Coun ‘na bota piéna ad vin – il ritorno dei LOU QUINSE

Con i Lou Quinse eravamo rimasti nel 2018 a Lo Sabbat. Se ve l’eravate persi vi consiglio di recuperarlo immediatamente:

Per riassumere quello che fanno, si tratta di un folk metal ad alta velocità, influenzato dal black, ma anche molto personale. Definiscono la loro musica alpine extreme metal folkcore, che è una definizione piuttosto esatta, magari da pronunciare dopo aver bevuto un mezzo litro di grappa, e sul loro sito riportano il motto PARLEN A NOSTA MODA, SUNEN A NOSTA MANERI, che come si può intuire significa “parliamo a modo nostro e suoniamo alla nostra maniera” e anche questo rispecchia bene quello che fanno: tutte le loro canzoni sono riproposizione di canzoni popolari della loro zona, ovvero le alpi occitane, e sono cantate proprio in occitano, in arpitano e forse in qualche altra lingua o variante, da quello che posso capire.

Le alpi occitane, dunque, erano già luoghi di grande fascino, ma lo sono molto di più in compagnia dei Lou Quinse, che per fortuna escono con due nuovi singoli pubblicati in un EP presentato il 18 maggio scorso e disponibile su tutte le piattaforme.

louquinse_singoli

A la Montanha: è un brano di metal folkcore lanciato a grande velocità, che si apre col botto e si mantiene tale per tutta la durata, rendendolo un concentrato di energia e di melodia. Il tema originario è una ballata di origine guascona, nota soprattutto nei Pirenei. Narra di una giovane che vuole andare a ballare in montagna, da cui il titolo, sua madre la ammonisce che il padre si arrabbierà e la picchierà, la figlia risponde che suo padre la può picchiare fin che vuole, ma che lei comunque ci andrà e ci tornerà sicuramente.

Più variegato risulta il secondo singolo, Lo Barban, che presenta parti molto veloci alternate ad altre più lente e descrittive. Il Barban è una figura mitologica antica e comune ai territori occitani, originariamente era una divinità o uno spirito dei boschi, che poi è finita per diventare un “Babau”, uno spauracchio per bambini. Il tema principale e il testo sono di Enea Berardo (noto egli stesso come “Lu Barban” dalle sue parti), è scritta in franco-provenzale o arpitano ed è un ammonimento a fare i bravi:

Sè t’è braou a vais a durmì

Ou ‘t laset a stà é ou vait a balà

A balà coun li foulat

Coun al masques é Djan Puiot

Coun ‘na bouta piéna ad vin

E’ lou diaou ant un garbìn.

(trad: Se sei bravo e vai a dormire, [il Barban] ti lascia stare e va a ballare, a ballare coi folletti, con le masche (streghe) e Pollicino, con una botte piena di vino, e il diavolo in una gerla).

battistel

Entrambe le canzoni presentano una composizione di alto livello e mantengono lo stile a cui ci hanno abituato i Lou Quinse. La speranza è che questi due singoli precedano un lavoro più ampio, da poter sentire a breve. (Stefano Mazza)

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