Collage, wrestling e violenza sonora: la storia dei Nasty Savage

Se chiedete a chiunque abbia avuto a che fare, anche di striscio, con la nascente e poi fiorente scena floridiana della fine degli anni Ottanta/inizio Novanta quale fosse il gruppo più rappresentativo in termini di estremismo sonoro di Tampa Bay prima della comparsa di quei nomi che evocavano terrore sonoro in chiunque, vi sentirete rispondere con ogni probabilità con due parole che oggi probabilmente non diranno molto ai più: Nasty Savage.

I Nasty Savage erano senza dubbio uno dei gruppi più molesti, violenti, oltranzisti e disgustosamente sopra le righe di tutto l’universo metallico, rappresentati da un personaggio che definire esagerato sarebbe perfino eufemistico: il cantante/wrestler/stuntman/distruttore di elettrodomestici Nasty Ronnie, al secolo Ron Galetti.

Misero anche Tampa e la Florida sulla mappa del metal estremo mondiale, e il loro suono selvaggio e roboante dettò gli standard di ferocia e potenza per tutti.

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La storia inizia con un ragazzo fissato con il wrestling, i Black Sabbath e l’heavy metal più truce che si potesse trovare nell’anno di grazia 1983.

Con l’investimento di una manciata di dollari, e dopo aver messo su una formazione con il fedelissimo David Austin alla chitarra e quelli che poi figureranno sul debutto omonimo, ecco che vede la luce il leggendario demo Wage of Mayhem, in cui i Nasty Savage iniziano a mettere a punto la loro cattiveria sonora e concettuale, dando vita al primo grande classico del loro repertorio, quella deliziosamente viziosa XXX, che verrà poi riregistrata ed inclusa nel loro secondo e violentissimo album, Indulgence, vero e proprio classico del thrash americano.

Nasty Ronnie e i suoi dal vivo ne fanno una più del Diavolo. Si vestono con armature d’acciaio (come avrebbe iniziato a fare qualche anno dopo anche un tale Glen Benton in quegli stessi luoghi dove Ronnie si esibiva agli inizi), si sfondano televisori sulla testa e sputano fuoco. Ben presto i nostri sono anche maturi per il debutto discografico e si chiudono ai leggendari Morrisound Studios, dove partoriscono l’eponimo debutto. Considerando che siamo nel 1985, poche cose fecero tremare la terra come questo album, per certi versi ancora acerbo nei suoni (i chitarroni compressi verranno dopo) ma contenente alcuni inni difficili da dimenticare.

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Ronnie spara acuti da sirena e il riffing è solidissimo. Un disco thrash nella migliore tradizione americana, che proiettò i Nasty Savage come una forza di cui tenere conto, un’anomalia che, come già accennato, per prima mise Tampa sulla mappa del metal mondiale. Ora non c’erano soltanto le due Coste, con la Old Bridge Militia da una parte e le violentissime scene di San Francisco e Los Angeles dall’altra, ma era chiaro a questo punto che anche un’entità proveniente dal profondo Sud si stava affacciando prepotente sulla scena. Pezzi storici come Gladiator, Fear Beyond the Vision, Asmodeus o la sinistra The Morgue sono una dimostrazione di forza e cognizione di causa che non poterono essere ignorate. Ma il meglio doveva ancora arrivare.

E infatti, decorato anche questo dall’immancabile collage di foto della band all’interno, come per praticamente tutti i gruppi thrash dell’epoca, ecco arrivare nel 1987 un autentico colpo di mazza ferrata sulla nuca, ovvero il secondo e ancora più violento Indulgence. Già l’attacco di Stabbed in the Back è abbastanza per stordire chiunque. Le chitarre si fanno più compresse e corpose, la doppia cassa di Curtis Beeson si fa prominente e la follia sonora la fa da padrona. Si tratta di un esercizio di brutalità sonica in cui per l’occasione viene ripescato anche un pezzo del primo demo, l’elegantissima e raffinatissima XXX, vero e proprio inno ai piaceri del sadomasochismo.

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Indulgence inaugura anche la serie delle copertine in stile pseudo-surrealista disegnate a pastello che purtroppo caratterizzerà il resto della discografia storica della band floridiana. Poco male, perchè appena un anno dopo, sempre contraddistinto da un’ancora più comica copertina disegnata da un bambino delle elementari, escono altri quattro pezzi, di cui tre inediti (Unchained Angel era già presente anch’essa su Wage of Mayhem). Si tratta dell’EP Abstract Reality, che continua sulla scia di Indulgence e ci regala dell’altro ottimo thrash con soluzioni sempre più interessanti e complicate, preludio al vero acme della loro carriera.

Acme raggiunto con l’album Penetration Point nel 1989. I riff si fanno più elaborati, con break per niente scontati, melodie dissonanti, cambi di tempo e strutture veramente mature. Ancora una volta l’album si contraddistingue per una copertina insolitamente brutta, che fa da contrasto alla musica migliore mai composta da Nasty Ronnie e soci. I pezzi si allungano e variano tra i racconti del mestiere di wrestler (Powerslam), famiglie disfunzionali (Family Circus), ancora una volta sadomasochismo (Ritual Submission).

Fu un vero peccato però che l’apice del perfezionamento dei Nasty Savage come musicisti coincise anche con l’apice dei loro scazzi interni, che li portarono quello stesso anno a sciogliersi senza praticamente supportare quello che fu il loro migliore lavoro.

Nasty Ronnie ha però, da una quindicina d’anni a questa parte, riformato la sua creatura, perdendo nel frattempo il bassista Richard Bateman, morto per un arresto cadiaco nel 2018. È anche riuscito a tirare fuori un album nel 2004, Psycho Psycho, che il sottoscritto non ha mai sentito, e poi basta. Più nulla. Ci sono epoche per tutto, ed evidentemente quella attuale, fatta di politically correcteness e gentaglia che si offende per qualsiasi cosa, non è più quella ideale per Nasty Ronnie e il suo immaginario sardonico e sgradevole. (Piero Tola)

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