Mai più senza: le scarpe di King Diamond

Ok, magliette e felpe d’ordinanza a parte, il merchandising non è la cosa più true del mondo. E adesso, con il music business in crisi nera, è anche meno divertente che in passato (quando il download non era ancora di massa e le case discografiche avevano di conseguenza più soldi da spendere in puttanate, nelle redazioni delle riviste arrivavano gadget assolutamente improbabili tipo i preservativi degli Hammerfall con scritto “Let the hammer stand” o le buste della spesa degli Hate Squad… Aldo, che fine ha fatto l’orologio dei Machine Head che avevamo in ufficio?).  Sembra invece non conoscere requie il fenomeno delle scarpe “firmate” dalle band. Ora, finché si tratta di gruppi dalla popolarità immensa come i Metallica, gli Slayer o gli Ac/Dc uno se lo aspetta pure. Così come possono avere un qualche senso, commercialmente parlando, le Vans – che io manco so che minchia siano – dei Mastodon (ho qualche dubbio sulle Nike rosa dei 3 Inches Of Blood). Ma quando l’imperdibile oggetto del desiderio reca l’effigie delle copertine dei dischi di King Diamond, un gentiluomo sobrio e rispettabile che sicuramente in privato veste severi gessati di fabbricazione inglese, beh, la cosa si fa veramente situazionista.
E invece anche il cantante danese, attualmente impegnato nella preparazione di una serie di dvd celebrativi, ha ceduto alle sirene del consumismo più bieco accordandosi con la C1rca Shoes per una serie di scarpe da ginnastica che raffigureranno gli artwork di alcune delle sue opere più popolari. Dovrebbero uscire in autunno gli sneaker ispirati ad “Abigail” che vedete qua sopra e quelli dedicati a “Don’t Break The Oath” dei Mercyful Fate che potete ammirare sotto in tutta la loro sbrilluccicanza.

Se questi prodotti venderanno abbastanza, dovrebbero arrivare in primavera anche le scarpe di “Them” e “9“, per rendere ancora più horror ed esoterico il vostro jogging mattutino sul Lungotevere. Che dire, istintivamente mi verrebbe da storcere il naso, ma anch’io ho poco da fare il moralista se penso a certe terribili mise di latex che conservo nell’armadio, risalenti alla mia, fortunatamente breve, fase eso-industrial. Quando si parla di shopping deteriore, nessuno è davvero innocente. (Ciccio Russo)

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