Avere vent’anni: RADIOHEAD – Kid A

Immaginate giorni fatti di solitudine coatta o convivenze forzate. Nottate di rimuginìi su qualsiasi aspetto della vostra vita. Immaginate malessere e perdita di controllo anche sulle faccende più basilari quali fare la spesa, uscire per una passeggiata o comprare un biglietto aereo.

State immaginando il 2020.

Ora immaginate di racchiudere in album di poco meno di un’ora la gigantesca sbroccata simultanea di quei tre mesi vissuti tappati dentro casa. Ecco, state pensando a qualcosa di molto simile a Kid A.

Pensieri confusi masticati a mezza bocca, elettronica minimale, parole appuntate tirando ai dadi, idee e suggestioni indefinite che prendono lentamente forma.

Al telegiornale scorrono immagini di città deserte, spettrali, bellissime. I droni riprendono prospettive nuove, affascinanti e malinconiche. Everything in its Right Place. “La natura ha schiacciato il bottone del reset” dice qualcuno. In molti ne sembrano convinti e sarebbe bello crederci, peccato solo che i delfini a Venezia fossero solo un fake e il topo che mi gira per il salotto invece è reale. Dopo tre giorni cade nella trappola. Lo butto nella spazzatura ancora vivo, è una liberazione ma mi viene da vomitare.

Ma non c’è tempo per stare male o pensare. È già ora di scattare in piedi per The National Anthem, l’inno nazionale. Alle sei di pomeriggio un rinnovato sentimento patriottardo privo di attinenza alla situazione reale viene sbandierato come amuleto fino a che la sua efficacia si rivelerà non solo nulla ma anche totalmente fuori luogo. Il giorno prima tutti a cantare Azzurro dal balcone e guai a non applaudire. #celafaremo #andratuttobene Il giorno dopo a reti unificate scorre una carovana di camion militari carichi di salme perché alla camera mortuaria non c’è più posto.

“Un paese di musichette mentre fuori c’è la morte” diceva lo sceneggiatore di Boris.

How To Disappear Completely, l’inevitabile passo successivo. Rinchiudersi nel bozzolo casalingo, tutto ridotto alle funzioni essenziali. Il problema non è tanto l’impossibilità di accettare la situazione, il problema vero è l’ostinazione a volergli trovare una collocazione e un senso. E allora ecco affacciarsi tutta l’epica de “la nostra guerra” o una serie di aspettative irrealistiche con cui affrontare la pausa dalla vita: imparare a cucinare come a Masterchef, perdere dieci chili, dormire nove ore a notte, scrivere il grande romanzo, diventare monaci zen in un mese o chissà cosa. Tutto per poi ritrovarsi nella migliore delle ipotesi a rispondere alle mail di lavoro alle 10 di sera e mangiare riso bianco scotto.

You can try the best you can, the best you can is good enough.

Sì, forse in realtà superare la notte poteva essere considerato abbastanza.

Allarmismo & complottismo, una nuova era glaciale in rapido avvicinamento. Nessuna direzione, incapacità di comprendere il presente con gli strumenti ai quali siamo abituati. Ritrovarsi ad esercitare una sorta di ars haruspicina con i numeri, interpretare statistiche insensate alla stessa maniera che gli antichi facevano con le viscere degli animali o il volo degli uccelli.

Bloccati nel limbo. Bloccati nel bunker. Bloccati nel mondo di fantasia. Come unica soluzione vino rosso e sonniferi. Poi un giorno alla fine esci ma non sai più dove hai parcheggiato la macchina.

Claustrofobico e a tratti incomprensibile. Una presa a male colossale. Kid A è il disco del 2020. (Stefano Greco)

5 commenti

  • Quando torno dal lavoro, sì ancora ne ho uno e mi sento fortunato, mio figlio di 5 mesi mi sorride. Nell’immediato sentirmi riconosciuto mi riempie di gioia. Qualche secondo dopo però guardo nei suoi occhi e mi sento male. Perché penso: dove cazzo ti ho fatto capitare, piccolo mio? Dove?!
    Mi scorrono davanti agli occhi le facce di persone che conosco, con cui ho condiviso momenti di grandissima intimità. C’è chi ha perso il lavoro. Chi ha perso qualcuno. Chi ha ucciso una madre con la saliva di una parola d’affetto. O con un gesto normale che si trasforma in sentenza di morte.
    Le angosce di chi vedo in seduta sono le stesse che provo io in tempo reale. Nessuna asimmetria per potersi mettere in una posizione di “klíné”.
    Due cose mi trascinano avanti, l’eco di un riff che mi risuona in testa e la frase di un paziente che mi diceva, solo due giorni fa, dietro una ffp2: la mia compagna ha voluto accompagnarmi. Mi aspetta in macchina mentre studia.

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  • Andrew Old and Wise

    Kid A è musica della dissoluzione, del frammentarsi della vita in piccole schegge di specchio dove si riflette tutto e niente. OK Computer avanzava dubbi sulla nostra consistenza come esseri umani, KId A la nega del tutto. Dispersione, angoscia spettrale, risvegliarsi su un pianeta sconosciuto senza sapere come ci si è arrivati. Del tutto pertinente accostarlo, quale ideale colonna sonora, a quanto si sta vivendo in questo periodo. Ma non un mero accompagnamento sonoro, piuttosto uha interpretazione parallela, una trasfigurazione artistica, una versione commentary dell’accaduto e dell’accadente. Con vent’anni di anticipo? Forse no, forse siamno noi in ritardo, come sempre.

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  • La retorica dell’andrà tutto bene ha partorito innominabili mostruosità…gli stessi che dicevano andrà tutto bene con la bandierina o lenzuolino del cazzo appeso al balcone adesso sono gli stessi che schiumano di rabbia perchè vogliono la libertà…si perchè è ovvio che tenersi sulla faccia una mascherina in un luogo pubblico è una violazione gravissima della loro libertà! Il governo è andato in merda e quel poro disgraziato di Conte ci scommetto che ogni mattina si alza tirando un bestemmione e maledice il giorno in cui si è trovato in questo incubo…chissà che Salvini non ci abbia visto lungo nei giorni gloriosi in cui beveva cocktail al papete e abbia telato al momento giusto. I radiohead boh…a me fanno un po schifo…ma va beh de gustibus, immagino che ognuno di noi abbia la sua sigla…io vado molto di Slayer in questo periodo e non deludono affatto, per il resto cari amici metallari io credo che alla fine più che andare tutto bene andrà come sempre succede nella vita reale, cioè ci dovrà andare di culo più che tutto bene!

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  • non sono mai stato un fan dei Radiohead, ma questo disco mi ha sempre affascinato. Chissà cosa passava a Tom Yorke e soci nella loro testa per tirar fuori un disco così dopo il botto di OK Computer. Da oscar la recensione. Complimenti

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  • madonna Tom con quell’occhino pio e le nenie tristi che ha sempre cantato… ma trombaa!!! mai sopportati.

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