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Once upon a time in Norway #20 – Giochi per bambini, rituali per adulti

3 gennaio 2020

Dei Tusmørke ho parlato cinque anni fa in questa occasione. Non starò a ripetermi elogiando il progetto – approssimativamente descrivibile come un incrocio tra Circulus e Blood Ceremony, con un tocco di folk horror – ma un aggiornamento su di loro, alla luce del nuovo album Leker for barn, ritualer for voksne è davvero necessario. In un certo senso scopro l’acqua calda, perché vedo che è stato già recensito su diverse testate italiane, ma mi sembra che alcuni aspetti fondamentali non siano venuti alla luce.

Ho già avuto modo di dire come i concetti sviluppati dai Tusmørke, fondati sul paganesimo campestre di blackwidowiana memoria e declinati a favore di una lotta contro il capitalismo combattuta con la magia naturale, riportino alla mente Jacula, Antonius Rex e quel dark sound esoterico e di sinistra che fu un fenomeno effimero quanto strabiliante nel panorama prog rock degli anni Settanta. Se i Tusmørke si dedicano a questo progetto da quasi una decina d’anni, raggiungendo il loro zenit in brani come questo, molto meno noto è il loro interesse parallelo per le operine musicali prog rock per l’infanzia, di cui questo Leker for Barn è già il secondo atto.

Ripetete con me: operine musicali prog rock per l’infanzia, e vi assicuro che non sto scherzando. La cosa nasce grazie alla possibilità di uno dei membri, educatore in una scuola, di lavorare con le sue classi e di far partecipare attivamente i bambini al progetto. La cosa si concretizza, nel 2017, con l’uscita di Bydyra, un concept album che segue tre animaletti costretti a trasferirsi dalla foresta in città a causa della speculazione edilizia che ha portato via l’albero dove abitavano. In città incontreranno una serie di personaggi magici che li aiuteranno a rifarsi una vita. Inutile dire che il disco è girato costantemente nel lettore di casa durante il mio lungo congedo di paternità, e che la piccina ne è stata talmente entusiasta da diventare loro fan numero uno durante i numerosi concerti per bambini che i Tusmørke hanno tenuto nel corso degli anni. Inoltre, pur in un contesto abbastanza innocuo, i nostri hanno continuato a sostenere la lotta contro il capitale e a ragionare di buona e cattiva magia, come si evince dal singolo Lær de fattige å trylle (Insegna la magia ai poveri), che si scaglia contro l’eccessivo indebitamento privato della popolazione di Oslo. I simboli alchemici presenti nel videoclip, e il cameo di un esperto di esoterismo e teorie del complotto lasciano pochi dubbi sulle ispirazioni eterodosse che sono alla base di tutto il progetto.

Giochi per bambini, rituali per adulti (questo il significato del titolo del nuovo album, uscito un paio di settimane fa), è quindi la culminazione di questo percorso. Decisamente più esplicito del suo predecessore, contiene due operine incentrate sulla doppia lettura di una serie di filastrocche e canzoncine per bambini. Secondo i Tusmørke, alla lettura superficiale e innocente ne corrisponde una profonda che affonda le sue radici in diverse mitologie e tradizioni esoteriche. Viene da chiedersi se i Tusmørke davvero non ci offrano quanto di più utile si debba insegnare ai piccini (anticapitalismo e buona magia), e va da sé che le valutazioni estetiche (“insomma, ‘sti dischi son belli o no?”) non hanno alcun valore. L’unica cosa importante è farli ascoltare il più possibile ai propri figli, nella speranza di sortirne qualche effetto sui loro gusti musicali futuri.

Perché in fondo, significati esoterici o meno, è questo il grande merito di Bydyra e Ritualer for voksne: quello di far capire alla propria progenie che “negli anni Settanta, quando mamma e papà non erano ancora nati, la musica era tutta un’altra cosa, e se lo vorrai, per il tuo compleanno non ti regaleremo un violino cinese fatto di cartone, ma la chitarra elettrica, il Moog o l’Hammond. E mamma e papà saranno orgogliosi di te, anche se i tuoi compagni d’asilo o di scuola ti prenderanno in giro – cosa vuoi che ne capiscano, gli altri non hanno capito mai niente”. (Giuliano D’Amico)

2 commenti leave one →
  1. vito permalink
    3 gennaio 2020 11:51

    mi sono appena innamorato di questa filastrocca ! spero di non cominciare ad abbracciare estranei a caso in pausa pranzo e beccarmi una testata sul naso !

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  2. Fredrik DZ0 permalink
    4 gennaio 2020 18:20

    proverò a educare il mio di pargolo. il concept anticapitalismo + paganesimo mi piace.

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