Ciao Mark

Qual è il primo nome che salta in testa se dico “heavy metal”? A parte “Black Sabbath”, ai quali si può ricondurre qualsiasi band appartenente a qualsiasi sotto-genere, credo che molti di voi risponderebbero “Iron Maiden”… O forse “Motorhead”? L’immaginario metallaro, anche per chi non lo bazzica, è legatissimo a Eddie The Head o al teschietto zannuto di Lemmy e soci. Perché tutto ciò? Semplice: tra la fine degli anni settanta e l’inizio degli anni ottanta furono loro a emergere dalle ceneri del punk e a suonare un nuovo tipo di musica che i genitori e i nonni odiavano, se possibile, anche più delle teste crestate. Raccolsero l’eredità di gente che li aveva indirizzati sulla giusta via. Gente come Thin Lizzy, Budgie, UFO o Rainbow. Tutto ciò avveniva nella perfida Albione. E in America? Qualcosa si muoveva già da tempo nel settore del rock duro. I Kiss avevano all’attivo per lo meno cinque o sei album. E i Van Halen stavano nascendo. Il loro hard rock da grandi arene era in grado di soddisfare la voglia di divertimento dei teenager americani. Bere e accoppiarsi a ritmo di hard rock. E il metal? Chi poteva essere l’alter ego americano di Motorhead o Maiden? Forse i Riot, una band di New York City fondata nel 1976 da un ragazzo italo-americano di nome Mark Reale. Ed ecco arrivare, nel 1977, il debutto Rock City, in cui lo stile di Mark si fa subito notare, veloce e potente. E’ infatti innegabile l’influenza che mr. Reale avrà su tutto lo speed/power metal americano, e quindi anche europeo. I capolavori si susseguono, così come i cantanti, sia che si tratti di Guy Speranza, di Rhett Forrester (R.I.P.) o dell’impressionante Tony Moore. Dischi come Narita, Fire Down Under o Restless Breed non possono mancare sullo scaffale di ogni buon metallaro. Ci furono anche momenti difficili. Come quando Mark decise di sciogliere la band, verso la metà degli anni ottanta, frustrato dall’insuccesso commerciale. Tuttavia ebbe la forza di riaffacciarsi sulle scene alla fine del decennio con album del calibro di Thundersteel e quel capolavoro di eclettismo e tecnica strumentale che risponde al nome di The Privilege of Power.

A portarsi via Mark è stata una complicazione del morbo di Crohn, malattia con cui conviveva ormai da anni ma che alla fine lo ha sopraffatto.

E così con Mark se ne vanno, e stavolta definitivamente, anche i Riot.

Ma state pur certi che lui e Johnny (l’orripilante mascotte con la testa di foca che compare in quasi tutte le copertine) ci guardano dall’alto del regno dei cieli con benevolenza.

Per concludere nel migliore dei modi avrei potuto scegliere la bellissima Showdown, oppure Outlaw, o ancora Swords and Tequila… Invece dico: beccatevi la mostruosa Thundersteel!

Ciao, Mark.

11 commenti

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...