DRACONIAN – A Rose For The Apocalypse (Napalm)

Rientro momentaneamente nel tunnel del gotico-pipparolo per commentare la nuova fatica degli svedesi Draconian, band che ho sempre seguito con interesse nel corso degli anni e che con questo “A Rose For The Apocalypse” giunge al quarto full-length (se escludiamo la raccolta “The Burning Halo”). Mettiamo subito in chiaro una cosa: i Draconian sono sempre stati dei paraculi, nel senso che riguardo inventiva e originalità siamo sotto zero, il loro sound è sempre stato una specie di collage furbamente rivisitato tra My Dying Bride e primi Katatonia (questi ultimi in alcuni brani passati sono stati proprio plagiati, ascoltatevi “The Abhorrent Rays” dal secondo lavoro tanto per farvi un’idea). Insomma non proprio una cosa da andare fieri direte voi, se non fosse per il fatto che almeno i Draconian sono una delle pochissime band ad aver risvegliato l’interesse su un genere, il gothic-doom, oramai dato per morto e sepolto da tempo. Il tutto, ripeto, senza inventare assolutamente nulla, ma almeno con l’indiscutibile capacità di scrivere belle canzoni e di ricreare con il loro sound le atmosfere tipiche dei mostri sacri del genere (con le dovute proporzioni).

“A Rose for The Apocalypse” rappresenta senza dubbio un passo in avanti rispetto al deludente “Turning Season Within”, disco che aveva visto gli svedesi cercare di modernizzare il loro sound con però scarsi risultati. Non a caso infatti il nuovo lavoro strizza decisamente l’occhio verso le sonorità più gotico-doomeggianti dei primi due dischi, con chitarre più ariose e le tastiere molto più in evidenza rispetto al platter precedente.

Per il resto siamo sempre sul classico trademark Draconian, solite vocals modello “bella e la bestia” con una particolare menzione per l’angelica ugola di Lisa Johnsonn, tra le migliori interpreti in assoluto di questo genere. Il disco scorre via abbastanza piacevolmente senza picchi o cali di tono particolari. Se proprio devo citare qualche brano direi il singolo “The Last Hour of Ancient Sunlight” (anche se il riff iniziale è quasi identico all’opener del nuovo October Tide) e “Elysian Night”, brano che più rimanda ai primi due lavori degli svedesi. Non un capolavoro per carità ma sicuramente meglio dell’ultimo, se invece non avete mai sentito una nota della band consiglio di andare diretti su “Arcane Rain Fell”, sicuro non ve ne pentirete. (Michele Romani)

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