Lettera a Richard Benson (1955-2022)

Caro Richard,

ma che cazzo hai combinato?

Ma ti sembra il caso? Ti avevamo rivisto dopo tanto tempo per presentare il tuo nuovo progetto musicale, dopo il successo de I Nani e dopo un periodo in cui non te la sei passata proprio bene. Sembravi esserti rimesso in sella per l’ennesima volta, e invece no. Ti ricordi cosa ti dicevano durante le tue infernali esibizioni di tanti anni fa dopo quella storiaccia di Ponte Sisto? “A Richard, manco er Tevere ti ha voluto!”. E tu ci ridevi su, dicevi che eri immortale, e avevamo finito per crederci anche noi, mannaggia a te.

Sei stato un grande personaggio, la quintessenza di quella meravigliosa galassia che erano le televisioni locali anni 80-90. Ti ricordi TVA 40? Tu non hai proprio idea su quante altre reti locali arrivassero le tue trasmissioni. Mica solo nel Lazio. Hai allietato le serate tanto del ragazzo cresciuto a Boccea quanto del sottoscritto che ti seguiva da Cosenza su Cam Tele 3. Quanta musica che passavi, e non te ne fregava assolutamente nulla dei generi. Potevano essere i Deicide, Paul Gilbert, i Metallica. Andava bene tutto, purché fosse di tuo gusto. E purché suonasse INFERNALE, ovviamente.

E secondo me c’è più di qualche persona che ha scoperto un disco grazie a te. Anche perché, parrucca o meno, le trasmissioni erano serie, anche quando sbroccavi e la musica la conoscevi bene.

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Come ha scritto Carlo Verdone nel suo post di ieri, bucavi davvero lo schermo: eclettico, eccentrico, con questo vocione che era capace di fare tremare le pareti anche quando sussurravi. E diciamoci la verità, tu sussurravi poco.

E poi avevi questa capacità affabulatoria incredibile. Avresti saputo vendere la sabbia nel deserto, sapevi raccontare storie – spesso completamente inventate, o magari con un briciolo di verità – come poche persone al mondo. Perché le migliori storie sono proprio queste, perché la realtà è già dura di suo.

E poi c’erano i concerti, gli spettacoli che per tantissimi anni sono diventati pura mitologia.

Oggi c’è qualcuno che cerca di metterli in secondo piano, perché, e lo sai bene, ad un certo punto sono diventati davvero tristi. Un gioco al massacro al quale ti sei prestato perché ne avevi necessità, per non parlare delle ultime ospitate televisive, ma lì si era messa proprio male. Ma non è sempre stato così e non si può e non si deve cancellare quello che è stato.

Io ricordo quando sono arrivato a Roma nel 2002 e ho iniziato a frequentare i forum metal. Ricordo benissimo i racconti di questi show deliranti, questi “simposi del metallo”, questa arena dei gladiatori dove tu da solo combattevi contro tutti i leoni.

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E finalmente nel 2003 sono riuscito ad assistere all’ormai celeberrimo IL NATALE DEL MALE al mitico Coetus Pub di Via dei Volsci. Una bolgia. Un qualcosa di indescrivibile. Ma tu ti divertivi, perché era il tuo stile, perché per tanto tempo il gioco che ti piaceva fare con il tuo pubblico non era una pantomima, non era una triste e denigrante sciarada, ma era un qualcosa che rendeva felici entrambe le parti. Perché il pubblico era uno dei personaggi dello spettacolo, quello che faceva più ridere, tra l’altro. Era la cazzo di linea comica: tu ti prestavi, ma quelli che facevamo ridere eravamo noi. Mi hai anche concesso un “momento di gloria” quando hai replicato al mio “LUCA TURILLI!” gridato senza senso.

La gente che declamava a memoria il testo di Madre Parrù Tortura ti emozionava sempre. E parliamoci chiaro, lo scambio di insulti e l’analisi della roba gettata sul palco ti piaceva come poche cose.

Certo, questo finché è stata fatta in un certo modo, finché non è diventata una moda e la gente ha iniziato a venire ai tuoi spettacoli solo per lanciarti la roba, senza manco sapere chi fossi, senza sapere che avevi scoperto Marilyn Manson.

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Carlo Verdone ieri su Facebook ha scritto che grazie a personaggi come te “veniva fuori una Roma a noi sconosciuta dove si inventavano modi di dire, si creavano incredibili look, si sdoganava il proibito. Era sempre la periferia ad inventare. Perché la borghesia non ha mai inventato nulla”. Una frase molto bella e molto vera, soprattutto se si considera che tu non venivi dalla periferia ma ne hai incarnato perfettamente lo spirito. Così come hai incarnato quello di una certa “romanità” che non esiste più, quasi da cartolina, che tanto fa incazzare chi non capisce Roma e chi non la ama.

