RINGWORM – Hammer of the Witch (Relapse)

ringworm_hammerofthewitchCominciamo con un’annotazione storico-geografica: i Ringworm sono di Cleveland e hanno iniziato a suonare nei primi anni ’90. Come gli Integrity o i One Life Crew. Sono, quindi, per definizione, cattivissimi. Aggiungete il fatto che il moniker è un riferimento a un film dell’attore Vincent Price, specializzato nel genere horror, e che questo nuovo disco è intitolato Hammer of the Witch e ha in copertina una donna a mani giunte, con delle corna da caprone e vari simboli esoterici sullo sfondo, per la delizia dei gusti estetici della redazione di Metal Skunk (sono serio,solo per questo sarebbero promossi anche senza ascoltare il contenuto dell’album). Come volete che suoni il disco? Esattamente come prevedibile: un macigno tetro e morboso che schiaccia senza pietà l’ascoltatore. I brevi sample horror, i feedback di chitarra, l’assenza di pause tra le canzoni rendono l’idea di un viaggio senza ritorno nei gironi infernali. Suona come un cerimoniale metalcore officiato da Aleister Crowley.

Rispetto ad altri episodi della vasta discografia, ci sono meno hardcore e sfuriate grind (penso ad alcuni episodi del fondamentale The Promise, influenzato da Judge e Cro-Mags, con alcune improvvise accelerazioni), i rallentamenti pachidermici tipici della new school degli anni ’90 (ormai non più “new”) sono ridotti: siamo, invece, nel reame del thrash metal. Ovviamente di quello cafone e suonato dai tough guys delle periferie americane a maggioranza repubblicana.Dal motociclista onepercenter allo straight edge intransigente al metallaro con un paio di protrusioni discali per eccesso di headbanging a chi semplicemente ama la musica estrema con riferimenti apocalittico-esoterici (ricordo il verso di Numb/13 knots, contenuta nel già citato The PromiseI’ve touched the face of God and it is cold, it is dead“), qua c’è pane per i denti di tutti. Mi viene in mente una versione ancora più metallara dei devastanti Merauder. Ovviamente si potrebbe obiettare sull’abbandono della cifra stilistica che ha reso grandi le band della scena metallic hc degli anni ’90, a causa di un eccessivo sbilanciamento sul versante thrash metal a danno dell’oscurità delle atmosfere dettata da chitarre con accordatura ribassata e riff opprimenti. Ma sarebbe un errore paragonare le due cose: quel suono resta immortale, ci sono altre bands che lo portano avanti in maniera personale. I Ringworm attualmente sono una band di metallari quarantenni che, pur mantenenendo una linea di continuità tematica con il passato sull’asse MisfitsVenom, specialmente a livello di immaginario, armati di baldanza da tough guy con tatuaggi e bandana, vogliono semplicemente comunicare disagio, filtrato da suoni pesanti e aggressivi. Per descrivere meglio la loro attitudine, cito un passo di una loro intervista: “Singing along to Minor Threat when you’re drunk makes you feel like you’re getting away with something. It’s a satisfying feeling because A) the record is great and B) you’re hammered. Everybody wins.” Fondamentalmente se ne sbattono di tutto e a noi sta bene così.

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