Due occhi diabolici: LEGIONEM e MISANTROPUS

Prima che il 2021 abbia tempo sufficiente per fornirci materiale di cui occuparci, eccoci ancora coi recuperi colpevolmente ritardatari dell’anno funesto appena trascorso. Stavolta mettiamo insieme due band piuttosto sotterranee che portano avanti indefesse e a modo loro la migliore tradizione del doom all’italiana, o italian dark sound che dir si voglia: i giovani toscanacci Legionem di Carlo Castellani e Federico Rocchi (già nei Focus Indulgens) e le storiche glorie sotterranee pontine Misantropus dei fratelli Vincenzo ed Alessio Sanniti. Il Fato ha, guarda un po’, voluto che entrambi pubblicassero dischi nel 2020, ma non è la prima volta che si incrociano: Focus Indulgens e Misantropus hanno infatti già condiviso etichetta, la Doomymood Records, ed un tour congiunto che passò per Latina. Li persi, non ricordo perché, e ancora mi mangio le mani. Ma veniamo al dunque.

legionem band

Sator Omnia Noctem è il secondo album dei montepulcianesi LEGIONEM, uscito il 31 ottobre scorso per la Metal on Metal Records. Se anche voi vi siete persi il loro esordio e avete come riferimento ancora i Focus Indulgens, sappiate che i nostri mantengono ancora i contatti con il sound folclorico ed a tratti medievaleggiante della band precedente (frutto di una reinterpretazione verace del prog italiano), ma lo induriscono e incupiscono alquanto, da un lato avvicinandosi alle atmosfere funeree del Paolo Catena più conciso o degli Abysmal Grief, dall’altro spostandosi oltreoceano ed evocando invece in alcuni passaggi l’eroismo dell’epic doom americano più cazzuto (l’intro ed il riff portante di Abramelin sarebbero dispiaciuti a Mark Shelton secondo voi?). A Flush of Sulfur è il pezzo che mette insieme le due anime, rievocando all’inizio la PFM per poi concludersi condotta da un riff NWOBHM indiavolato. Ma in genere di raggi di sole rasserenanti ce n’è pochini, zolfo (appunto) ed organi funebri invece quanti se ne vuole. Inizialmente sono rimasto spiazzato dai suoni piuttosto puliti e potenti, ma con gli ascolti il disco ed i pezzi crescono moltissimo e la produzione in realtà li supporta benissimo. Colonna sonora ideale per le scampagnate al vostro cimitero abbandonato del cuore in orario di coprifuoco.

Non chiedetemi di essere troppo obiettivo coi MISANTROPUS: gli assoli wah-wah di Alessio Sanniti ed il basso cavernoso del fratello Vincenzo quella sera che suonarono al circolo anarchico Il Gatto (“la saletta”) di Aprilia insieme ai The Black mi hanno marchiato a fuoco. Io avrò avuto 16 anni, quella sera toccavo il Metallo con mano per davvero forse per la prima volta, e non si tornava indietro. Questo Gnomes Metal, uscito su Minotauro Records a marzo 2020, è a quanto pare l’ultimo disco con cui si chiude una carriera di oltre vent’anni sotterranea e non molto prolifica, ma integra e significativa.

misantropus band

Da menzionare il fatto che l’album ha un titolo, il secondo con la parola gnomes (mentre Metal Archives riporta 5 uscite come Misantrupus, una come LP e una come LP-EP , tra cui alcune ristampe, quindi orientarsi non è facilissimo). L’altra eccezionalità è nello scarto rispetto alla formula storica, un doom strumentale e iterativo, figlio del punk e dei Saint Vitus. Per la prima volta c’è anche qualcuno al microfono, a parte i vocalizzi di Francesca Luce nell’EP del 2003. La scelta di un vocione cavernoso quasi growl è spiazzante. Unita al fatto che il suono è molto più secco del solito, stavolta la formula basata sulla ripetizione di riff non induce particolari effetti di straniamento psichedelico (o psicologico). Metà minutaggio è il contributo dark-ambient-industrial-qualcosa dell’ospite Andrea Penso (la definizione potrebbe non essere accurata). L’avrei definita un’uscita interlocutoria, se non avessi letto in giro che forse si tratterà dell’ultima. Fosse davvero così, sarebbe comunque da procurare e tenere a fianco alla prima stampa dello storico LP del 2000, perché a loro devo davvero tantissimo. (Lorenzo Centini)

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