Abbracciare TREY AZAGTHOTH per venti secondi è un antidepressivo naturale

Il primo pensiero che ho immagazzinato su Trey Azagthoth è che fosse il Male incarnato. Ricordo questa figura esile con una croce rovesciata tatuata sul braccio destro, tanti capelli in testa quanti ne aveva il batterista e la faccia piena di sporgenze: risaltavano in particolar modo zigomi simili a speroni di roccia, e poi quelle due caverne abitate da orsi in letargo che teneva al posto degli occhi. Il chitarrista e mente dei Morbid Angel si presentava tutto squadrato come un’automobile degli anni Ottanta, e, sebbene fosse il più minuto, era anche il più misterioso dei quattro. Il modo che aveva di suonare la chitarra, infine, fu la conferma della sua inumanità agli occhi di un ragazzino appassionato di heavy metal come il sottoscritto. A quattordici anni mi comprai Altars of Madness e poi a ruota Covenant, dopodichè i due che mi mancavano all’appello escluso il live album col titolo che iniziava per lettera E.

I Morbid Angel erano appena diventati uno dei miei gruppi preferiti, e quel che sapevo di loro era il riassunto di scarne frasi assemblate dai booklet dei cd, qualche rara intervista letta sui giornali e il loro atteggiamento, oltranzista e misantropico, figlio di un’attitudine irriverente che ebbi modo d’ammirare attraverso i videoclip intercettati in tarda serata alla TV. Where The Slime Live, ma anche quello di Rapture, ancor più malsano dell’altro.

Dopodichè arriva internet. E una volta parliamo di Nergal e delle sue uscite pubblicitarie, un’altra ne approfittiamo per scrivere due stronzate su Paul Masvidal e i suoi perversi amici alieni. Ma Trey Azagthoth, seppur circondato, aveva l’apparenza di un bastione che tiene botta alla carica di numerose catapulte e arieti, al fuoco di mille arcieri e perfino a David Vincent sotto make-up by Kiko. La cattiveria immutabile e intatta. Trey Azagthoth ha resistito perfino alla conversione di Pete Sandoval, i cui sermoni risuonano infausti nell’aria pungente d’ogni domenica mattina. Un colpo dietro l’altro in lui si è aperta una pericolosa fenditura, a conferma del fatto che l’essere umano, e anche il più diabolico di questi, in fin dei conti è come una spugna. Trey Azagthoth ci ha confermato di averne assorbite troppe e ne ha data prova proprio sui social network, la cartina tornasole che uno dopo l’altro li sta sputtanando tutti quanti. Il grande Trey Azagthoth del quale mi lamentavo di saper poco o niente, il nerd terminale per videogiochi e cartoni animati, l’appassionato di mountain bike e downhill, il reo-confesso vampiro che – in fin dei conti – qualche indizio sullo sbrocco universale ce l’aveva già fornito in passato. A volere esser sinceri, Illud Divinum Insanus cos’altro era se non lo sbrocco universale, o forse il suo inarrestabile principio? Il chitarrista e fondatore dei Morbid Angel, oggi, alla mercè dei colpi ricevuti, ce lo si ritrova a postare le seguenti cose sul suo profilo Facebook:

Per me in prima persona non cambia niente, vado per i quaranta e mica pretendo di guardare a un musicista rock con gli occhi pieni di stupore che potevo avere nel 1996 o poco oltre. Ma tutta questa faccenda è particolarmente buffa, e, proprio come se fossero sinonimi, anche un po’ inquietante. Un tempo il Black Album aveva sdoganato l’heavy metal nei pressi dell’abitazione di chiunque possedesse un televisore di tanto in tanto sintonizzato su MTV. C’è voluto un decennio, ma – con le dovute proporzioni del caso – è toccato anche al metal estremo: assistiamo giorno dopo giorno alla sua trasformazione in fenomeno da baraccone, in multimateriale leggero al posto della doppia cassa di Covenant grazie alla quale ti sembrava di essere su un molo a Pearl Harbor. Abbiamo visto gli Amon Amarth, che non sono mai stati delle vere e proprie cime, diventare l’idolo delle nuove generazioni, mentre la Megacruise salpava dai porti più prestigiosi d’America per andare a suonare Tornado Of Souls sopra a un branco di squali longimanus, questi, in solenne attesa che qualche metallaro ubriaco cadesse giù dal ponte di prua. Ne abbiamo viste e sentite tantissime, e probabilmente, anche noi in questo frangente siamo un po’ come una spugna. Ma leggere Trey Azagthoth che posta sui social come se fosse una quarantenne che deve sentirsi rincuorata perché non riceve messaggi dall’amica del cuore da più di una settimana, ecco, questo io non lo sopporto. (Marco Belardi)

6 commenti

  • La piaga dei cinquantenni su facebook.
    Ma quando il cinquantenne in questione è stato un punto di riferimento verso il male, ecco allora un po’ male ci si resta.

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  • A me personalmente invece non me ne frega niente di quello che fanno nella loro vita privata. Divido assolutamente quello che è l’artista dalla persona. Per esempio, non sopporto la vita social di Nergal ma un concerto dei behemoth in zona non me lo perderei sicuramente.

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  • fa male..! Ma purtroppo è così.. Il metal è “disinnescato” ormai da anni. Ha perso la sua carica distruttiva, minacciosa ed eversiva nei confronti della società. In questo il trap, ad esempio, l’ha sostituito alla grande.

    Anche il “nostro” mondo è fatto di eroi che indossano maschere, alcuni lo fanno esplicitamente (KISS) altri lo fanno in maniera più implicita e direi, forse, meno onesta.. come in questo caso (o i METALLICA)..

    Per quanto mi riguarda sono in pochissimi quegli eroi, davvero eroi, che non indossano una maschera, sul palco e nella vita. Noi, chi fa musica, la gente in generale, dovrebbe ascoltare più Motorhead. Cazzo come stiamo invecchiando!

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  • Mote it be
    Satan’s sword I have become

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  • Sinceramente di questo articolo non ne capisco il senso. O meglio, lo capisco ma mi sembra veramente tirato per i capelli. Tutti dimenticano che i loro idoli erano poco più che adolescenti quando hanno formato le loro rispettive band. Mi sembra assolutamente ovvio che quasi tutti siano cresciuti, come chiunque altro, e non gliene freghi più nulla delle stupidaggini che dicevano e facevano 30 anni fa. E comunque almeno sono onesti. Chi non sembra cresciuto semplicemente finge per portare a casa la pagnotta.

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