Il nuovo SHAPE OF DESPAIR è bellissimo. Avevate dubbi?

Dopo ben sette anni dal precedente Monotony Fields, è fuori Return to the Void, il quinto album dei finlandesi Shape of Despair, puri cavalli di razza nel giro del funeral doom. Il genere, come ho già avuto modo di dire, è tra i più estremi mai concepiti in ambito heavy metal, quindi l’unica cosa che mi aspetto da voi è la domanda: dicci solo se è al livello degli altri o fa schifo. A parte stramaledirvi per aver anche solo osato pensare che un disco degli Shape of Despair possa non essere alla loro altezza la mia risposta è NO! Tutt’altro, è un prodotto di un’eleganza raffinata così soave, così tenebrosamente lieve da commuovere.

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I sei brani sono a tutti gli effetti sei marce funebri, intese nel senso letterale della definizione. Il loro intento è commemorare le sventure della vita, non celebrarle o glorificarle. L’ora scarsa di Return to the Void è un viaggio nella sofferenza, nell’angoscia, nel malumore fatto in modo consapevole, una specie di catarsi che aiuta a comprendere il proverbio “chi muore giace e chi vive si dia pace” valido sia per gli esseri umani che per tutto quanto un essere che abbia un minimo di cervello possa avere caro, dal gatto al cespuglio di salvia che secca e muore dopo 40 anni. Come logico i brani sono molto lunghi – tra gli otto e i dodici minuti – i tempi prevalentemente lenti o lentissimi, i riff soffusamente melodici e tenuemente romantici. Nel ristretto ambito funeral doom credo che quest’anno sarà complicato fare di meglio. Se vi piace il genere, un acquisto obbligatorio. (Griffar)

3 commenti

  • Confermo. Bellissimo. Loro sono estremamente eleganti e raffinati, nel novero della cornice brutale in cui si muovono. Forse non piacciono a molti proprio per questo incarnare un ossimoro.
    Personalmente li adoro.

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  • Semplicemente stupendi…scoperti per caso su Spotify con il loro primo singolo, ho atteso con desiderio il disco e non sono stato deluso…ogni traccia è una perla, nera di malinconia e catarsi.

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  • Questi fanno tutto lento, tra un disco e l’altro passa una era geologica, più o meno come i tempi di batteria di monotono fields. Però mai un disco brutto, questo pure ascoltato così al volo sembra un mezzo capolavoro. Chissà se impiegano tre ore anche per bere un caffè….

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