Una nuova frontiera del black metal: KJELD – Ôfstân

Altro disco di pregevole fast black metal melodico, con più di un arrangiamento che si spinge nella musica elettronica spessa, è Ôfstân, il secondo lavoro degli olandesi Kjeld, che arriva a sei anni dal predecessore Skim, un buon album che mi aveva ricordato molto i Fluisterwoud, specialmente per la scelta dei suoni. Nel frattempo in Olanda hanno esordito i Turia, che hanno fatto capire ai loro conterranei che si può suonare aggressivi come i Funeral Winds anche mettendoci dentro un po’ di melodia.

Quello che risulta da questa nuova visione evoluta è un disco nervoso, tesissimo, frenetico: i Kjeld, pur continuando a scrivere musica feroce e senza compromessi, hanno incorporato influenze che sembrano derivare persino dal post-rock, oltre a tastiere distorte, effettate e spaziali prese dall’elettronica moderna, il tutto sapientemente miscelato al black furente tipicamente olandese.

KJELD_Ofstan

Il batterista è una macchina da guerra, tecnicamente sopra la media; se vogliamo potremmo paragonarlo ad Alsvid (Seth ed Enthroned, tra gli altri): uno che sa benissimo come si scrivono e arrangiano parti di batteria proprie di un gruppo fast black metal che predilige suonare musica non standardizzata, infilandoci dentro miriadi di trick piuttosto complicati da suonare. Lo stesso vale per le vocals che cercano soluzioni alternative al puro e semplice screaming laceratimpani, addentrandosi talvolta in ambiti folk pagan. Anche le trame delle chitarre, spesso sovrapposte per un risultato più coeso e d’impatto, cercano strade nuove. Non sempre ci riescono, specialmente quando si tratta di picchiare di brutto e basta, ma l’idea di un nuovo modo di scrivere musica estrema c’è, ed è evidente e penso che siano proprio i Kjeld uno dei progetti in grado di portare avanti e rinfrescare questo sottogenere molto aggressivo del black metal. Si sta cercando di fare qualcosa di diverso e questo va parecchio bene, se i risultati sono questi.

Nove brani, poco meno di un’ora di musica che suscita ammirazione, air guitar, headbangin’ e una gran voglia di andarseli a vedere dal vivo per scoprire se questi pezzi sono in grado di rifarli su un palco, ché per quanto mi riguarda in studio sono perfetti. Ascoltateli perché ne vale davvero la pena. (Griffar)

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