocchiate contro una colonna di cemento armato. (Charles)

high five

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