Fartwork: RAGNAROK – Blackdoor Miracle

Buonasera a tutti, cari pistoleros del venerdì sera, e benvenuti in un nuovo e avvincente episodio di Fartwork, la rubrica di Metal Skunk sulle copertine fatte mentre all’autore scappava la pipì.

Un grande trambusto avreste trovato se vi foste trovati, quella notte dell’inverno del 2004, davanti al night club La Medusa Arrapata di Sarpsborg, Norvegia. Gli avventori del locale fuggivano in preda al panico più totale, cascando uno addosso all’altro, rovesciando bicchieri di birra, urlando.

Perché? Il neanche trentenne blackmetallaro Jontho, all’anagrafe John Thomas Bratland, leader dei Ragnarok, era appena entrato in quel rispettabilissimo luogo con la bava alla bocca, gli occhi iniettati di sangue e la pistola spianata.

Sul palco, intenta in un numero spogliarello + fiamme da far drizzare l’uccello anche a Piero Angela, c’era quella gran patata di sua cugina Eva; una bionda bella come il peccato e col fisico da sogno che ogni tanto capitava da quelle parti per… per arrotondare un po’!

Era proprio verso di lei che era indirizzata la pistola di Jontho. Eva non capiva, fissava suo cugino con gli occhi di chi sta vedendo un suo cugino blackmetallaro pazzo avanzare nella propria direzione con una pistola in mano, e senza apparente motivo.

“Oh Jontho, cazzo fai!? Capisco un po’ di gelosia, sei mio cugino e non vuoi che vengo qua dove tutti mi guardano ballare nuda, mi infilano le monetine nel perizoma eccetera eccetera, però manco puoi reagire così, ecchecazz!” – fece la bella Eva, con quel poco di fiato che la paura le concedeva.

Zitta zitta!” – rispose il diabolico Jontho, con un gracidare sinistro – “sono stato dalla psicologa oggi!”

A Eva venne inaspettatamente un po’ da ridere: “Dalla psicologa? Ah, beh, sono contenta, gliel’hai fatta oh! Così almeno risolvi ‘sto problema che fai ancora la cacca nel letto! Ma io che c’entro, scusa?”

Che c’entri!? Che c’entri?!?” – replicò Jontho furibondo, mentre sparava un primo colpo al seno destro della cugina, perforandola – “Con la dottoressa ho percorso a ritroso la storia della mia vita… Ti ricordi quella volta che mamma, come era solita fare, mi portò in camera i biscotti della Svartrrkk, quelli al sapore di alce selvatico!?”

“S-sì, e io s-ono entra-ta… te li ho rubati… e li ho mangia-ti tutti, corren-do verso ca-sa” – rispose Eva, con un rantolo di voce, ansimando e tamponandosi la ferita con la mano – “M-ma dai, Jontho, facevano pure schi-fo quei bis-cotti!”

NON È PER I BISCOTTI BRUTTA TROIA STAMMI A SENTIRE!!” – fece Jontho esplodendo un secondo colpo di pistola, stavolta al fianco sinistro – “certo che facevano schifo quei biscotti! Poi la Svartrrkk è fallita, usavano alci allevati in batteria, lo sappiamo tutti com’è andata… ma non era per i biscotti… era per la scatola, LA SCATOLA, dei biscotti!”

Eva si accasciò sulle ginocchia: “L… la… scatola?”

“Sì, la scatola, io ci… io ci cagavo in quella scatola” – esclamò Jontho, piangendo disperato – “Ci tenevo i miei stronzi, sì, perché la notte non mi andava di alzarmi per andare a farla al cesso! Poi li buttavo il giorno dopo sulla via di scuola… ma quella notte, QUELLA NOTTE, senza la scatola, l’ho fatta nel letto, HO CAGATO NEL LETTO, CAPITO!? E NON HO PIU’ SMESSO! E QUESTO PER COLPA TUA!”

Eva non riusciva quasi più a parlare, mentre il sangue le cominciava a salire alla gola: “Jon…tho tu non devi and-are dalla psi…cologa… non sei mat… to… sei sol…o pigro… sì… un pigro del cazzo!”

Fu l’ultima parola che Eva pronunciò nella sua vita, mentre un terzo proiettile la perforava per la terza volta, stavolta sotto al seno sinistro, mandandola da Thor e Odino.

Dietro quell’insanguinato palco, nascosto tra le quinte, c’era il tecnico delle luci de La Medusa Arrapata.

Era un maniaco sessuale fan del black metal e delle armi.

Scattò un’istantanea di quel massacro, che poi divenne la copertina di Blackdoor Miracle, quinto (di merda peraltro) full-lenght dei Ragnarok, la band di Jontho, al quale vanno i nostri più sinceri auguri di aver risolto il suo problemino con la pigrizia. (Gabriele Traversa)

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