Chi ti droga ti spegne : Evil Dead

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Pubblicità ingannevole

L’idea di girare un remake di Evil Dead ronzava nella testa di Raimi almeno dal 2005, periodo in cui, il nostro, ha iniziato a dedicarsi anima e corpo alla produzione di titolacci facilmente dimenticabili (i vari Boogeyman, The Messengers, la versione americana di The Grudge e via discorrendo) attraverso la Ghost House Pictures. In questo intervallo di tempo, Raimi ha avuto modo di tornare all’horror per regalarci quella piccola chicca di Drag me to Hell e di produrre la serie televisiva che ha definitivamente sdoganato le scene di orge senza censure e decapitazioni anche sul piccolo schermo. Affidare la regia ad un esordiente uruguayano che, fino a questo momento, aveva realizzato solo un corto circolato su Youtube, sa un po’di tentativo miserabile di scaricare parte della responsabilità sull’eventuale scarsa riuscita del progetto. Che a tale Fede Alvarez sia stata concessa totale libertà nella realizzazione del film è una favola avvincente che fa stringere il cuore ma pare piuttosto facile immaginare che il suo livello di autonomia non raggiunga neanche percentuali a due cifre. Dunque perché affidarsi ad un parafulmine alle prime armi per maneggiare una materia così scottante? Prima di tutto perché, pur essendo un franchise solidissimo, Evil Dead ha uno zoccolo duro di fans trasversali che non avevano altri titoli di culto recentemente oggetto di remake, come Piranha, Le colline hanno gli occhi o Non violentate Jennifer, dovuti essenzialmente al nome di Raimi e ad una serie di fraintendimenti storici di cui parlerò a breve. Insomma, il botto commerciale era assicurato, lo sdegno aprioristico dei vecchi aficionados pure. 

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Risate inquietanti v.2.0

Dicevo delle libere interpretazioni. Il primo Evil Dead ha trentadue anni e, anche se è invecchiato benissimo, resta un progetto amatoriale a bassissimo budget creato come una sorta di saggio definitivo da mostrare ai produttori, dopo i primissimi esperimenti con Within the Woods. L’ironia, la vena dissacrante, semplicemente non ci sono. Il fatto che uno dei personaggi passi metà del film ad emettere una risata inquietante dopo la possessione non fa sì che il film sia una commedia horror. Tutti i riferimenti ironici e parodistici sono presenti nel sequel/remake dell’87, non nel primo dell’81, eppure a leggere commenti ed opinioni è facile imbattersi nei tanti paladini dell’originale che non hanno ben chiara la distinzione tra i due film. C’era, dunque, bisogno di riproporlo nel 2013? La risposta è nì, soprattutto alla luce del risultato finale, ma andiamo con ordine, sorvolando allegramente su tutta una serie di falle e “cose che succedono perché sì” presenti tanto qui, quanto nel capostipite. Raim Alvarez evita sapientemente di piazzare citazioni più o meno velate, impedendo che tutta l’operazione si trasformi in un giochino nel quale gli over trenta si lanciano occhiatine complici al grido “te la ricordi questa scena eh?” , mentre gli adolescenti e/o i neofiti restano affascinati dalla quantità di emoglobina e arti automutilati, sicuramente superiore alla media del genere. La storia della protagonista, orfana ex tossicodipendente in riabilitazione sotto la rigida supervisione di un’infermiera alle prime armi, un fratello scemo ed un professore di liceo, è risibile e sciocca per principio (il governo americano firmi al più presto una proposta di legge per impedire a Diablo Cody di esercitare l’attività di sceneggiatrice), se non fosse che tutta la struttura portante del film si regge su questi continui sensi di colpa che i personaggi si autoinducono abbastanza grossolanamente. Ed è qui che sta uno dei due problemi principali, perché Alvarez decide di farci scontare i peccati dei suoi personaggi filmando e montando in modo piuttosto paraculo¹ tutte le sequenze che avrebbero potuto far scattare la ola in sala, affidandosi a fuori campo tattici, montaggi ipertrofici, luci che vanno e vengono. Far piovere sangue o vedere la tossica appena resuscitata – con uno degli espedienti più tristi e grotteschi che possa ricordare così su due piedi – che divide in due un demone con una motosega non è sufficiente a modificare la prospettiva di un’opera che procede con la stessa meccanica ripetitività di un videogame di vent’anni fa ed al quale manca quella dose di cattiveria catartica, la miglior carta possibile da giocare per un’operazione del genere, destinata per forza di cose ad un mercato mainstream. L’altro problema è insito proprio nella sua natura commerciale e nella visione totalmente decerebrata del pubblico che, evidentemente, hanno i produttori. Non si spiega altrimenti la scelta di anticipare qualsiasi scena insistendo su alcuni dettagli, sottolineando sempre tutto ciò che sta per succedere con inquadrature talmente pleonastiche da far cascare le braccia.

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Far cascare le braccia

Certo, a favore di Alvarez ci sono alcune sequenze meritevoli (lo stupro vegetale regge il confronto con l’originale), la scelta di una fotografia che non sembra uscita dal solito filtro sfigato di instagram ed alcuni momenti nei quali osa veramente e ci fa capire che magari, a lui, qualche dettaglio in più sarebbe anche piaciuto mostrarlo. Ma alla resa dei conti, il quadro generale può far gioire, forse, chi ha meno di venticinque anni e non guarda più di dieci horror all’anno. Meglio lasciare la barbara pratica dei remake in mano a chi sa gestirla veramente. (Matteo Ferri)

¹ paraculo s. m. (f. -a) [comp. di para-1 (ma intendendo parare nel senso di «porgere, presentare») e culo], pop. – 1. In  senso fig., chi sa abilmente e con disinvoltura volgere a proprio favore una situazione, o fare comunque il proprio interesse.

4 commenti

  • ” Il fatto che uno dei personaggi passi metà del film ad emettere una risata inquietante dopo la possessione non fa sì che il film sia una commedia horror. Tutti i riferimenti ironici e parodistici sono presenti nel sequel/remake dell’87, non nel primo dell’81, eppure a leggere commenti ed opinioni è facile imbattersi nei tanti paladini dell’originale che non hanno ben chiara la distinzione tra i due film”

    Puro Vangelo

    Sono curioso di vedere ‘sto remake…prima sembrava la morte del Cinema, ora se ne parla benissimo.

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  • io dico la mia anche se purtroppo il mio cinema di fiducia apparentemente si rifiuta di passarlo (li mortacci sua): Evil Dead 2013 è una cosa buona per due motivi:
    in primis perchè la quantità di sangue è superiore alla media mainstream
    in secundis perchè ha incassato parecchio.
    Se i producer sono scemi come da copione sommeranno le due cose e finalmente si inizierà a produrre roba col giusto, ed abbondante, litraggio.
    è un po’ l’hostel degli anni ’10, roth aveva aperto la strada alla tortura gratuita e al sadismo, alvarez ha aperto il rubinetto.

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  • sergente kabukiman

    sti cazzi bruce campbell è il re!

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  • Pingback: Remake che hanno un senso: IT | Metal Skunk

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