DECREPIT BIRTH – “Polarity” (Massacre Records)

Ai tempi dell’esordio …And Time Begins, i Decrepit Birth erano tra i nuovi gruppi preferiti der Doom, che se non ricordo male li graziò di un salomonico 3 con annessa recensione velenosissima sulle pagine del giornale. Non ho mai compreso fino in fondo le ragioni di un tale astio: era brutal death americano delle retrovie, d’accordo, senz’altro non brillava per originalità né trovate rivoluzionarie, ma scorreva liscio e pestava forte, durava poco come un horror estivo di serie Z pieno di sbudellamenti, e i testi cosmico-cospirazionistici deliranti e la copertina apocalittico-grezzona di Dan Seagrave mettevano una tenerezza immensa. Io quel disco ogni tanto lo riascolto ancora, e mi fa sempre stare bene. Le ire der Doom erano comunque destinate ben presto a placarsi, visto che poco dopo l’uscita dell’album la band, capitanata dal rubicondo chitarrista Matt Sotelo, scompare praticamente nel nulla. Per cinque anni. Il silenzio quasi totale viene spezzato unicamente da un fantomatico “Promo 2006” di tre tracce per soli ‘addetti ai lavori’, che documenta una band già distante anni-luce dalla crassa ignoranza che il becero attacco frontale del debutto dispensava a badilate. La mutazione completa trova pieno compimento nell’arzigogolato Diminishing Between Worlds, uscito a tradimento nel 2008 e fin da subito acclamato a furor di popolo “capolavoro dell’anno” assieme al coevo Of What’s to Come dei Deeds of Flesh (inspiegabilmente coperti di lodi anche da quella parte della critica che fino all’altroieri li aveva vilipesi o ignorati bellamente); il disco, frutto delle spropositate manie di grandezza di Sotelo (che oltre a tutte le parti di chitarra suona anche basso e tastiere e si occupa delle backing vocals), è un estenuante tour de force di scale, scale e ancora scale, una lunghissima, ininterrotta clinic dimostrativa il cui esasperato tecnicismo fagocita tutto il resto. Frastornati dagli invadenti, orgiastici solos con cui Sotelo mette costantemente a durissima prova la mobilità dei suoi ditoni grassocci, si fa appena in tempo a notare come il grezzume U.S. brutal di un tempo si sia ora fuso a ripetuti ed imbarazzanti plagi dei Death di Individual Thought Patterns e Symbolic, ma anche di una delle band di death metal tecnico più sottovalutate di sempre, i canadesi Neuraxis. Si fa appena in tempo dicevo, perché già dal terzo pezzo sopraggiunge un mal di testa persistente e molesto, destinato ad acuirsi pari passo allo scorrere, implacabile, delle composizioni. Al termine dell’ascolto diventano necessari una mestolata di Moment e l’ultimo dei Disfear a tutto volume nello stereo per purificarsi. Diresti che, dopo una pièce de résistance di tale (mancanza di) misura, la Creatura venga messa a riposo per – almeno – altri cinque anni. E invece no. Preceduto da un paio di pezzi elargiti col contagocce in streaming dalla loro pagina myspace, ecco arrivare Polarity, e lo sfoggio di tecnica onanisticamente fine a sé stessa è – se possibile – ancora maggiore. Si parte con (A Departure of the Sun) Ignite the Tesla Coil, titolo tra parentesi che fa tanto metallaro intelligente e concept alla base probabilmente ispirato dal bruttissimo e maghesco The Prestige piuttosto che dalle farneticazioni di quel cazzone di Jack White in Coffee & Cigarettes; quarantacinque secondi di assolo neoclassico che anche il più scadente dei cloni di Malmsteen si vergognerebbe, e via con la sarabanda dei diecimila cambi di tempo, dei settecento riff diversi in quattro secondi, dei solos pulitissimi e nitidissimi che spuntano fuori quando meno te l’aspetti, e in tutto questo il vocione orchesco di Bill Robinson che esita a entrare, quasi come si sentisse in imbarazzo, come un redneck semianalfabeta all’entrata di un congresso di fisica quantistica. E infatti si palesa al secondo minuto, in altri brani è del tutto assente, comunque sembra fuori contesto, uno scarico del cesso ingorgato di merda in mezzo a una cristalleria. E il disco è tutto così, intricato e cervellotico e sostanzialmente gratuito, freddo e asettico come un pavimento in linoleum appena posato, sopra ogni cosa una smania dimostrativa totale che emerge in maniera anche affascinante. C’è anche un brano di un minuto, A Brief Odyssey In Time, con tastiere spaziali e arricciamenti inquietanti che paiono singulti di 303 lasciata in mano a un gorilla pazzo. Solito artwork di Dan Seagrave con pezzi di cose che si sgretolano nell’entropia dell’universo. Simulazione di orgasmo.

(Matteo Cortesi)

4 commenti

  • Qualità recensoria inversamente proporzionale a quella musicale dell’album in discussione, decisamente su livelli elevati (quest’ultima, ovviamente): la simulazione orgasmica posta in conclusione, più che relativa al suddetto disco, parrebbe (a un’approfondita lettura, ma anche no) più consona all’autore dell’articolo (mi sia consentito l’abuso linguistico) e alle sue opinabili esternazioni sfinteriche, come evidentente sublimazione di turbe più o meno conscie di chiara eziologia eros-reppressiva. In tali casi, sarebbe consigliabile assecondare il proprio testosteronico orgoglio ferito (per cause ambientali, ma soprattutto per deficienze interne) mediante alternative soluzioni, piuttosto che attraverso la scrittura o, peggio, il giudizio (la cui obiettività risulterebbe inevitabilmente compromessa dai presupposti psichiofisici sottolineati).

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  • niente di che…buon disco e godibile e niente più.Ma i grandi maestri del death metal tecnico avevano il loro marchio di fabbrica..qui si scopiazzano i death in ogni nota.

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  • In realtà io concordo con la recensione.
    Voglio dire,le stesse cose le fanno i The Faceless,ma in Planetary Duality – capolavoro assoluto – non si respira quell aria da sport musicale…le canzoni sono tali e alla fine del cd hai solo voglia di rimetterlo su x concentarti ancora meglio….
    Salvo però i Decrepit in quanto almeno c è della vera stoffa…magari più in là verrà pure il songwriting.Non mi spiacerebbe aver un malmsteen del brutal tecnico!!!
    AH! La cover dei death però è uno spasso.Fa già parte di un mio fantomatico cd tributo a chuck,in team con le cover fatte da dismember,unleashed,obscura,ackercocke (o come cock si scrive)e gory blister (più i terrorizer,ma live)….avete altre band da farmici aggiungere?

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