Avere vent’anni: MOTLEY CRUE – Supersonic, and Demonic Relics

Supersonic, and Demonic Relics fu la classica operazione con la quale i Motley Crue cercarono di battere il ferro finché era caldo, dopo l’uscita dell’infelice Generation Swine e il rientro di Vince Neil.

Forse a qualcuno era sfuggita l’unica essenziale raccolta dei nostri, ovvero il platinato Decade of Decadence (bellissimo anche nella versione video), e quindi le varie Primal Scream, Angela etc. suonavano nuove a queste persone. Difficile ma non impossibile. Io, come tantissimi altri fan del gruppo, quella raccolta la avevo da molti anni, e il motivo per cui presi al volo quest’altra compilazione fu la presenza di quegli altri titoli che, rigorosamente in ordine cronologico nella tracklist, erano giustamente o ingiustamente stati lasciati fuori dai vari Shout at the Devil o Theatre of Pain. Pezzi come Sinners and Saints, per esempio, che era quasi al livello di quelle undici frustate contenute su Shout; o ancora So Good, So Bad, che forse avrebbe fatto la sua porca figura su un disco come Girls, Girls, Girls, che conteneva alcuni pezzi brillantemente sordidi alternati ad altri più o meno filler. Ecco: forse, invece della cover di Elvis, So Good, So Bad su quel disco ci sarebbe stata bene. Era in effetti un altro pezzo che descriveva le avventure quotidiane di un tossico terminale come era Nikki Sixx all’epoca.

Altre tracce, come l’inutile divertissement Monsterous o la non proprio incredibile Say Yeah (un po’ monotona nel riff e nell’incedere) sono un interessante reperto storico, roba per appassionati come me. Per quanto riguarda il resto è bello sentire quale fosse la strada che volevano intraprendere i Motley Crue ai tempi del mostruoso omonimo, ed ecco infatti Planet Boom, Bittersuite e Father, dall’EP Quaternary, a darci un’idea. Interessanti spunti da tempo libero in studio, in cui si sperimentano suoni diversi. Viene da chiedersi, a questo punto, cosa sarebbe successo se avessero continuato con John Corabi. Probabilmente un’altro disco della madonna che avrebbe “assestato” i Crue definitivamente negli anni Novanta, invece di relegarli all’operazione nostalgia/recupero fan in cui si imbarcarono ai tempi, e che sfociò nel trascurabile New Tattoo.

Gli altri pezzi presenti sono trascurabili o comunque già editi in precedenza, e tra cover e live è bene ricordare che Primal Scream rimane l’ultimo ruggito selvaggio dell’era Neil.

Solo per fanatici. (Piero Tola)

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