Non tutto è perduto: recuperone dell’anno della peste nera

Quest’anno, soprattutto in ambito estremo, sono uscite delle cose interessanti. Come se tutta sta grottesca vicenda del virus e della pandemia che ha bloccato e rinchiuso nelle proprie case tutti gli abitanti del mondo, tranne che i bielorussi, abbia in qualche modo elevato le menti a concepire opere che elevano il culto del riffone e del rutto gorgogliante. Sicuramente meglio del 2019 ma non bene come il 2018. Tuttavia, soprattutto spulciando l’underground e le distro putride, si trova sempre qualche cosa degna di considerazione.

Per esempio, assolutamente per caso su Bandcamp sono incappato nell’impronunciabile …ni degu fazentz escumergamënt e mesorga… degli ESCUMERGAMËNT, band svedese che non esiste nemmeno su Metal Archives, per il momento. A dispetto del nome rimandante ad un’imprecazione in bolognese, fanno un black metal tipicamente nordico con un’ottima atmosfera e dei riff molto suggestivi (I Sang of Murder). Niente di nuovo o di “avant-garde” ma il messaggio è potentissimo e, se da questo promo di due pezzi intravediamo già la qualità, allora aspettatevi una bomba quando il full verrà fuori. È il tipico suono che una volta, e ancora oggi, ci faceva e ci fa emozionare quando mettiamo su i dischi storici di gente come Dawn et similia. Veramente notevoli, pure nella tipicità del loro suono. Quando c’è la qualità va detto.

Il ritorno agli anni novanta dei CELESTIAL SEASON si celebra con questo nuovo The Secret Teachings, che mi sento di consigliare come uscita death/doom dell’anno assieme al bellissimo Obsidian dei Paradise Lost. La formula è quella che li ha resi riconoscibili tra mille. I violini, le atmosfere lugubri ma sempre elegantissime e finalmente l’abbandono definitivo di quello stoner che proprio non gli si confaceva, secondo me. Il loro ritorno così, dopo vent’anni, e con un disco del genere, mi ha ricordato l’ottimo lavoro svolto due anni fa dai connazionali Phlebotomized con il bel Deformation of Humanity. Ma l’Olanda, si sa, ha sempre ecceduto in queste sonorità, e sembra che gli originali siano tornati a dire la loro, finalmente. Bentrovati e sempre attuali.

Ed anche gli EYEHATEGOD tornano con il singolo High Risk Trigger, in cui moltiplicano il disagio e ce lo sparano in faccia con la consueta rabbia sonica. Suoni grassi e robusti come non mai e il solito Mike Williams a conferire quel feeling malsano di disperazione e fine imminente. Buone premesse per l’album, che dovrebbe essere fuori su Century Media a gennaio 2021 e si intitolerà A History of Nomadic Behavior. Ci aspettiamo il solito pugno in faccia sferrato con ferocia da Jimmy Bower e soci.

Gli svedesi SOLILOQUIUM, che non avevo mai udito prima, tornano con quest’ultimo Things we Leave Behind a distanza di due anni dal precedente album Contemplations, che non conosco ma che recupererò. Meriterà di sicuro almeno un ascolto, visto che questo ultimo album è interessante e appagherà sicuramente tutti coloro cui piace andare nei cimiteri a riflettere e roba del genere. Growl misto ad interessanti spunti vocali melodici ma sempre sfocianti nel riff lento e pesante e in atmosfere claustrofobiche come nella cripta di famiglia. Una sorta di “primi Katatonia incontrano i primi Paradise Lost“. Abbastanza canonico ma non male affatto. Svedesi anche loro, manco a farlo apposta.

 

Lo strabordante dominio svedese nel genere continua con i DESOLATOR, con Sermon of Apathy arrivati al secondo full length e fautori di un death metal lovecraftiano e nero come la pece, che tra elementi doom e sfuriate grind si allinea perfettamente al gusto odierno del revival di questo genere. Un ascolto piacevole e una bellissima illustrazione di copertina. Per gente a cui piacciono le invocazioni a demoni e creature di quella risma.

In chiusura abbiamo gli inglesi ATAVIST, che con questo III: Absolution arrivano al terzo capitolo di una trilogia iniziata nel 2006 con l’album omonimo e continuata con il successivo II: Ruined, uscito l’anno successivo. Non è dato sapere il motivo di questa lunghissima pausa, ma possiamo dire che questo terzo tomo suona un po’ come i Graves at Sea ingentiliti e con un approccio più tendente al death metal, seppure sempre contraddistinto, come nei Graves at Sea, dal malessere e dell’esasperazione tipici dello sludge. Se avete un’oretta di tempo e siete dell’umore giusto potete godervi i riffoni acidi e pesanti, alternati a belle parti scandite da malinconici archi.

Alla prossima. (Piero Tola)

One comment

  • Ottimo! Bella selezione, i Celestial Season sono tornati in piena forma! Certo “Solar Lovers” resta inarrivabile e bellissimo con quell’accenno di stoner in più, ma niente male davvero. Consiglierei anche i tedeschi Scorched Oak, se vi capita dategli un ascolto che meritano!!!

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