Ciononostante ti volevano bene tutti, dal prof. Carlo Righetti ai rappresentanti della Milano da bere, da attori affermati alla pancia della tua città. Ti ricordi, proprio in quel Natale del Male, quando in mezzo ai più pirotecnici insulti, si levò un “A Riccà, lo sai che in fondo in fondo ti vogliamo bene?”. Ecco, era così.

Ora, mi raccomando, non iniziare subito a spararla grossa, non ti giocare subito le tue cartucce. Inizia a parlare del Buon Vecchio Charlie, poi insegna qualche trick infernale e solo quando sei entrato in confidenza racconta la storia del Cristo Pinocchio. Che magari lì sono suscettibili sull’argomento.

E piano piano, vedrai, troverai anche lì un’altra Piazza Vecchia. (L’Azzeccagarbugli)

6 commenti

  • Pingback: Ora vorrei che Richard Benson fosse qui – Appunti sparsi

  • Ciao Richard .. purtroppo non ho più quel corso di chitarra metal su cassetta .. dove a pensarci bene nn c’erano cazzate anzi ..
    la conserverei come un cimelio sacro ..
    eri un casinaro .. ma un gran casinaro ..
    mo che arrivi in paradiso .. tirali tu i polli a noi .. che non siamo immortali come te .. e suonagli il carillon infernale ..

    il migliore dei casinari … quindi di tutti noi .. ciao ..

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  • Veneranda età la mia, che poi qualcuno mi spiegherà che cazzo abbia di venerabile diventare vecchi. Comunque. Perlomeno posso guardare ad alcuni fenomeni mediatici, popolari, storici entro una dimensione diacronica. Coglierne, se possibile, le trasformazioni. O nello specifico le trasfigurazioni. C’ero allora, ci sono oggi. In medio stat virtus mi suona male però in rapporto a chi è stato per me Richard Benson. Prevale nella mia memoria il grandissimo esperto di musica fuori dalle righe. Te lo trovavi totalmente fuori contesto nella cornice di uno schermo molto poco piatto. Alle 17 se non ricordo male o comunque a orari non di certo allineati alla tradizione di un Headbangers Ball. Zapping oltre il nono, decimo canale della TV e zacchete. Eccotelo qua, sto tizio stranissimo, sicuro di sé che appariva e scompariva su sfondi di copertine di dischi rock, fusion, hard, metal. Anche estremo. Nessun pelo sulla lingua, nessuna ancillare forma di finto rispetto per nessuno. Elogi quando era il caso, palate di merda quando era il caso. E sapeva incollarti li. Restavi lì ad ascoltare soprattutto il suo giudizio. Comunicatore straordinariamente efficace. E persona intelligente. Pure quando faceva finta di non esserlo, negli anni recenti. O quando ha avuto problemi molto seri con la sua salute mentale. Non ha mai del tutto smarrito una quota di lucidità autoironica, seppur annacquata dal disperato bisogno di perdere la dignità.
    Ciao Ric.

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    • Eh…mi viene sul serio il magone, perché alla fine lui il coraggio di prendersi il pollo in faccia l’aveva…certo lo faceva per racimolare qualche soldo ma al di la di tutto si capiva che aveva la scorza dell’artista e che anche se in modo un po deviato aveva trovato un modo per stare a galla…aveva anche registrato qualche brano nuovo…mannaggia la miseria! Se esistesse un paradiso di sicuro sarai li a sbraitare in faccia all’eterno!

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  • Ci mancherai tanto Richard …

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  • Ma io volevo dire una cosa, noooh? Noi lo celebravamo già da vivo con i suoi innumerevoli modi di dire, solo che ora c’è un vuoto, che dico, un abisso. La sua memoria e il ricordo di ciò che è stato continuerà grazie anche ai gruppi organizzati che sviscerano nuove rivelazioni, archiviano tutto quello che trovano e riescono a procurarsi e tengono vivo il pensiero di Richard. I gruppi di cui parlo sono la Falange Benson e le Brigate Benson che in questi anni gli sono stati accanto sia fisicamente per quanto possibile, che per via internettaria. Hanno prodotto interviste e documentari seri ed accurati, fatto uscire fuori l’Inceneritore, film presentato ad una biennale di Venezia ma mai rilasciato nelle sale dove Richard ha curato le musiche e recitato, e mille altre cose. Per il chitarrista più veloce di Santa Croce in Gerusalemme, l’impossibile diventa possibile. Vogliategli ancora bene soprattutto mettendo in riga chi ne parla con cattiveria perché non ne sa niente di chi era veramente. E ora scusatemi, non sto piangendo, mi è solo entrata una betulla negli occhi…..

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