La lista della spesa di Griffar: NEBULA MORI e CHAOS LUCIFERI

Secondo album per gli inglesi NEBULA MORI con il fresco di stampa Beyond the Event Horizon, undici pezzi di cui tre strumentali di musica ambient/elettronica: Locked in Gravitational Radiance, Touching the Event Horizon e Ouroboros, brani veri e propri vista i circa cinque minuti di durata, benché siano il primo, il sesto e l’ultimo, quindi nelle classiche posizioni occupate da intro/intermezzo/outro. Non ci si deve far trarre in inganno da questi tre pezzi, perché il resto del disco è tutta un’altra cosa.

Principalmente si ha a che fare con black metal atmosferico dalle melodie molto siderali, come quello di gruppi tipo i Synodic, che tre anni fa sembrava dovessero fare il botto e poi sono praticamente spariti, i Sun Worship o i russi Planetshine, che hanno un discreto seguito tra chi apprezza questo tipo di black metal intriso fino al midollo di tematiche sci-fi sul versante cosmico.

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Il black metal dei Nebula Mori è piuttosto veloce e teso anche se varia molto nella stesura delle composizioni, nelle quali hanno gran spazio anche tastiere che ricamano passaggi sognanti molto ben integrati nel concept di fondo della band. Anche se nelle loro composizioni non rifiutano qualche contaminazione death metal, la cosa che li inchioda maggiormente al black metal sono le vocals, in screaming assai estremo praticamente per tutto il disco, con un forte effetto riverbero che tende a farle sembrare provenienti da un buco nero popolato da demoni massicci, incazzati e pronti a distruggere la Terra (se no che gusto c’è?). Alla fine i brani sono scritti bene e suonati più che decentemente dai due ragazzi – Llannoc, chitarra basso e batteria e Kryptorgeist, voce e tastiere – i quali, anche se non inventano un nuovo modo di suonare black metal, si sforzano con risultati soddisfacenti a creare qualcosa di personale che non suoni stantio dopo dieci secondi. Valgono tutto il tempo che vorrete dedicargli, potrebbero sorprendervi. A me, ma sottolineo a me, non fanno impazzire i brani di musica elettronica, anche se ammetto che in questo contesto la loro parte la fanno.

Infine volevo segnalarvi velocemente La Rivolta dei Dannati, l’esordio dei CHAOS LUCIFERI. Già dal titolo intuirete che siamo finalmente in Italia e, fortunatamente, si riesce a parlare di qualcosa di piuttosto valido. È una demo di appena due pezzi (che diventano tre se comprate l’edizione fisica in Cd-r comprendente la bonus track Moloch, re del Fuoco) ed è un pelo troppo corta per dare un giudizio più completo della musica del blackster veneziano – che si occupa di tutto dalle musiche agli strumenti all’artwork –  ma per quel poco che c’è le potenzialità si intravedono eccome.

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Suona retrò, ma proprio tanto retrò, dannatamente retrò: sembra che arrivi dritta dritta da una distorsione nello spazio-tempo e siamo di nuovo nel 1990/91, quando eravamo alle prese con i Morbid di December Moon, i Mayhem che stavano pensando a quello che fu uno dei più immensi dischi black metal di ogni epoca, la transizione dagli Old Funeral agli Immortal… E ci sfondavamo i timpani con cose come queste, mai sentite prima. Ci siamo capiti, vero? Ed è molto retrò pure il Cd-r senza etichetta in uno slimcase, con la copertina fotocopiata retaggio di secoli fa. Per i nostalgici, perché sarà anche vero che non è originale, ma un black metal grezzo e malato come questo non la suona più nessuno. (Griffar)

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