La nuova scena post-punk inglese: FONTAINES D.C. – Skinty Fia

La seconda parte del mio approfondimento sulla nuova scena post-punk britannica si sposta in Irlanda grazie al terzo album dei Fontaines D.C. (band che prende il nome dal mitico Johnny Fontane, personaggio della saga del Padrino)  che rappresenta, senza dubbio, una delle uscite più attese dell’anno. Anticipato da quattro singoli scaglionati nei mesi che ne hanno preceduto la pubblicazione – forse è arrivato il momento di iniziare a rivedere questa politica – Skinty Fia rappresenta tutto ciò che ci si poteva e doveva aspettare dai Fontaines D.C..

Se l’esordio Drogel era sinonimo di gioventù e di post-adolescenza, con tutti i pregi e le asperità che possono contraddistinguere un esordio, e se A Hero’s Death era il deciso passo avanti verso la maturità e una maggiore ecletticità, Skinty Fia è il primo punto di arrivo della breve carriera della band. Un disco, per molti aspetti, di passaggio. Quello che cinematograficamente verrebbe chiamato un coming of age, un viatico verso l’età adulta, con tutto ciò che comporta in termini di sensibilità e di approccio. Nel caso di specie, un disco sulla distanza, sulla lontananza della propria terra vista dalla vicina Londra, un disco su un’identità rivendicata ma non vissuta.

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Come egregiamente sottolineato dal grande com Hamilton Santià nel suo ottimo articolo pubblicato su Esquire, “Da questo senso identitario arriva la percezione di una mutazione verso qualcosa di nuovo, una «bestia completamente diversa perché viene da una diaspora»”. La diaspora dei Fontaines D.C. porta a Skinty Fia, espressione irlandese difficilmente traducibile che significa letteralmente la dannazione del cervo e che vuole incutere un senso di ineluttabilità, di mutazione necessaria, irreversibile. E la trasformazione iniziata dall’ottimo A Hero’s Death viene qui ultimata in modo semplicemente impeccabile. In primis a livello formale: la band ha trovato una propria identità a livello di suono distaccandosi da quello della scena di appartenenza

Seguendo, in un certo senso, il percorso dei Black Country, New Road – di cui ho intenzione di parlare a breve – i Fontaines D.C. si allontano ulteriormente dai confini del post-punk, che diventa la base ritmica della struttura dei brani, su cui si inseriscono le più disparate influenze dell’area alternative: dai conterranei e sottovalutati Whipping Boy, alla wave dei secondi Cure, ad alcune contaminazioni brit vicine a certi Oasis (soprattutto nell’approccio di Grian Chatten, cantante incredibilmente maturato in pochi anni) e Stone Roses.

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Ad un suono molto più ricco e personale si affiancano delle composizioni maggiormente a fuoco rispetto al pur ottimo predecessore e che cercano ancora meno del passato il singolo ad effetto (ad eccezione, forse, di Jackie Down The Line). Il risultato sono dieci composizioni per 45 minuti di durata: cupe, malinconiche e dolenti, senza mai sembrare artefatte o costruite. Canzoni che creano un mood volutamente uniforme e solo in apparenza monotono, rese ancor più interessanti dai testi di Grian Chatten: essenziali, diretti, colti senza essere citazionisti o postmoderni, che arrivano direttamente al cuore in modo coerente con la proposta del gruppo. Perché il pregio maggiore di Skinty Fia è proprio la sua schiettezza, la sua brutale onestà che fa restare ogni canzone impressa nella mente, senza cercare il ritornello perfetto, il riff paraculo. E tutto questo avviene per l’intera durata di un album di cui è inutile citare un brano in particolare in quanto, in considerazione dell’unitarietà di cui parlavo poc’anzi e dell’elevato livello delle composizioni, nessun pezzo spicca sugli altri.

E in un contesto come quello attuale, in cui il lasso temporale di attenzione dell’ascoltatore medio è sempre più breve, è davvero rinfrancante trovare una giovane band che non cerca la soluzione più facile e che punta sul concetto – purtroppo superato – di album, nonostante un successo ormai sempre più grande.

Così facendo i nostri hanno confezionato non solo il loro miglior disco, che dovrà costituire il punto di partenza per il loro futuro, ma anche, in termini generali, un grandissimo lavoro che vedremo nelle posizioni più alte di molte classifiche di fine anno. (L’Azzeccagarbugli)

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